Critica Wikipedia


Wiki e Wikipedia. Libera? Free?

/*Wiki e Wikipedia. Libera? Free?*/  
wiki wikipedia «Le parole Enciclopedia Libera o Free abbagliano, come utente non ne vedo la novità, ma ne sento il pericolo.»
 

Last modified: Dec 6, 2007 (Created: Dec 27, 2005)
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Chiunque abbia riflettuto un minimo sull'effettiva disponibilità di una enciclopedia gestita dai suoi stessi lettori, si sarà chiesto come sia possibile garantirne la validità dei contenuti. In effetti io me lo sono chiesto, col risultato di essermi posto molte altre domande.
Wiki secondo la wiki.org, è un software che gira su un server, per realizzare facilmente un sito web accessibile tramite browser sia in lettura sia in modifica delle sue pagine. Wiki è ciò che è svelto, ciò che è in mia conoscenza. Nasce per dare la possibilità a tutti di contribuire alla conoscenza all'interno di un Gruppo.
Wikipedia è un sito web, basato su un software Wiki.
Wikipedia è un sito organizzato sul paradigma dell'Enciclopedia, ovvero sulla raccolta del sapere. Lo può verificare chiunque cercando il significato di una parola, e il sito lo indirizzerà sulle pagine, se esistono, corrispondenti.
Wikipedia si dichiara Free o Libera. Questo appellativo può essere riferito alla possibilità di accesso ai contenuti (per la consultazione consultazione o per l'integrazione dei contenuti), alla possibilità di esprimersi liberamente (il proprio pensiero, o il proprio estro), all'assenza di diritti sui contenuti. Approfondiamo ciascuna delle possibilità.

  • Esistono altre enciclopedie sul web, le prime estratte da un motore di ricerca sono ad esempio Encyclopedia.com, Encarta, TheFreeDictionary, Encyclopædia Britannica, GNUpedia, Nupedia, Infoplease, Informationsphere.com, Free Internet Encyclopedia, Slider.com. Nessuna di queste richiede denaro per accedervi. Sono quindi Free o Libera anch'esse.
  • Se si intende sottolineare che Wikipedia può crescere col contributo di tutti, secondo l'estro o il parere di ciascuno, questo è vero ma compatibilmente con le più o meno palesate regole ed azioni degli amministratori. Regole ed amministratori impongono l'enciclopedicità dei contributi, imponendo nei fatti che i materiali costituenti Wikipedia siano simili a quelli di qualsiasi altra enciclopedia. Quindi, dal punto di vista dei contenuti l'appellativo di Free o Libera non la differenzia da qualsiasi altra enciclopedia.
  • Se si intende riferirsi al fatto che non esistono autori che possano vantare diritti sugli scritti, questa si che è una differenza con le altre enciclopedie. Come esplicitamente richiesto nella stesura di una voce, il contributo deve essere modificabile e ridistribuibile da chiunque senza infrangere alcun vincolo legale.
    C'è da osservare che lo stesso meccanismo per mezzo del quale, per esempio la Britannica, vanta dei diritti sui propri contenuti, garantisce che questa sia soggetta a dei doveri, a delle responsabilità o comunque possa essere esposta a delle critiche.
    In Wikipedia tale responsabilità è assente. Oltretutto, chi contribuisce ai contenuti lo fa in pratica in forma anonima, in quanto anche per gli utenti registrati non esiste una forma di verifica o autenticazione della propria identità. Ciò costituisce una singolarità nel mondo editoriale: l'enciclopedia dà grande visibilità all'anonimato. Caso emblematico è quello del sig.John Seigenthaler.
Infine, qualunque sia il significato di Free o Libera, Wikipedia è un'organizzazione non priva di costi (Hardware, Hosting, Stipendi, ...) con un budget destinato probabilmente a raggiungere 1.000.000 di dollari nel 2006.
Un'organizzazione che ha bisogno di così tante risorse esterne può mantenersi libero e indipendente?
Tutti i membri dell'organizzazione possono permettersi di lavorare come volontari in un'organizzazione che gestisce così tante risorse?
L'asset principale dell'organizzazione, il sapere, accresciuto con entusiasmo dai volontari, rimarrà sempre di libero accesso?
Io uso Wikipedia, allo stesso modo di tutte le altre fonti di internet, e anche perché è il suo contenuto è abbondantemente indicizzato dai motori di ricerca. Se l'obbiettivo della mia ricerca è superficiale, apprezzo il suo aiuto. Ma se l'obbiettivo è importante o delicato, qualsiasi suo contenuto devo verificarlo presso fonti responsabili per il loro contenuto.
Ho anche smesso di cercare di contribuire alle voci, per non dover interagire con gli sceriffi di Wikipedia, troppo simili agli onnipotenti operator delle chat.
Cercherò invece di approfondire e sperimentare un Wiki orientato al knowledge management nei miei prossimi progetti.

