Lu Monferrato


Lu Monferrato

/*Lu Monferrato*/  
lu monferrato «Lu Monferrato: un paese tra i seni del monferrato, alto o basso, largo o stretto che sia, cortesemente dotato di protesi dagli enti de-enti.»
 

Last modified: Sep 06, 2003 (Created: Apr 25, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

Lu Monferrato

/*Lu Monferrato*/ Nei pressi di Lu Monferrato la skyline delle colline dell'alto monferrato presenta una curiosa discontinuità. Un frattale si è innestato della rotondità dei seni e coseni dei colli. Il mio algoritmo di derivazione dei profili si è schiantato generando alcune distribuzioni.
sky line 1
sky line 2
Dunque, volevo dire che nell'Alto Monferrato vi è un paese dal nome molto breve: Lu Monferrato. Sto barando un poco perché non mi sono accertato che si dica esattamente così. Mettiamo che l'esatta definizione sia Lu Monferrato... Chisseneincula. È un ...beh, proprio bello non direi... ma visto da lontano potrebbe esserlo. Anche molte ragazze viste da lontano o da dietro o con la testa dentro un sacchetto di carta possono sembrarlo. Rimaniamo sufficientemente distanti e procediamo.
sky line 3

sky line 4 Ci sono due torri, due campanili, e delle padelle. Le padelle sono perfettamente integrate nel tessuto rurale (non traliccio ma costruzione in laterizio intonacato) e sociale (la sua presenza non disturba gli usi preesistenti di poter leggere l'ora dai campi e le vigne). Visto da lontano tutto ciò è diverso... e con ciò credo di avervi dimostrato che non tutto ciò che è bello da vicino lo è automaticamente anche da lontano. Il municipio gli è prossimo, praticamente ai suoi piedi, inquietantemente nella traiettoria del raggio elettromagnetico emesso dalla padella. Il giorno stesso dell'inaugurazione il sindaco tardava. Sono andati a cercarlo e lo hanno trovato cotto nel suo ufficio. Con l'aiuto di una paletta per i fritti è stato scrostato dallo schienale e trasportato di nascosto sotto un ripetitore della società concessionaria concorrente. Il dissenso nel paese per tale installazione è del tutto inesistente. Questo grazie all'aperto dibattito che si è potuto instaurare nell'ex-ufficio del sindaco, ora sala delle udienze.
FINE

Uscita Ufficio

L'uscita dall'Ufficio

/*Exit from the office*/  
uscita ufficio «L'uscita dall'uficio deve essere rapida, efficente e marziale, come qualunque cosa compiuta da un membro del corpo dei marines.»
 

Last modified: Apr 28, 2008 (Created: Apr 24, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

I segreti per una migliore uscita dall'ufficio

In ufficio, dal momento in cui dai segni di voler guadagnare l'uscita, a quando esci dal campo visivo del capo passano pochi interminabili minuti. In tale risicato lasso di tempo sei esposto al rischio di essere coinvolto in qualche faccenda di quelle classificate 'delle 18', o 'del venerdì', o peggio ancora a qualche battuta del tipo: - Intendi prendere mezza giornata di ferie?
La fuga prevede 3 classici momenti topici:

  1. inizio dello spegnimento del computer;
  2. chiusura del display;
  3. acchiappo del cappotto e dell'ombrello;

Fase 2

Sulla fase chiusura del display vale la pena fare qualche precisazione. Si tratta di un passaggio obbligato, a meno che non intendiate portare via il PC aperto. In realtà, se ci pensate, vi sono dei momenti in cui vi allontanate dalla scrivania col computer acceso alimentato a batteria ma staccato dall'alimentazione e dalla rete, per andare a chiedere un consiglio ad un collega, per andare in una riunione, per collegarvi al cavo direttamente collegato alla stampante. E' quindi una strada teoricamente possibile. Ma come potete saltare la fase 3 in cui recuperate il cappotto? Come potete lasciare la borsa vuota sulla scrivania?

Soluzioni:

  • è estate e non avete il cappotto, soluzione banale;
  • avete un complice che vi recupera le cose che voi tralasciate;
  • non avete mai avuto la borsa, avendola lasciata in macchina o perché non la usate;
  • effettuate la fuga in due tempi, in un primo viaggio prendete il cappotto e la borsa, lasciando sulla scrivania ben in vista il portatile, simulando per esempio di andare a fumare un attimo, quindi lasciate il cappotto in una base intermedia, recuperate il PC.
Nel caso di fuga standard, vi raccomando di applicare le regole del mimetismo, e di svolgere l'operazione di chiusura del monitor con calma, con poco rumore, senza bruschi movimenti.

Fase 3

Sulla fase 3 non c'è molto da dire. Si tratta di un passaggio obbligato solo se avete con voi il cappotto.
Questa fase si integra con la 2 se tentate la fuga in due tempi.
Nel caso di fuga standard, vi raccomando di applicare le regole del mimetismo, e di svolgere l'operazione accelerando progressivamente la velocità dei vostri movimenti, con poco rumore, senza bruschi movimenti.
Questa è la fase in cui rischiate maggiormente che le vostre intenzioni vengano correttamente interpretate, quindi sarete colti da ansia e da sudori gelati.
I capi più esperti, in questi ultimi metri prima della libertà giocano con voi come il gatto col topo. Vi richiameranno all'ultimo istante: -Hai mica telefonato? Hai scritto la mail? Mi fai un favore? Intendi prendere mezza giornata di ferie?
Il pericolo cresce con la distanza che dovete percorrere prima di uscire dal campo visivo. Il fattore posizione è decisivo: preferire la scrivania vicino al corridoio (ma senza dare mai la spalle al corridoio stesso, in cui il transito di persone è elevato e imprevedibile).

