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Fanzine Powell


fans
/*Powell !*/  
powell fanzine «Powell ! Prestigiosa fanzine, unico edito diversamente ogni numero. Chi sono i fortunati ad averne ancora una copia?»
 

Last modified: Nov 30, 1997 (Created: Nov 30, 1987)
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Powell! Fanzine?

/*Powell! Fanzine?*/ magazine
Quante fanzine esistevano in italia nel 1988? Molte?
Ma io posso comunque dire che IO c'ero gia'!
Dei miei trascorsi calcistici vi ho gia' parlato (Calcio e pallone), ora trattero' di un argomento intimamente connesso: la mia attivita' di editore.
Credevate che questa pagina fosse frutto di un imperbe scribacchino tutto peloso e cieco dal prolungamento della fase masturbatoria?
Invece no. Io usavo News Master da quando esisteva l'M24 coi suoi bei fosfori verdi e la risoluzione 640x400! Per non parlare di WordStar 4. E persino del TurboPascal 4.0. Non sono nomi detti a caso

Bruxelles

/*Bruxelles*/ bundes
"Mantrino Ciorcio?".
"E' lui!" risposero in coro.
Il gruppo che per ripararsi dal freddo nordico era rimasto sino ad allora compatto, si apri' in due ali lasciando l'uno difronte all'altro il militare e il tapino. Il gerarca nazzista sovrastava in altezza, larghezza, peso e sopratutto autorita' il povero italiano, che cerco' goffamente di confermare di persona la propria identita' ma un rospo in gola cercava di soffocarlo, e dalla bocca usci' solo un rantolo sinistro che tradi' la sua emozione. "Tuo pakaglio, preko".
Sembrava che le gambe fossero sprofondate senza che lui se ne accorgesse nell'asfalto della gendarmeria di frontiera, le ginocchia invece erano di burro, mentre nel solco delle natiche praticamente c'era crema pasticcera.
"Preko, tuo pakaglio!".
"Devi dargli i tuoi bagagli, non hai capito?". "Ma cosa ti prende, se sto coso si innervosisce, qui ci fucilano tutti; ricordati degli ebrei".
Cerco' di difendersi nel pallone piu' completo: "Ma io non sono ebreo...".
"Tuo pakaglio, shnell!".
Queste parole furono dette con tono non alterato, tuttavia sublimante pene, dolori e violenze. Come d'incanto Astare Qui, questo era il suo vero nome, riusci' come per miracolo a raggiungere la Regata DS WeekEnd targata Pavia, ma sulla maniglia gli sfuggi la presa a causa dell'abbondante sudorazione del palmo della mano. I suoi compagni di viaggio capirono il dramma, ma nessuno osava aprire il baule. Qualsiasi cosa avesse fatto Astare da giustificare un simile contrattempo, nel baule erano le prove sufficenti e inconfutabili per un'accusa di contrabbando di alcolici, tabacchi, scatolame. Astare si passo allora le mani sui pantaloni, lasciandovi sopra una striscia bagnata e fece un nuovo tentativo.
Il meccanismo fece un rumore sordo, come quello di un tamburo pieno di stracci, un'immensa mole di oggetti riempiva infatti il vano del baule fino al soffitto, e completamente ai lati, impedendo a qualsiasi vibrazione di propagarsi dal portellone alla scocca. A tale vista tuttavia la montagna umana, non batte' ciglio, ma rimase in attesa che i suoi ordini venissero eseguiti rapidamente e con efficenza.
Siccome Astare aveva serissimi problemi di coordinamento motorio e intellettivo, si fece avanti ad aiutarlo l'eng.Beltramini, suo compagno di viaggio, che cerco' di recuperare il bagaglio senza smuovere troppo la tenue mimetizzazione sulle casse di birra e vino. Ne venne fuori, dopo una breve collutazione con gli scatoloni di pate', una piccola borsa di tipo sportivo, floscia per la scarsa quantita' di cose ivi contenute. Al biondo ariano sfuggi' un sorriso a meta' tra lo stupito, l'incredulo, l'ironico e lo sprezzante. "Tuo pakaglio?".
Gli altri compagni si resero conto di quanto fosse apparentemente insostenibile che da quel casino uscisse una tale miseria. Tuttavia l'espressione del soldato divenne di compassione, e prosegui': "Fieni". Astare lo segui' come un vitello condotto al macello consapevole di cosa sta' per accadergli.
Nell'ufficio urlava una telescrivente, rispondendo alle richieste di una grassissima impiegata intenta a lisciarsi i baffi. Alle pareti erano appese le foto segnaletiche di terroristi, assasini, ladri, immigrati italiani, sloveni e circassi. Gli controllarono piu' volte tutti i documenti, compresi la patente per la bicicletta e la tessera per l'affitto delle videocassette porno, passandoli alla impiegata che riportava le cifre sul terminale. Gli controllarono la calligrafia, la dentatura e l'odore sotto le ascelle. Lo perquisirono secondo le piu' recenti e perverse metodiche messe a punto da un noto finocchio pederasta di Berlino Centro, senza riuscire a ricavare niente di sospetto.
Dopo un'ora, a malincuore, conclusero che il sig. Mantrino Ciorcio era effettivamente Mantrino Ciorcio, e li lasciarono in liberta'. Accompagnan doli finalmente a rivedere il pallido sole tedesco, il mangiapatate si accommiato' benevolmente: "Foi italiani prafini, ma tove essere spaghetti e paffi? Me piace tanto Fesufio, salutare per me!".
Sorridendo gli italo-longobardi del gruppo gli risposero con un gesto che poteva essere inteso come un saluto, ma che innervosi' alquanto l'avvocato.
FINE