Links

  • Articolo: Wikipedia, trame in una mailing list
    Secondo l'articolo esistono mailing list private e sconosciute ai più, ospitata sui server di Wikia, nelle quali alte gerarchie potenti e timorose decidono delle sorti dei contributori che partecipano al magmatico patrimonio di cultura che scorre in Wikipedia.
  • Fatto: nel 2007 sono comparsi nella grande distribuzione (super, iper mercati) i DVD dell'enciclopedia, che supera il concetto wiki e diviene un prodotto editoriale, statico e a pagamento come tutti gli altri.
  • Sito: Wikipedia Review
  • Sito: WikiTruth
  • Articolo: Why Wikipedia isn't like Linux
    L'articolo verifica il risultato di applicare affermazioni vere per Linux a Wikipedia.
FINE

Lavoro a Bursa


Take me home

/*Riportatemi a casa*/  
bursa turchia «Turchia, opportunità perdute, lo yogurt ritrovato a Bursa, poche turche e molte occidentali, tutti cantano e battono le mani all'unisono.»
 

Last modified: Dec 25, 2005 (Created: Dec 4, 2005)
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Bursa (Turchia)

Bursa 4.12.05

Arriviamo in albergo alle 23. Non male per essere partito 8 da Qui. Qui-Caselle, Caselle-Francoforte, Francoforte-Istanbul, Istanbul-Bursa (con attraversamento del Marmara in traghetto).
Quando la mattina tra nebbia e gelo parto da Qui ancora non mi è chiara la disposizione geografica di ciascuna delle mie mete finali e intermedie. Sfruttando le appendici della rivista Lufthansa mi accorgo che il passaggio da Francoforte si allunga notevolmente il percorso.
Calcolo che Istanbul è all'altezza di Napoli, che supero di poco verso est la longitudine di Capo Nord, che mi troverò alla fine del viaggio in Asia. A parte Napoli, gli altri due punti costituiscono i record della gita.
Ho con me molti Euro e dei Dollari. Dalle informazioni raccolte prima di partire ho intravisto una succulenta opportunità di speculazione pagando il visto di ingresso in dollari anziché in euro, che fallisce miseramente, a seguito dell'adeguamento del cambio.
L'aeroporto è pieno di poliziotti. Un paio di sconosciuti mi scavalca noncurante nella fila. Cerco di capire quali sono le nuove regole di ingaggio della rissa da mancato rispetto della coda, e sopratutto se in Turchia l'inglese è la lingua più idonea, ma giunge subito il mio turno. Dopo aver ottenuto il bollo, supero il confronto con il poliziotto giocatore di poker che analizza i miei documenti senza trasparire emozioni, sospetto o approvazione.
Ci attende l'autista inviatoci dal cliente.
Le prime impressioni sono, a parte i poliziotti, quelli di un aeroporto immesso e poco frequentato. Bisogna tenere presente che sono le 20 di domenica. Ora che siamo sul pulmino ci troviamo a percorrere un'autostrada nel mezzo delle luci di periferia della città, per nulla dissimile da quelle delle nostre, con centri commerciali, distributori, negozi di automobili. Le automobili sono per buona parte le stesse che circolano in Italia, magari con una età media superiore. Al posto delle chiese cristiane vi sono moschee col minareto a testimonianza di una percentuale di musulmani del 99.98 per cento.
L'autista è a dir poco disinvolto, in linea con lo stile di tutti gli altri autisti che si possono permettere un poco di cavalli sotto il culo. Supera la porta del casello per i veicoli agli 80 all'ora. La strada è a tratti dissestata e fa rollare paurosamente il furgone. La porta è priva delle sbarre, e al nostro passaggio scatta il flash il cui effetto sommandosi alla tensione della perigliosa circostanza determina in noi un curioso effetto drammatico.