Fase 1

Lascio per ultima la fase più delicata.
Se possiamo stimare la durata delle fasi 2 e 3 in meno di un minuto, diciamo 30 secondi, la durata della fase 1 non è predeterminabile.
Dipende da:
  • intuito ed esperienza del capo;
  • incapacità da parte vostra di mantenere un comportamento naturale in questa fase;
  • rumorosità del vostro computer in fase di shutdown.

I primi due aspetti sono correlati. Osservate i vostri colleghi, imparate dai loro errori. Cosa succede quando uno di loro decide di abbandonare la nave? Se non ci state attenti non ve ne accorgete, ma invisibilmente vengono espressi una quantità inquietante di riti maniacali che irrimediabilmente li compromettono agli occhi del capo:
  • mettono in ordine le carte e le penne;
  • fanno pulizia del monitor e della scrivania;
  • posano oggetti del cassetto o nell'armadio e lo chiudono a chiave (gravissimo errore!);
  • si stirano e verificano le condizioni meteorologiche fuori dalla finestra;
  • valutano l'intensità del traffico sempre guardando fuori dalla finestra;
  • riallacciano i polsini della camicia;
  • bagnano la piantina che hanno posto sulla scrivania;
  • fanno domande sull'organizzazione del giorno successivo;
  • vanno al gabinetto;
  • incredibilmente alcuni, poco prima di andarsene iniziano a lavorare picchiettando con maggiore vivacità sulla tastiera, abbandonando la lettura lenta ed oziosa dei giornali on-line.

Anche l'atto di eseguire lo shutdown del computer tradisce la volontà di volatilizzarsi, e siamo al terzo aspetto:
  • la pressione del bottone 'power'. A volte, anche se 'in se' non si emette alcun rumore, viene intercettato il vostro movimento, la vostra alzata di spalla, la ricerca alla cieca con la mano del pulsante, tastando a tentoni le parti retrostanti o laterali non visibili del computer;
  • viene intercettato il vostro stato d'ansia nell'attesa che si chiudano faticosamente tutte le finestre delle vostre applicazioni attive;
  • viene intercettato il rumore dell'hard disk che svuota e riordina la memoria;
  • viene intercettato l'affievolirsi debole della luminosità del led dell'alimentatore!

E non dimenticate l'espressione del viso: riconoscete la personalità dei vostri colleghi da come vivono lo spegnimento del computer.
Il vostro capo per esempio assume un aspetto stanco e sconsolato, di quello che avrebbe voluto che la giornata durasse due ore di più.
La manager gran lavoratrice si muove in modo efficiente, efficace in ogni cosa. Con continuità passa dal lavoro all'uscita dall'ufficio. Nessuno se la caga per non essere coinvolto in qualche suo ripensamento.
Solo quelli la cui la posizione nell'ufficio della scrivania gli garantisce una buona intimità mostrerà la soddisfazione del momento con sfregamenti di mani, rumoroso scuotimento di cavi e chiusura di cerniere delle borse nere in nylon dei computer.
L'intuito del vostro capo può addirittura anticiparvi, intercettando la vostra volontà di timbrare il cartellino ancora ferma nel vostro inconscio e non ancora partorita allo stato cosciente. Se siete bravi, riuscirete a far durare questa fase solo il tempo di effettivo shutdown, e quindi unicamente lagato alla potenza hardware del vostro computer, e al numero e allo stato delle applicazioni in esecuzione.

Quindi

Quindi da quando intendete spegnere il computer: testa bassa e focalizzarsi sulla fuga, senza incrociare lo sguardo di alcuno, senza dare ascolto a nessuna voce, senza salutare, senza niente di niente: chiudere, prendere il cappotto, grugnire e via!

Esempio

A La Spezia l'uscita fu troppo facilitata dal fatto che il capo era solitamente il primo ad abbandonare l'ufficio. Ma questo modo di guadagnare la libertà mi pare fin troppo banale.
FINE

Pietismo Approfittatore


Stronzo

/*Bull shit*/  
amazon gift «Gli atti di un famoso concorso che ha visto i migliori commentari del costume di taluni che hanno troppi amici. E quindi non si sono estinti.»
 

Last modified: Apr 23, 1998 (Created: Apr 23, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

A gift from Amazon.com

Ci sono della mail che possono apparire moleste (a gift from Amazon.com), altre fa veramente piacere riceverle... anche da uno STRONZO.
Date:          Mon, 20 Apr 1998 18:38:06 +0200
To: murnau@s-edp.it
From: groberto@newage.it
Subject:

Buongiorno. Io sono Roberto, ed ho come te una mia home page su Geocities. Dato che la tua casella di posta sara' piena, io salto i convenevoli e giungo al punto.
Molto probabilmente tu hai ricevuto, negli ultimi giorni, una email da Amazon.com, con soggetto "$5 gift certificate...". Se non hai ancora letto di cosa si tratta e' un "buono acquisto" da 5 dollari da spendere per libri ad Amazon.com.
Ci sono alcuni titoli economici che mi interesserebbero, e mi piacerebbe comprare senza intaccare le mie deboli risorse economiche da studente. Il problema e' che la spedizione costa 4 dollari, 5-4=1 un; dollaro e' poco per qualsiasi libro. In buona sostanza io vorrei che tu mi spedissi il messaggio che hai ricevuto tu, in modo da pter usare i tuoi 5 dollari, (questo naturalmente se tu non hai intenzione di usare i Tuoi 5 dollari).
In cambio posso darti la mia riconoscenza.
Io sono studente a Napoli presso la facolta' di ingegneria aerospaziale. Se ti posso essere utile in qualche modo scrivimi.
Ciao.
Roberto Gardi

Non sapeva

Lo stronzo non sapeva che l'indirizzo che aveva solleticato faceva capo ad una delle mailing list piu' perfide di internet. Certo, perche' un indirizzo di e-mail e uno di una mailing list e' indistinguibile. Nel seguito cerchero' di fungere da moderatore "postumo" per i messaggi che gli fecero seguito.
Ecco un pacchetto di soluzioni veramente interessante che prevedono un coinvolgimento dello Stronzo. Si notano marcatamente le preoccupazioni didattico-paternalistiche dell'autore, che in effetti condividiamo.
Uno slancio d'istinto, teso, generoso e altruistico animano questa soluzione. Io mi sento particolarmente coinvolto e condivido la scelta della tariffa, ricordando che mamma dice di non spenderne di piu'.
In questo contributo scorgiamo una complessa interpretazione degli scambi commerciali. Si direbbe un venditore di fumo. Eppure il contributo ci pare solido.
Drastico ma eloquente. La sintesi e' propria dei primordi delle comunicazioni elettroniche (vedasi il telegrafo).
La civilta' finisce dove escludiamo ogni tentativo di comprendere le motivazioni e le cause di conflitti. L'analisi ci pare corretta, ma poco efficace.
Il sociale e una nota di attualita' italiana fa capolino in questa lista. Una interpretazione maniacale dei rapporti sociali regolati da un forte senso civico e di giustizia ci richiamano ai nostri doveri.
Un inno alla tecnologia e all'iperbole sanitaria. Amiamo sempre di piu' confrontarci con i rischi degli accoppiamenti. La promisquita' comporta il superamento di nuove barriere.
La lingua non muore mai. Il dialettale ci rinfranca e rinfresca una sintassi soffocata dalla semantica. La proiezione fantascentifica ci fa oscillare tra il passato e il futuro senza posa.
La lucidita' della proposta, l'attenzione per gli umani altrui bisogni mai posti in secondo piano rispetto la voglia di goderne, ci commuovono. Crediamo ancora nei bei gesti, non cristallizzati dal desiderio di riconoscenza, ma spontanei e prodighi.

1.
From:          "einstain" 
To: murnau@s-edp.it
Subject: Re: (Fwd)
Date: Tue, 21 Apr 1998 00:54:34 PDT

Grazie per avermi coinvolto in problemi di ques'ordine di grandezza di di cotal importanza per la mia sfera esistenziale.
Potresti:
* Dirgli che hai un sacco di amici che hanno quello sconto (e che non sanno che farsene) ma che non ti fidi a mandarglieli. Fallo venire a Milano /La Spezia, digli che ti sei sbagliato e poi contargli quanti libri sull'emancipazione degli studenti di aerospaziale (!!!) poteva comprarsi con il biglietto del treno
* Dirgli che uno studente di aerospaziale di Napoli e' un sicuro disoccupato; pertanto i libri non gli servono. Fai una buona azione inviandogli una fotocopia di un ticket restaurant (scaduto, magari di Voiello) dicendo di fare scorta di cibo per i momenti di crisi futura
* Mandagli un virus
* Fatti pagare tu un biglietto per Napoli, trovando una scusa patetica, e vatti a fare un week end
* Mandalo 'affanculo
e vai 'affanculo pure tu

2.
Date sent:        Tue, 21 Apr 1998 08:54:17 +0200
From: "keplero"
Subject: Re: (Fwd)
To: murnau@s-edp.it

Piuttosto della riconoscenza potresti chiedergli la sorella. Che per 5 dolla potrebbe andare bene.

3.
Date:          Wed, 22 Apr 1998 08:42:55 +0200
From: "Amatriciana"
To: murnau@s-edp.it
Subject: Re: (Fwd)

Apprezzo l'interessammento di tutti ed aggiungo:
Digli che essendo tu un cliente AMAZON da 1000 USD l'anno, hai ricevuto un gift da 15 USD e che, sentendoti molto vicino a lui per affinita' di studio, saresti disposto a venderglielo per 5 USD piu' le spese di spedizione a suo carico di altri 5 USD. Se capisce che lo freghi merita di laurerarsi anche senza quel testo, se non lo capisce ci guadagni sempre qualcosa. P.S. se applichi questo sistema mi spette un gift di 5 USD quale commissione.
Ciao

4.
Date:          Tue, 21 Apr 1998 21:03:49 +0200
From: "Piatti"
To: murnau@s-edp.it
Subject: Re: (Fwd)

non a caso e' un terrone!!!!

