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Espresso Etna


L'espresso dell'Etna

/*Etna Express*/  
etna espresso «Sull'Espresso dell'Etna si raccoglie materia marrativa locale: se c'è da andare lenti, le ferrovie italiane non si sottraggono mai.»
 

Last modified: 28 Apr 2008 (Created: 25 Aug 2002)
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Espresso dell'Etna

Considerati i 102 minuti di ritardo (che divennero 180) cui furono sottoposti i passeggeri dell'Espresso dell'Etna, era rimasto ancora un po' d'ordine. In 102 minuti d'altra parte il treno aveva raccolto i passeggeri di altri due treni importanti che ora sostavano in piattaforma o nel corridoio.
E' la caratteristica dei treni a lunga percorrenza, i passeggeri si dispongono sulla scena come comparse di una opera pittorica: gente stravaccata all'interno del proprio scomparto, in realtà in perfetto ordine nel contesto delle regole della propria prescelta inverosimile soluzione, generalmente molesta coi piedi, con l'abbigliamento, con la voce.
Mi sono piazzato di fronte alla prima metà del convoglio. Ho infilato gli occhiali per meglio valutare la situazione. Mi sono posto come obiettivo quello di sedermi, visto che mi sarebbero toccate più di 4 ore di viaggio.
Infilavo la testa negli scomparti di cui intravedevo tra gli spiragli della tendina qualche posto non occupato e chiedevo la stessa cosa 'è libero?'. Preferisco questa alla complementare espressione 'è occupato?'. Amo nelle circostanze in cui voglio ottenere qualcosa sentirmi rispondere 'siii'... ma qui sul treno ottengo piuttosto delle reazioni imprevedibili.
I passeggeri intanto spalancano gli occhi e mi rispondono farfugliando. Hanno paura, nascondono qualche cosa.. Pervasi da una meschina cupidigia di spazio vitale, amministrano questa o quella vacanza come lo zio ebreo che conta ogni sera i soldi custoditi nel materasso..
Superato il collegamento tra le carrozze mi trovai la strada sbarrata in piattaforma da una montagna di valigie, nonne e bambini che mi fissavano. Il signore che sta creando l'opera mastodontica con la ferrea volontà di un castoro mi fissava amche lui. 'deve passare?'.
'si'.
Mi sentii uno stupido nel dare quella risposta, che creò d'altra parte il solito panico. D'un tratto tutti quanti sembrarono trasformarsi in quei gatti colti di notte in mezzo alla strada dai fari di una macchina, veloce o lenta che si voglia. Passarono così 10 secondi di confusione all'italiana, dopo i quali tutto rimase immutato. Ma non cambiai intento. Anzi, cominciai a dare istruzioni: 'Tu passa di qua, tu di là'. Mi accorsi che oltre a me, il prolifico nucleo famigliare transumante aveva incastrato un altro viaggiatore, che invece si era rassegnato in un angusto angolo ad aspettare la stazione successiva per venire poi travolto e trascinato come un millenari masso erratico di un ghiacciaio. questi non ci credeva di poter imboccare una insperata via di fuga.
Superato lo sbarramento risalii il flusso famigliare, e mi resi conto che stavano in questo modo travasando da uno scomparto. Era l'opportunità che aspettavo, e non ebbi problemi ad entrare questa volta.. se non poi, una volta varcata la soglia della porta a scrigno, nel constatare lo stato in cui lo trovai..
I discorsi ozioni dei passeggeri dei treni a lunga percorrenza in ritardo sono sempre i soliti: 'E' una interruzione sulla linea programmata.'
'Io ne ho viste milioni di interruzioni come queste...'
'Ma cosa dice? Ma se nessuno su questo treno ha capito cosa ha detto'
'No, lei non ha capito neanche quello che ho detto'
'Io dicevo semplicemente le cose come stanno'
'L'ho fatto per 45 anni questo mestiere, vuole che non sappia cosa...'
Affondo lentamente nel sedile duro che non ha la minima intenzione di cedere più di un millimetro sotto il mio peso...
La discussione si affievolisce rarefacendosi nelle offese e nelle contestazioni. Infine un poco di quiete. Qualcuno fischia un motivo lento, non so se più country o più western..

'Dammi da leggere'
Sulla soglia dello scomparto è apparsa una ragazzina. La riconosco dalla voce, che doveva aver animato per la sua mancanza di grazia il viaggio allo scomparto adiacente. Si era fatta già conoscere quando in una stazione aveva urlato più volte 'Gigi!'
Ora ho paura di venire coinvolto in qualche discussione da questa sciagurata che per il momento si sta rivolgendo ad un ragazzo seduto accanto a me (Gigi?) assorto nella lettura di un libro.
A rispondere invece è la mia dirimpettaia le si rivolge, stravolgendo il mio piano di rendermi mimetico: 'Io ti conosco, ti ho dato i soldi non ricordi?'
E continua, dimostrando di essere in qualche modo già coinvolta in altri trascorsi con la pazza: 'Stai tranquilla poi ti portiamo anche dei vestiti.'
E' la volta di Gigi, che senza badare alla discussione in corso le comunica di avere solo libri in inglese.
'Io conosco l'inglese!' e gli strappa il libro dalle mani.
'Non si fa così' si anima lui rivelando di avere la stessa voce insolente.
'Cattiva! Vai via!'
Lei si ferma arretrando solo col busto e mantenendo ben ferma la posizione sulle gambe.
Stavolta si rivolge a me: 'Ciao. Scusa per prima. Come ti chiami?'
Mi sento in trappola: 'Ciao. Ugo'
'Vaffanculo!' E se ne va.

Nessuno dei compagni di viaggio mi osserva. Nessuno ha voglia di entrare nel merito, nemmeno la buona samaritana. Stavolta mi estraneo completamente.
L'alba delle lunghe giornate agostine ormai illuminava il campo di battaglia, anche se le squadre di recupero feriti non sarebbe intervenuta che al termine del viaggio. Cartine, latte, bottiglie. Il bambino aveva vomitato, e la nonna manifestato incontinenza.
Guardai nel corridoio, e decisi, che forse col finestrino aperto, per quel calore e quall'odore, ce l'avrei fatta.
FINE