Ci speravo. L'aeroporto è in Europa, quindi è necessario superare il Bosforo per raggiungere la nostra meta. E' notte e quindi vediamo soltanto le luci delle sponde e del castello. Sulla collina della riva Asiatica sventola, sinistramente illuminato, un enorme vessillo color sangue della Turchia.
Il Marmare si supera con un traghetto. I passaggi dei traghetti sono molto frequenti. Anche in questo contesto molto popolare l'impressione è quella di essere in un paese occidentale. Gli scolari turchi sul traghetto giocano coi cellulari e indossano abiti alla moda giovanile. Devo chiedere il permesso per passare e parlo loro in italiano. Mi osservano stupiti come se gli avessi parlato in turco.
Un tipo sul battello coi baffoni ed ubriaco ci dice che ha lavora molto a occidente, che è ormai pieno di soldi e che non gli serve più lavorare, infine che preferisce avere a che fare con gli Italiani che coi Tedeschi... sai che novità.
Bursa nella notte ha un aspetto meno metropolitano di Istanbul, anche se il confronto tra i numeri di abitanti è inquietante: Bursa un milione, Istanbul tredici milioni. L'albergo è in una parte alta indefinita della cittadina, una parte residenziale, anche se non riesco a capire la maniera in cui è organizzato il piano regolatore. Cerco vanamente con lo sguardo la Grande Moschea indicata sui siti di promozione turistica turca. Ve n'è una piccola di fronte all'albergo, senza minareto, che si rivelerà un complesso commerciale con terme, negozi e discoteca.
Grande carenza in Turchia è dell'ergonomia: lotto per minuti con l'accensione delle luci della camera, non intuendo che ricavato in un sottile pezzo di plastica incollato alla parete vi era la fessura per introdurvi la tessera magnetica.
Il gruppo vacanze Bursa si divide in due per la cena col ristorante dell'albergo ormai chiuso. Un gruppo si ferma al bar della hall, e un'altro, il mio, si avventura nel mondo musulmano.
Fuori dell'albergo ancora poliziotti, ma sembrano più dedicati alla funzione di regolazione del traffico di un incrocio di modeste dimensioni. Su tale incrocio si concentrano invece gli esercizi in cui si cuociono kebab e altre squisitezze a base di carne arrostita, o pure cozze fritte. I pochi posti, due o tre e bassissimi, a livello di casa delle bambole, sono collocati fuori della vetrina, esposti al gas di scarico del traffico veicolare. I rosticcieri svolgono pure la funzione di butta dentro.
Percorriamo qualche metro oltre l'incrocio lungo una via piena di pasticcerie con le vetrine molto più grandi di quelle delle rosticcerie, piene di coloriti dolcetti basati su varie tecnologie culinarie.
Torniamo verso la carne. Incrociamo poche donne, ma le poche sono vestite all'occidentale. Scegliamo la rosticceria con più avventori. Lo spagnolo si propone di gestire i rapporti col fornitore che si dimostra entusiasta di avere a che fare con uno straniero. Il dialogo è buffo tra i due, dove uno cita una parola, l'altro ride dando ad intendere di aver capito. Rapidamente si mettono a parlare di calcio e calciatori. Poi a dire che il cibo è buono, il kebab quanto gli spaghetti. Ci pare di capire che il tipo è curdo, perché bacia tutti quelli che se ne vanno.
Sul tavolino delle bambole troneggia il vaso di peperoncini verdi piccanti. Non stanno male con la carne arrostita.
Ce ne andiamo, il curdo mi bacia.