5.
From:          "inventore della supposta"
To: "murnau@s-edp.it"
Subject: Re: (Fwd)
Date: Tue, 21 Apr 1998 10:42:48 +0200

[IS] reply: "per favore, mi cancelli dalla sua mailing-list... e soprattutto la smetta di inalare tutte quelle sostanze neurotossiche"
[IS] Credi che possa andare?

6.
From:          "mio cuggino"
To: "murnau@s-edp.it"
Subject: Re: (Fwd)
Date: Tue, 21 Apr 1998 10:41:41 +0200

veramente io volevo essere conciso perche' mettendo sullo stesso piano uno studente di ing aerospaziale di napule ed un albanese sulla spiaggia a bari, non mi sembra il caso di usare molte parole che andrebbero sprecate.
senza contare che essendosi lui stesso denunciato come napoletano, probabilmente non e' neanche uno studente ma e' un contrabbandiere di sigarette, e anche di libri
comunque si fottesse

7.
From:          "TIRzan" 
To: "murnau@s-edp.it"
Subject: RE: (Fwd)
Date: Tue, 21 Apr 1998 09:14:14 +0100

Io ti suggerirei qualche virus distruttivo.
Che so: la lebbra o il colera.
Purtroppo non ne ho a disposizione. Non sai quanto mi dispiace!
Andrea

8.
Date:          Wed, 22 Apr 1998 10:07 -0400
From: "le tigelle"
To: paris6969@altervista.org
Subject: RE: (Fwd)

Io accondiscenderei con la clausola che con quei soldi, alla fine dei suoi studi, finanzi la costruzione du un razzo abbastanza capiente da contenere tutti i napoletani con i loro parenti per spedirli dove vuole lui (minimo un altro pianeta se non un'altra galassia). Il razzo dovra' essere battezzato:"Pusa via, bruta ghigna ad taron".

9.
From:          "la grande F"
To: "murnau@s-edp.it"
Subject: RE: (Fwd)
Date: Wed, 22 Apr 1998 14:27:49 +0200

La mia risposta si articola in due E-Mails da inviare a distanza di due giorni, giudica un po' Tu.

E-Mail 1
"Carissimo Roberto, un singolare caso vuole che anch'io mi chiami Roberto. Complimenti, dunque. Essendo anch'io un grande fautore della diffusione della cultura ed essendo momentaneamente troppo impegnato per sfruttare il buono, soddisfo volentieri la tua gentile richiesta.
Ho anche interpellato anche altri amici che hanno ricevuto i buoni e non possono fruirne, anche loro me li hanno mandati. Troverai quindi in allegato il mio e altri 49 buoni per un totale di duecentocinquanta dollari. Spero ti sia accorto che scadono proprio domani, per cui affrettati. Ciao."
Va da se' che si allegano files vuoti.

E-Mail 2
Dopo due giorni si invia la seguente Seconda lettera:
"Carissimo Roberto, eccomi ancora a Te, spero Tu stia bene cosi' come me. Riguardo quei buoni, Ti volevo dire che finalmente sia io che i miei amici abbiamo tempo per dedicarci alla lettura. Ti prego quindi, se non li hai utilizzati, di rimandarmi i buoni che Ti spedii. Se invece li hai utilizzati, puoi mandarmi duecentocinquanta dollari in contanti alla c.p. 10380 20124 Milano, che io provvedero' a recapitare agli amici. Ti lascio in fiduciosa attesa. Ciao tuo Astare"
FINE

Argini Risaie


Argini di Risaie

/*Re-saie*/  
risaie argini «Gli argini delle risaie sono il punctum sul quale l'occhio si sofferma. Svuotate, le risaie rimengono prive di contorno.»
 

Last modified: 7 May, 2000 (Created: Apr 19, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

risaia

Risaie dagli argini

Sembra incredibile come rimanga spiazzata la gente che vede per la prima volta le risaie e i suoi argini. Io non è che sia un profondo esperto della materia. Diciamo che ne ho la sensazione, derivata da anni di giochi e frequentazioni dei suoi argini. Quasi varrebbe la pena di condurre interviste sugli stranieri in modo da capire quali fossero le loro aspettative prima dell'arrivo in queste terre. Vi riferisco come esempio un paio di impressioni errate che ho potuto cogliere negli anni. Dal treno per esempio esiste lo sconcerto di trovare così tanta acqua, dove invece ci si aspetta la campagna della pianura padana. Oppure ci si aspetta un panorama simile a quello del sud-est asiatico nei film di Rambo. La distesa d'acqua è invece molto più estesa. Ci si trova innanzi degli appezzamenti grossi quanto un campo di calcio, quasi dei laghi se non si riesce a discernere la sottile striscia degli argini. Ovunque è acqua. Da quella piatta e ferma, o increspata dal vento, a quella rapida e impetuosa dei corsi d'acqua più piccoli, oppure la spuma vaporosa delle chiuse o degli stramazzi.
Riconosciamo i canali, come quello Cavour, oppure quelli più piccoli lungo la statale, e le rogge (che siano ormai solo quelle con gli argini naturali?) e poi i fossi. Di ciascuno ho dei ricordi. Il più antico è il fosso, che correva dietro la casa della nonna. Un uomo riusciva a scavalcalo agevolmente allungando il passo, io invece dovevo usare un'asse che a volte c'era e a volte no. Se non la trovavo infilavo il piede, trovando un inquietante viscidume che il più delle volte mi intrappolava la scarpa o lo stivaletto. Se riuscivo a liberarmi la calzatura lasciava la presa con un rumore di risucchio e rigurgito che mi divertiva moltissimo. L'acqua non scorreva mai veloce, col risultato che il fango era nero e maleodorante. Me ne rendevo conto chiaramente quando il nonno con la pala dragava il fondo. Estraeva così la 'pauta' e la rovesciava sull'argine. Asciugando poi tornava chiaro.
Lungo i corsi d'acqua più significativi, col moto del fluido più veloce, notiamo degli alberi dal taglio insolito. Sono tozzi e corti, in primavera assolutamente privi di ramificazione, piuttosto assomigliano alla testa rapata di un vecchio i cui pochi capelli radi rimangono ritti disordinatamente. Si tratta di Salici, potati in maniera differente che i salici piangenti. A questi alberi vengono costantemente tagliati i rami ad un'altezza molto modesta. La caratteristica del salice è quella di avere la crescita delle radici molto attiva e vigorosa. Questa caratteristica viene esaltata dal taglio sistematico dei rami. Il fitto intrico delle radici trattiene la terra dell'argine, e sbucando nell'acqua sotto il pelo libero rallentano e frammentano il flusso togliendone la forza erosiva.
Il paesaggio anni fa era dominato dall'alternarsi di ampi specchi d'acqua e dei filari di salici. Oggi viene preferito il canale in laterizio, eterno e più controllabile. Il salice ti trova più raramente, a volte morto e non più sostituito, tuttavia, anche in quelle condizioni l'intreccio sotterraneo è visibile dove la terra è stata erosa e rimossa.
Paesi e cascine, le scritte del fascio. La Venaria
La risaia
Risaie a primavera
Risaie a inverno

