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Dimissioni Presse


Dimissioni dalle presse

/*Dismission from blanker*/  
dimissioni presse «2^e dimissioni. Simpaticamente vostro, pieno di gratitudine e rammarico per i fraintendimenti intercorsi tra di noi alle presse
 

Last modified: Nov 31, 1997
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Dimissioni dalle presse

/*Dismission from blanker*/

Sabato mattina

Era sabato mattina e stavo sostanzialmente facendo i fatti miei.
Ero un po' scocciato, e un po' no, perche' in fin dei conti mi pagavano... Un po' scocciato in realta'... perche' pagandomi mi rendevano avido e mi facevano rinunciare ad organizzare qualcosa di piu' sostanzioso per il week-end. Ma ammettiamolo pure ormai: la maggior parte dei kilobyte prodotti nella prima meta' del '97 provengono dal file system a 16 bit del PC che avevo in dotazione in quell'ufficio, quindi di cosa dovrei lamentarmi? I due camminavano verso la stampante di rete. Era sabato mattina.
Uno era l'ammnistiatore defecato, "il barba": occhi penetranti e fronte sporgente. Ricordo che di lui ebbi una ottima prima impressione. La sua sicurezza, la sua capacita' di dire sempre qualcosa, il suo porsi autoritario nei confronti dei collaboratori. Ma e' la prima impressione che viene contraddetta dalla seconda, non viceversa. E quindi ora posso finalmente dire: lo sguardo non era penetrante ma aggrottato (...come farebbe uno stupido in una crisi di perplessita'?) e sporgente come un primate. La sicurezza, il parlare con convinzione erano il sintomo di una mente in catena aperta priva di alcuna considerazione e ricerca di segnali di retroazione. L'essere autoritario poi... una arroganza complessata.
Ma limitiamoci ad ascoltare poche battute:
"Noi non stiamo inventando niente. La qualita' esisteva gia' all'epoca di mio padre... la tecnologia l'ha solo trasformata".
"E' vero! ...anche mio padre faceva gia' qualita'! Vede mio padre gestiva un negozio di verdure e doveva occuparsi per forza di qualita'.
"Lo vedi! Lo vedi! ..."
Io rimanevo alla mia scrivania e mi rispondevo ad una domanda formulata qualche mese prima: "perche' ho spedito cosi' tanti curriculum?".

Venerdi' pomeriggio

- Mah! Mi l'ingegner, iu nen capii se le iun ca lu campa 'ntal cul, o se le iun ca s'fa inciappetta'.- perdonatemi la trascrizione maldestra. Il mio "padrone". Sin dalle prime volte che ho ragionato su di lui ho concluso che il personaggio che piu' gli somiglia e' "Kurtz". A seconda che ci si riferisca al personaggio di "Apocalypse Now" o di "Cuore di Tenebre" assomigliera' ad un colonnello o ad un mercante d'avorio.
Si puo' cominciare a descriverlo dicendo che si tratta di una persona eccezionalmente intelligente ed abile, pero' non si puo' non convenire anche che una qualche malattia debba avergli leso qualche facolta'; oppure si puo' incominciare dicendo che si tratta di un pazzo sanguinario ma contemporaneamente ammettere che la mente sia perfettamente lucida "mentre e' lo spirito ad essere stato posseduto".
Una sera ero nell'ufficio del Mercantaggio e lui e' arrivato (dove altro potrebbe avere l'ufficio uno cosi'?). Di fronte a questo ufficio ve ne un altro, quello delle Richieste, e i due uffici sono separati da grosse finestre.
- Di' ingegnere - vi risparmiero' ogni penoso tentativo di trascrizione -non e' che hai sbagliato ufficio? La figa e' tutta di la'! - e il viso si maschera di un ghigno sornione - ...quando ero giovane... non ora che ho una certa eta' ...ogni sera era una cena diversa... - ammiccandomi e indicandomi al di la delle vetrate.

La marisona

Ero nel lager da pochi giorni. Immaginatevi il mio stato d'animo. Provenivo da una ditta con molte ragazze, qualcuna anche carina, qualcuna di cui mi ero addirittura innamorato... addirittura perche' non era loro dovuto questo privilegio, non contraccambiandomi minimamente. Ti arrivo in questo paese di fenomeni nella pianura acquatica, praticamente l'acquafan piemontese in cerca della mia fetta di fortuna, possibilmente con la gigina come ciliegina. Donne? Molte ragazze, tanto giovani quanto sposate. Costituita una piccola cerchia di amici, affidando a loro la mia speranza, ogni volta che rilevavo la presenza di un possibile obbiettivo mi volgevo a loro. Loro con grande perspicacia e tatto scuotevano il capo, ed io capivo, e tacevo. Ero nell'ufficio della Disegnazione; con me il responsabile dell'ufficio e un addetto specializzato nel fare un poco grossolanamente qualsiasi cosa.
Entra lei, alta, pantaloni e maglietta attillati, ben riempiti, capelli fluenti sulla schiena, occhi grandi e scuri, guancie ben riempite, naso mediterraneo e sottile, labbra carnose ma discrete... una bella e sana campagnola insomma! Porge qualche foglio al capo. Sembra oltretutto in gamba. Io cerco lo sguardo del mio consulente indigeno, ma ho un bel cercare il suo aiuto... lui come l'altro sono assorti nella panica visione e devo attendere che la maliarda si allontani per poter sperare di ricevere attenzione. Sperare, perche' ancora dovevo attendere qualche ora dopo che la battuta che segui' la rimpianta uscita della ragazza mi lascio' estasiato: "Io, quella, le metterei la testa nel cassone*".
*Cassone = E' uno "scatolone" di metallo di circa un metro di altezza, in genere sgangherato e arrugginito dall'uso ruvido che se ne fa', impiegato per la movimentazione dei materiali di stabilimento. L'allusione al mettere la testa dentro, e' riferita alla posizione che ella dovrebbe assumere permettendo in questo modo un miglior accesso da tergo.

E voi sareste...

not yet.
FINE