Bursa 5.12.05

La colazione è fondamentalmente internazione. Alla luce del giorno, l'impressione su Bursa è uguale a quella della sera precedente. Solo che ora possiamo vedere che la periferia è costituita da botteghe di garagisti e gommisti a dismisura. Molti cantieri stradali. Raggiungiamo lo stabilimento.
Jersey di cemento, percorsi obbligati per il pulmino, l'accesso è in assetto anti imboscata, quando arriviamo i guardiani sono tutti attorno minacciosi ad un fornitore dopo aver controllato i suoi documenti, preso per un braccio viene fermamente invitato ad entrare nel gabbiotto. Noi veniamo controllati attraverso un portale simile a quello degli aeroporti, mentre i bagagli sono controllati attraverso il metal detector a tappeto rotante. Ci viene consegnato un badge e il nostro passaggio attraverso i tornelli viene insistentemente controllato. Superando il valico mi accorgo che il passaggio carraio è attraversato da un pettine di lame retrattili.
L'interno dello stabilimento è più consueto.
Guardo in faccia a tutti i partecipanti all'incontro iniziale. Sembra caratterizzata dalla normale composizione etnica di una riunione a Torino. Al posto del nostro presidente in carica, in ogni ufficio è presente il padre di tutti i turchi Ataturk.
In mensa faccio la conoscenza con lo yogurt mescolato con l'acqua, l'antipasto a base di yogurt, e il dessert a base di yogurt. In tre giorni ho mangiato tutto lo yogurt equivalente a quello che ho mangiato negli ultimi tre anni... sarà che in tre anni non ho mai mangiato yogurt. Infine ingurgito una boccata di polvere marrone bevendo in una sola volta il caffè di fine pasto.
Le riunioni sono simili alle solite. Non sono le solite le prese di corrente, e mi rendo conto che l'adattatore che mi sono portato da Qui non ha il buco centrale per la spina di terra del mio PC. Quando si dice la fortuna: guardo a terra desolato e che ti trovo? Un alimentatore debitamente collegato della stessa marca del mio PC. Anche l'alimentatore è lo stesso. Devo solo collegare lo spinotto a bassa tensione e iniziare.
Altre notizie. I taksisti nel viaggio di ritorno in albergo si avventano sui pedoni e sugli altri automobilisti, e dopo poche centinaia di metri il tassametro segnava due milioni e mezzo. La lira turca in effetti, è stata tramutata in nuova lira turca, spostando la virgola decimale di sei posizioni: bisogna abituarsi alla comparsa e scomparsa di sei zeri dagli importi...

Bursa 06.12.05

Il giorno successivo mi ha messo subito in grado di fare un bilancio sui cessi. Turche ce ne, ma in minoranza rispetto il numero complessivo, senz'altro in numero inferiore alla percentuale presente nella sede italiana della mia ditta.
Ma la cosa più importante, è che solo la tazza del mio cesso era di quelle a pozza schifosa con rigurgito, simile al ritirarsi del mare prima dell'arrivo della grande onda dello tzu nami.
Il giorno dopo in riunione compare un tipo con un pc uguale al mio ma senza alimentatore. Lo osservo mentre si aggira per la stanza alla ricerca di qualche cosa. Io me ne sto zitto zitto e continuo la mia presentazione.
Degno di nota inoltre è il ritorno in albergo: l'autista affrontò un tipico percorso da navigatore GPS, normalissimo, con solo qualche buca di troppo, le banchine non transitabili e strette tanto da non permettere l'incrocio agevole tra due automezzi. Fino all'ultimo non fummo sicuri di riuscire a giungere alla meta. Sopratutto per il sorpasso di una corriera continuamente interrotto dal sopraggiungere di altri mezzi in senso contrario.
Bocciato il ristorante dell'hotel che ha come principale specialità qualunque porcheria arricchita con il concentrato di pomodoro.
Per superare lo shock del prezzo del vino locale, o come spero del vino per turisti del locale, seguo in televisione un concerto a cui partecipano alternandosi più cantanti seguiti con entusiasmo dal pubblico, e con un tipo che offre da bere il caffè ai suonatori e al bagno di folla con una caffettiera e due sole tazzine, sempre le stesse, che offre alternandole a tutti.