Risaie a Ferrara
I laghi dell'autostrada
Le tenute
Essiccatoi e aie
FINE

Gita Vercelli


Gita a Vercelli

/*Qui: on a trip*/  
«Vercelli: la mia città, meta d'obbligo per gli amanti di me. Venite in gita numerose. Venite... Uè, venite? Ché, mi lasciate solo? Oh! Venite! Veniteeeee!»
 

Last modified: Apr 19, 1998 (Created: Apr 19, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

Qui, Qui, l'è 'na sità tantu bela... ooh, am ven al magun... :-( Sigh, vi accompagno per un rapido tour, ma non fatemi tante domande. Cercherò di vederela con l'occhio di uno straniero... che poi potrebbe essere un giapanese o un novarese o un burbanello che non sia mai venuto a visitarla. Astare da Qui vi presenta la sua città di corsa in una gita di una tappa ma potete anche visitarla con calma prenotando per essere guidate che di non solo turismo si vive in viaggio.
Panoramica delle Alpi.
Skyline notturna della città.
Ok, partiamo dalla stazione.
Alla vostra sinistra una femmina di Ginkgo Biloba, la cui caratteristica è che la sua infiorescenza puzza di merda. Ve lo dico perché i viaggiatori ferroviari lamentano delle abitudini igieniste dei Vercellesi, non sapendo che l'odore che hanno addosso i miei concittadini non se lo portano da casa, ma se lo procurano passando sotto l'albero.
Andiamo avanti e incontriamo il Sant'Andrea, abbazia. Facciamo un giro nel ...
Sant'Andrea fianco 1
Sant'Andrea fianco 2
Sant'Andrea fianco 3
Sant'Andrea facciata
Poi c'è il salone Dugentesco, che non ho ben capito se è della famiglia Dugentesco oppure è come riportato sulla targhetta gialla del XIII secolo. Un manifesto al suo ingresso ci ricorda che Qui è famosa per il Concorso Viotti, per cui esiste una Società organizzatrice che porta in città anche nomi famosi per concerti.
L'ospedale maggiore è visibile in tutta la sua grandezza dal cortile, ora trasformato in parcheggio.
Ospedale Maggiore cortile interno
Mi fa impazzire il logo degli Allevatori della provincia posta sopra la galleria che reca alla discoteca dei pomeriggi domenicali degli adolescenti della mia età.
Raggiungiamo ora la piazza con il palazzo degli oblò. È noto? Famoso? Boh.
La piazza del mercato agricolo e della borsa del riso è caratterizzato dall'impronta fascista.
Entriamo sul corso Libertà, corso delle vasche cittadine.
Passiamo alla piazza liberty attraversata dal giro dei viali, che hanno preso il posto delle mura. Grazie a questo relativamente modesto tributo, Qui non ha mai subito delle grandi distruzioni.
La piazza dove ho fatto le elementari e l'istituto tecnico industriale, e il politecnico. Anche se di questo non ho una grande sensazione, essendo tardiva la recente presenza dell'università a Qui.
P.za Cesare Battisti
Passiamo alla piazza d'armi e allo stadio comunale. Questo ricorda invece la tradizione calcistica della città con i suoi sette scudetti. Inizialmente le partite si svolgevano nella piazza, poi è stato costruito lo stadio. La grande caserma, di cui è riconoscibile lo stile di analoghi palazzi ottocenteschi piemontesi era sede del distretto militare.
San Cristoforo è del 1500 ma sopratutto è sede della più temibile comunità di giovinastri bigotti della città.
La tradizione sportiva cittadina prosegue nella palestra mazzini.
Nella stessa piazza l'ospizio, offre lo spunto per cercare il campo di bocce e il Vespasiano.
Passiamo davanti al palazzo del Comune, ottocentesco neoclassico. Siete stati ad Aosta?
Ex-UPIM.
Rialto. Negozio alternativo e il commercio a Qui.
Piazza del palazzo vecchio.
Pagni.
Piazza cavour.
Piazza Cavour
Taverna Ternuzzer.
Torre dell'angelo.
Torre dell'Angelo
Teatro civico.
Duomo.
Duomo fronte 1
Duomo fronte 2
Duomo fronte 3
Duomo seminario
Duomo panorama
Nelle città esistono dei luoghi valorizzati solo dal nome. Il cavalcavia vecchio.
Risaie risaie argini
Altre cartoline da Qui Qui foto
FINE

Cannobbio Lago Maggiore


Cannobio (Lago Maggiore)

/*Cannobio (Maggiore Lake)*/  
cannobio maggiore «Militi ignoti, Svizzere e Messi comunali. Tutto per aver sbagliato strada e lago. Pomeriggio ozioso sulle panchine lacustri di Cannobio, Lago Maggiore
 

Last modified: Apr 18, 1998 (Created: Apr 18, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

Gita a Cannobio. Volevo andare a Cernobbio ma mi sono ritrovato a Cannobio. Eccesso di entusiasmo oppure granulosità del ricordo di una solenne mangiata mischiato a quello di una divertentissima circumnavigazione del Lago Maggiore in un'altra mia vita. In questa vita volevo Cernobbio e mi ritrovo a Cannobio. In tutto e in parte, questa, è evidente la presenza di un disegno. Ma non è un problema, in quanto ho già mangiato.
C'è il lago, le montagne, il porticciolo turistico, le svizzere... c'è un monumento al Milite Ignoto. Lo si riconosce perché, impettito e marziale, è un uomo nudo con elmetto che regge una bandiera che pietosamente gli copre i genitali. Ma dietro a tutta questa retorica di simboli fisici e metafisici, le bandiere e gli elmetti, l'espressione guerriera e abnegata, voltiamo l'aiuola e ci ritroviamo due belle chiappe sode. Non è la Vittoria, che è femminea e seducente, non è Pietà che è materna. È il milite che ha le chiappe scoperte.
Un bel culo, come quello che mi ritrovo con il piccolo sforzo di torcere il collo a volte uscito dalla doccia più rilassante, senza fretta, vagamente narcisistica. Il bronzo non ha peli, ma al loro posto delle estese macchie di ossido. Guardo le gambe delle svizzere ai tavoli di un bar lì vicino. Non sono chiappe, ma vi affonderei volentieri la faccia in mezzo.
Vorrei introdurre ora un altro tema, che prosegue e in un certo senso 'approfondisce' l'argomento precedente. Guardo l'altra sponda del lago e vedo il nero e grosso buco, la 'caverna', piena della centrale elettrica di Maccagno. Fine della eh, eh, 'introduzione'. Dicevo quindi che mi sono informato presso le cosce delle svizzere riguardo l'uso giornaliero inconsueto che nel paese si è reso necessario. Il messo comunale ogni mattina presto, oltre a provvedere allo svuotamento delle buche postali, dell'accensione della fotocopiatrice, del riscaldamento delle scuole elementari, dell'approdo del traghetto del panettiere e del lattaio, deve anche togliere dal culo del milite tutti gli oggetti che i giovinastri di droga e qualche pensionato Cavaliere di Vittorio Veneto del luogo vi abbandonano. Si trovano come minimo le cicche delle sigarette, le gomme masticate, la busta della pensione, a volte ruote di bicicletta (neanche fosse il monumento al milite bersagliere). La pratica ritualistica che si è affermata, prevede che all'atto del prelievo dell'oggetto si dica rivolgendosi idealmente a piccoli e vecchi teppistelli: 'bastard, de la madona'.
In comune, un piccolo museo delle cose ritrovate (che non vengono restituite costituendo un fondo di indennità per il messo) è visitabile il 1°Aprile. Citofonare Giusi.
FINE

Formazione Elettrotecnica


La mia formazione elettrotecnica

/*La mia formazione elettrotecnica*/  
elettrotecnica formazione «Per apprendere l'elettrotecnica è necessaria una formazione impeccabile e una piega perfetta agli esami. Occhio alle ginocchia.»
 

Last modified: Apr 12, 1998
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

Formazione elettrotecnica

poli
energia

poli

giornalisti!

civalleri

1000 lire

oppezzo

serpente

ferraris

giordana

a cosa serve la lampadina?
FINE

Spiegare Elettricità


Spiegare l'elettricità

/*Explain electricity*/  
elettricita spiegare «Spiegare l'elettricità è facile solo se la vedi o la becchi attraverso una parte non vitale del tuo corpo. Utilizzare le formule rimane preferibile.»
 