Bursa 7.12.05

Ultimo giorno. Incontro di chiusura. Nelle pause mi rendo conto che si possono trovare i cessi seguendo l'odore della naftalina che utilizzano non solo per odorare gli orinatoi, ma anche i lavandini.
Perdiamo la visita al mercato di Istanbul per attendere il dirigente Italiano in Turchia. Le statistiche dell'incontro: noi, da porta a porta, entrando e uscendo, 24 minuti; lui, il direttore, da culo appoggiato sulla sua poltrona a culo sollevato, 19 minuti. Col risultato che noi siamo arrivati a Istanbul alle 22 anziché alle 18.
Finalmente negli ingorghi della tangenziale della città di oltre dieci milioni di abitanti. L'autista nella ricerca dell'hotel si perde e ci chiude dentro il furgone cercando aiuto.
L'albergo è dotato di un simpatico biglietto da portare con se con le istruzioni in turco per ricondurre l'ospite sano e salvo all'albergo.
Il centro è assolutamente occidentale. Molti giovani, molte ragazze, molti negozi per lo shopping nell'isola pedonale attraversata da un cantiere ancora in funzione a mezzanotte.
Il nostro manager ci porta a colpo sicuro in un ristorante di pesce. Un butta dentro ci passa nelle mani esperte di un cameriere butta sulla tavole, che ci rifila decine di piatti senza fornirci la lista dei prezzi.
Compaiono i suonatori. Suonano musica tradizionale, ma tutti gli avventori le conoscono e le seguono con entusiasmo. Compare la ballerina, che scuote i fianchi e delle specie di nacchere ma in metallo. Complessivamente sembra più una cubista, giocando sulla bellezza e la sfacciatezza dei modi, più che sul ballo. Si colloca alle mie spalle e mitraglia una snaccherata stereo di ottone ponendo la mia testa al centro delle sue appendici. Mi volto appena e incontro lo sguardo pacifico dei seni: in tutto quel frastuono accenno un dialogo con loro... Chiudo la discussione inserendole un dollaro nel costume. Lei, i suoi seni e il dollaro se ne vanno senza dare l'impressione di essersi offesi.
I taksisti al ritorno non rilasciano ricevute, né fiscali, né su carta igienica. Nemmeno il resto. Si suggerisce di mantenere la fermezza dovuta ai peggiori loro colleghi romani.

Istambul 8.12.05

Il traffico notturno delle 4 e mezza, ora locale, è praticamente assente. Il presidio della polizia consistente.
A differenza del viaggio di andata, i controlli sono ricorrenti, all'ingresso dell'aeroporto, al check in, lungo i corridoi, sul "naso".
Mi fisso di aver lasciato il necessaire in albergo e fantastico il contenuto della mail da inviare alla sua gestione per averlo spedito indietro.
Svendo le nuove lire turche, perdendoci molto di più rispetto alla consistente svalutazione cui è soggetta.
A Torino la mia valigia tarda a comparire. Scoprirò a casa che il necessarie è stato correttamente recuperato dall'albergo.
FINE

Convivenza Collega


Il mio collega

/*My collegue*/  
collega convivenza «Il mio collega mi diverte mentre l'osservo da lontano. Venera le cose che lo circondano, finché non si avvicina alle mie. La convivenza sul lavoro.»
 