Last modified: Apr 12, 1998 (Created: Apr 12, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

L'elettricità da spiegare

Ma che curiosità del cazzo! Vi siete mai chiesti cosa è la forza di gravità? Non è forse più importante spiegare perché vi casca il culo o le tette, oppure il membro dopo una estenuante lotta contro la forza suddetta? L'elettricità è un'accozzaglia di casini che visti singolarmente sono delle mere masturbazioni e visti collettivamente sono un groviglio di serpenti e canini al sol leone alla ricerca di appagamento per il ferino istinto di uccidere col risultato di azzannarsi l'un l'altro.
Forse l'unica metafora più ricorrente e che più simboleggia le sue manifestazioni è... ma mi volete rubare il mestiere? ...o meglio, il mio ex-mestiere?
Chi sa fa, chi non sa insegna.
Ultimissime dal week-end: la fecondazione della madonna è avvenuta dall'unione di forze occulte di due sette di Betlemme. Ciò mi ricorda cosa accade quando... mah! Che ci sia attinenza?
FINE

Pericolo Elettrico


Elettricità ed elettrotecnica

/*Electricity and electric*/  
elettricita elettrotecnica «Tributo obbligatorio alla materia alla quale ho dedicato la mia giovinezza, oltre alla fotografia, architettura, semiologia, gesthalt e romanticherie.»
 

Last modified: 7 Gen, 2000 (Created: 12 Apr, 1998)
Location: http://paris6969.altervista.org
Feedback: paris6969@altervista.org

Tutti i contenuti di paris6969.altervista.org sono proprietà dell'autore paris6969@altervista.org e sono protetti dalle leggi italiane ed internazionali relative ai diritti d'autore (copyright). Non possono essere utilizzati in tutto o in parte.

Elettricità ed elettrotecnica

Non e' indispensabile per il proseguo, ma chi volesse acquisire un background piu' che sufficente, anzi superfluo, legga la piccola nota su cosa e' l'elettricità e l'elettrotecnica. Voi vi chiedete dove ho letto tutto cio'? No. Io ve lo dico lo stesso: La mia formazione.

Primi vagiti

Non so se ricordate le belle spine di una volta. Avevano i poli scoperti fino all'impugnatura. E la presa a sua volta aveva i propri poli fino all'esterno della placchetta rivolta all'esterno della parete. Le conseguenze erano che all'atto di accoppiarle o disaccoppiarle, in prossimita' delle dita ci si ritrovavano delle due belle barrette di bronzo alla tensione di rete. Quel lontano 1972 dovevo fare la mia prima esperienza di contatto accidentale con elementi elettricamente attivi. La spina che impugnavo maldestramente era quella delle luci del presepio e dell'albero di natale di quell'anno.

Lavori casalinghi

Consuete situazioni che mi si sono ripresentate e che hanno contribuito alla mia concezione della natura conduttiva (e adduttiva di sfiga) della natura umana sono molteplici. Avete provato a recidere con la pinza un cavo bipolare in tensione? Avete provato a svitare una lampadina tenendo il collarino metallico che fissa il portalampada al diffusore?

Brindisi

battersea
L'esperienza piu' intensa del mio primo lavoro e' stata senza dubbio la missione a Brindisi. Ho gia' illustrato la parte di me meno nobile in quell'occasione, ora illustrero' quella piu' avventurosa.
Sto scrivendo al colmo dell'ispirazione indottami dall'aver attraversato un sottopasso ferroviario al passaggio di uno di quei lunghi merci carichi di pentole vuote mal assicurate con le ruote ovalizzate dalle corse a perdifiato su delle rotaie sottoposte alla brocciatura delle smangiucchiate di un godzilla affamato. Cosa c'entra con l'elettricita'? Tanto vale cominciare. - Per di qua - dal piazzale ventoso e assolato ci dirigiamo in un area a ridosso dell'officina elettrica con alcuni trasformatori di piccola potenza per l'alimentazione di servizi ausiliari.
Siamo all'interno dell'enorme stabilimento petrolchimico XX di Brindisi. Immaginate un'area grande come una citta', tutta recintata, e dove al posto dei quartieri e dei palazzi vi sono aree con strane costruzioni metalliche simili ad alambicchi di varia altezza e rumorosita' alternati a campi di calcio di tubi e stazioni elettriche.
Fa' eccezione questa centrale (o officina) elettrica che pare una specie di fabbrica alta quanto le caldaie di generazione del vapore celate al suo interno. Di fronte, oltre la strada la stazione di trasformazione e distribuzione. Enormi trasformatori AT/MT collegati da un lato alla linea aerea che porta lontano le perturbazioni elettromagnetiche corriere di energia, e dall'altro lato grossi fasci costituiti da numerosi cavi che come uno zampillo fuoriescono in alto dal cassone grigio di lamiera ondulata e subito spariscono sottoterra. Non ho brillanti aneddoti sulla stazione. L'ho solo disegnata nei minimi particolari e collocato al suo interno due altri bestioni.
Ora siamo sul fianco dell'officina. E' una specie di fabbrica, molto lunga. Ci sono numerosi gruppi di generazione costituiti da un'alternatore accoppiato ad una turbina a vapore. I gruppi sono tutti gli uni accanto agli altri e le sbarre convogliatrici di energia fuoriescono dal basso, lungo un cubicolo verticale di cemento che costituisce anche un supporto protetto per le stesse. Lungo il cubicolo le sbarre sono connesse ai cavi che dopo essere variamente collegate tramite quadri elettrici raggiungeranno la stazione che vi ho descritto precedentemente.
La sala quadri MT l'avevamo gia' visitata. MT sta per media tensione, nel nostro caso poco meno di 15 000 volt. Tenete presente che il pericolo che si corre toccando i fili sotto potenziale elettrico e' crescente in maniera piu' che lineare con la tensione. Tensioni alternate di 50 V sono considerate il limite per il quale ragionevolmente in condizioni 'normali' non si possa correre pericoli. Avendo lavorato alla progettazione di apparati di questo tipo dovrei essere sereno.