Last modified: Nov 27, 2005 (Created: Nov 24, 2005)
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La convivenza col collega

La finestra

Il collega di porta 7 quando arriva con comodo, con comodo cerca il posto migliore. Ha gusto: meglio vicino alla finestra, che qui sono belle ampie coi doppi vetri, di quelle belle finestre che separano dal freddo e dal rumore di una piazza brulicante del traffico di uno degli snodi del traffico torinese, di quei nodi di corda vegetale, ben bagnata, di quei nodi che non si riesce più a sciogliere, bestemmiando e spezzandosi le unghie, come tutti i nodi del traffico torinese. Queta è anche la mia finestra preferita, quindi essendo arrivato primo è mia. W la convivenza!

Hub

Posso osservarlo il mio collega (?), che poi non è mio collega, dio me ne scampi, non è bellicoso, accetta di aggirare la mia posizione all'estremità di due triple file di scrivanie collocate per sembrare una enorme e lunga. Sulla scrivaniona sono sparsi i detriti degli estemporanei fruitori dei suoi unici due servizi di piattaforma antigravitazionale e hub di rete informatica e di rete elettrica. I detriti sono carte, plichi, risme di fogli fotocopiati e reciclati, cavi collegati ad una estremità agli hub. Il mio collega si aggira con passo pesante e tonante sul pavimento flottante attorno alla scrivania cercando il meglio di ogni detrito. Il suo passo sgraziato fa tremare il flottante e la scrivania. Stacca e attacca i cavi cercando la sua presa preferita. Osservando la perfezione nerd della sua camicia a quadretti stirata, i jeans stirati, scarpe stirate, la zazzera cotonata, immagino che abbia misurato di tutte l'impedenza, le tensioni dei segnali e la banda passate. Rovista sotto la scrivania cercando una presa di corrente non accontentandosi della ciabatta utilizzata da tutti.

L'armadietto

Una volta recuperati i cavi, con le chiavi di cui si è impossessato, al terzo minuto può aprire l'armadio ove tiene riposto il suo armamentario maniacale. Anche l'uso delle chiavi è rumoroso. Le tiene appese ad un collare, che tiene lento essendosi ben addestrato da anni e non temendo più alcun colpo di testa da se stesso. Oltre a diverse chiavi, e ad un telefonino tiene anche appesi tesserini e chiavette per la macchina del caffè.
Sbircio oltre le ante. Oggetti strani sono collocati in ordine sulle mensole. Gli oggetti e l'ordine vengono trasferiti sulla scrivaniona. L'armadietto richiuso. Dalla scrivania il tutto viene collocato con efficenza tayloristica nell'area servita dai suoi cavi, dislocati in un ordine differente da quello si stoccaggio, ovvero quello di assemblaggio. Al quinto minuto vengono slacciati i bottoni dei polsini e accuratamente rimboccate le maniche di due risvolti.

La workstation

Gli oggetti misteriosi sono: una sorta di leggio o porta spartito da appoggiare alla scrivania, una tastiera nera convenzionale, un mouse con pallina.
E' il momento del pc portatile, che viene estratto dalla valigetta e la valigetta riposta nell'armadiatto. Le ante richiuse a chiave. Il computer è collocato sul leggio e lo schermo aperto fino a risultare parallelo alle pareti. I cavi vengono tutti attaccati. Viene pure collegata la tastiera. Segue un minuto di messa a punto di ogni cosa: dalla posizione della tastiera e del mouse, agli angoli che lo schermo forma sui tre assi cartesiani nello spazio. Anche il percorso dei cavi viene accuratamento impostato e corretto, invfine fissato con dei pezzetti di nastro con anima metallica.
Al ritorno della pausa pranzo il mio pc era stato resettato. La ciabatta era stata ruotata e la mia spina sposata verso l'estremità più vicino a me..
FINE

Melfi Volture


Il Vulture

/*The Vulture*/  
vulture melfi «Vulture, Basilicata. Visita in ditta e sopralluogo, in una struttura alberghiera e varie di catering per operatori del trasporto su ruote a Melfi
 

Last modified: Nov 27, 2005 (Created: Nov 7, 2005)
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Melfi (Vulture)

Oggi sono stato particolarmente ansioso. Non capisco se per il viaggio aereo o per i pensieri sul mio futuro lavorativo. Rimane il fatto che il petto mi scoppiava e vampate di calore mi pervadevano il petto. In aeroporto rischio di perdere il biglietto di ritorno, lasciandolo sul bancone per l'imbarco. Napoli mi accoglie con un vero temporale, con tuoni e saette, e molta pioggia. Fosse stata a Qui sta pioggia.. o a Torino, mi sarei risparmiato di lavarla io la macchina. L'aeroporto è piccolo. La società di nolo auto ha la serranda abbassata, l'ansia per il viaggio si trasforma e mi rende pronto a convertirla in incazzatura. Chiamo subito il numero verde. mi viene spiegato allora che il negozio è altrove, da raggiungere con apposita navetta.

L'albergo e la Ristorazione

Il motto riportato su un pieghevole dell'albergo è:
"La bellezza di un luogo ti porta a sognare aiutando a ritrovare nuova ispirazione per vedere te stesso sotto una luce diversa".
Tutti i clienti sono dell'indotto Fiat, invece le riviste sono di auto tedesche...
Tutti possono riscoprirsi in una luce diversa.
Guardo il cameriere e sorrido. Normalmente viene interpretato come un atteggiamento di attesa.
-Volete della pennette col tonno?
-Cosa avete di secondo?
-Una costata? Una costata dopo le penne è l'ideale!
Rifletto sulla costata. Ma rimango in attesa.
Rassegnato il cameriere continua: -Pizzaiola, arrosto..
-Con patate?
-No, spinaci.
Prendo pennette e arrosto. Arriva una splendida piccola costata, riscaldata.
-Ma avevo chiesto l'arrosto.
-Questo è un arrosto.
Non voglio litigare.
Arrivano altri, muoio dalla voglia invece di scoprire cosa mangeranno gli altri.
L'arrosto è scomparso dalla lista. Sono comparse invece pennette al pomodoro e all'arrabbiata (ovvero sempre al pomodoro).
Il cameriere per ripagare il mio scetticismo, passando, e mi mette sotto il naso la pizzaiola che è la mia stessa costata con sopra il pomodoro.. (al tonno?).
Al momento del conto gli ho spiegato che mi aspettavo una fetta tratta da un pezzo di carne, magari legato con lo spago. Allora lui ci ha pensato un attimo su': -Ah! anche quello in certi posti lo chiamano arrosto!
Adesso anche io voglio aprire un ristorante utilizzando ogni giorno solo 2 pentole...

La zona industriale è collocata in un'ampia piana, originariamente deserta, o meglio, destinata a colture, con rari casolari colonici. Non c'è ragione per costruirvi molti ristoranti. Al termine delle interviste fatte in stabilimento nel corso di una settimana, ne censisco 3, e giorno per giorno, mi pongo l'obiettivo di metterli alla prova tutti.
Nel bar dei camionisti tutto è diverso. Gli avventori sono affamati, da soli o a coppie, non si guardano e non si parlano, mangiano di sano appetito. Le coppie frequentemente durano il tempo di un pranzo, costituite per interesse, solo per approfittare di un posto libero. Le circostanze mi fanno ricordare la cena nella pizzeria di La Spezia di fronte al porto industriale. Una cameriera scherza fragorosamente con i clienti, elargendo forti manate sulle loro spalle, e tutti ridono. Le porzioni sono robuste, come i sapori. Le mie lasagne debordano dal piatto, e il ripieno potrebbe servire per condirne un altro. Sul piazzale si è fermata una macchina con aperto il baule, mettendo in esposizione dei jeans imballati ad un prezzaccio sospetto.
L'ultimo dei ristoranti è quello più classico, con un'ampia sala per accogliere pranzi di cerimonie, con un vero cameriere che raccoglie le comande, elencando le portate e mettendosi a disposizione del cliente. L'ambiente è meno "fast" rispetto il bar dei camionisti. Gli avventori meno ruspanti. Sembrano tutti uomini in affari ad una colazione di lavoro. Bene in vista un calendario dei NOCS mantiene l'ordine e la disciplina con tipi cazzuti in calzamaglia nera ed armi d'assalto, che calano con corde, con paracadute, con imbracature sul set fotografico "securizzandolo" con rapidità ed efficienza.