Grossomodo dovrei essere certo che: 'Il contatto accidentale con una parte in tensione non dovrebbe essere possibile, in quanto queste dovrebbero essere tutte segregate e protette per l'appunto contro il contatto diretto. Inoltre eventuali guasti alle apparecchiature o all'isolamento di parti di esse non possono mai determinare una condizione pericolosa per coloro che si trovano nelle loro vicinanze.'
Ma non mi sento al sicuro.
Un locale lunghissimo, rumoroso. Su un lato corrono delle lunghe vetrate collocate in alto, sotto il soffito, da cui e' visibile la stazione elettrica. Sull'altro lato i quadri. Sono nella soluzione 'a giorno' cosi' definiti perche' non racchiusi da alcun involucro continuo. Le parti in tensione infatti sono visibili e racchiuse in una specie di cabne le cui pareti sono costituite da una griglia... anzi, per melgio dire da una rete con maglie di circa 3 cm. La loro vista e' inquietante. Si tratta di apparecchiature anni '70, e per questo sono ossidate superficialmente e dall'aspetto polveroso e sporco. Sono state cosi' realizzate perche' al loro interno sono custoditi dei vecchi interruttori ad aria, oltretutto di 'potenza' veramente al limite del realizzabile per la media tensione. Si tratta in definitiva di costruzioni speciali, per le quali non esistevano armadi in lamiera o acciaio economicamente ragionevili. Le sbarre a media tensione sono perfettamente visibili. Il rumore che si percepisce determina una sorta di stato ansioso in me. Razionalmente so che e' originato dalla sala macchine sovrastante e in minima parte dai trasformatori dei servizi ausiliari e di misura contenuti negli armadi. Ma e' talmente incombente la sensazione di potenza e pericolosita' dell'energia in transito a pochi metri da me...
Dal fianco dello stabilimento, ora scendiamo al disotto della sala quadri MT. Una breve scala ci conduce difronte ad una massiccia porta d'acciaio. Mi invitano ad indossare l'elmetto antiinfortunio che mi avevano consegnato all'ingresso. Il portone viene aperto e accedo al piu' inquietante ambiente industriale che mi sia mai capitato di attraversare. Si tratta di un cunicolo, largo quando un vagone ferroviario, ma completamente occupato dalle mensole per sorreggere i cavi. I cavi. Sono i cavi in media tensione che fuoriescono dall'alto in corrispondenza dei quadri MT. I cavi che vi sto citando sono da 400 mm di sezione. Parliamo quindi di un fascio circolare di piccoli fili di rame, alluminio e acciaio dal diametro di 23 mm. A questo aggiungiamo l'isolamento in 'G5' e arriviamo a 33 mm. Sono bianchi, grigi, neri e rossi, senza alcun apparente criterio. Sono adagiati come ho detto sulle mensole ai ripieni piu' alti. Su ogni mensola ve ne sono una decina a fasci di due o tre. Ogni tanto sono ancorati alle mensole tramite delle fasce di materiale plastico. Sono ancorati perche' le forze mostruose che si originano in condizione di guasto o di intervento degli interruttori dei quadri li solleciterebbe allontanandoli o attirandoli tra di loro, sferzando con la loro massa di tonnellate chiunque si trovasse nelle vicinanze. I cavi sono molto disordinati, e in taluni punti, non potendo essere contunuti sulle mensole sono stati collocati per ampi tratti per terra.
Ogni tanto noto la presenta di enomi palloni d Halon. Si tratta dell'impianto ignifugo. Si tratta di palloni pieni appunto di detto gas, che ha la proprietà' di combinarsi con l'ossigeno non rendendolo cosi' disponibile alla ocmbustione... Ripenso alla porta d'acciaio all'estremita' del cunicolo. Come nei film sui sommergibili immagino un disgraziato di corsa verso l'unica via d'uscita che la trovasse chiusa, mentre l'ossigeno rapidamente verrebbe assorbito dalle molecole del contenuto di quei palloni... Nonostante ci troviamo praticamente appena al disopra delle fondamnta della centrale, le vibrazioni sono fortissime e a bassa frequenza, come accade nelle strutture in cemento armato. Avanziamo tra questi cilindri oblunghi, illuminati scrsamente da plafoniere dalla luce rossastra. Ad un certo punto, scavalcando dei cavi posti in diagonale per terra, mi accorgo che sto camminando in un dito d'acqua... acqua in cui sono immersi quegli ordigni a media tensione. L'acqua sgocciola addirittura dall'alto, creando piccole stalattiti e stalagmiti. Mi faccio coraggio perche' i miei accompagnatori piu' esperti paiono non preoccuparsi della stuazione. Sembra il sottocoperta di una nave. Vi sono addirittura dei bocconi contro i topi. Ricordo allora il capitolato di quel lavoro, ove si specificava che i cavi dovevano avere una guaina anti ratto.
Splendida quella gita. Tutta una serie di dettagli del lavoro che avevo svolto nello studio di progettazione, difronte a schemi elettrici, planimetrie trovavano una spiegazione, venivano promossi alla classe della concretezza con l'eleganza della necessita' e della logica....
Ho l'impressione di camminare in una grotta, al di sotto di un mostruoso albero sulle sue radici di
FINE