Melfi

Visitiamo Melfi. "La città è famosa per il castello medievale, sede del Museo Archeologico Nazionale, in cui Federico II promulgò le "Costituzioni Melfitane", un corpo di leggi che abolivano molti dei privilegi feudali ed ecclesiastici a vantaggio di una forma di governo assolutistica. Si visita la Basilica Cattedrale eretta nell'anno 1037 con la torre campanaria costruita da Re Ruggero nel 1153 e la chiesa rupestre di Santa Margherita interamente affrescata."
Tutto questo è vero. Aggiungerei che salendo a piedi verso il castello le case sono tutte basse, di due piani, sempre più popolari a ridosso della meta. Le case offrono la vista del proprio interno e dei propri occupanti, come se la strada fosse una estensione del salotto. O forse del bagno, visto che spesso sulla porta d'ingresso sono collocate varie tipologie di stendi panni.

Navigare

I raggi dei satelliti, perforano la nebbia e istruiscono il navigatore. Il percorso più breve è tracciato incurante della scelta del fondo stradale asfaltato, malmesso, sterrato... attraverso un cancello chiuso... I fari dell'auto sono meno efficienti dei raggi dei satelliti.

Il Cliente

La missione era quella di soddisfare il cliente.
Certo non avevo a che fare direttamente col "cliente", ma coi suoi dipendenti, e paragonandoli ai gradi di parentela, direi "piuttosto lontani", tanto che i punti di vista, gli obbiettivi, le aspettative erano completamente differenti da quelli del "grande padre".
In queste condizioni, il fatto di assegnare sul programma di gestione dei progetti il numero alla WBS all'inizio o al termine della sua creazione diviene fondamentale. Su questo primo ostacolo si imbatté la mia missione. La discussione durò una mezz'ora, a quel punto la resistenza divenne fiacca, non so bene grazie a quale della decina di argomenti a favore che dovetti inventare.
Il secondo ostacolo fu imprevisto: il panico da Gruppo di WBS.
-Caro cliente, lei lo sa bene, anche lei deve gestire i suoi clienti, promettere, mantenere, ma spesso si originano degli equivoci sui dettagli della soluzione o del servizio erogato, allora la frustrazione derivante la induce ad interpretare in negativo un aspetto assolutamente marginale del vostro rapporto e dargli più importanza di quella che meriterebbe, anzi, semplicemente eseguendo una analisi di valore ci si renderebbe conto che tali lacune sono ampiamente compensate dagli aspetti core dell'accordo tra di voi...
-Insomma volevo dirle che per semplificarle la vita le insegno a raggruppare le WBS...
Alla spiegazione di come creare i gruppi WBS, la situazione precipitò. Salvatore, che fino a quel momento era stato relativamente tranquillo, esplose: -Non ci sto capendo più niente! Prima i report, le colonne, salvare questo, salvare quello, le Z, e quelle storie sui costi che dobbiamo inserire noi...
Situazione pericolosa, affrontare la discussione con chi ha ben chiaro in mente cosa faceva prima e che non vorrebbe fare null'altro che quello.
Da bravo consulente arroccai evitando lo scontro. Gli garantii di insegnargli solo quello che rimpiazzava i suoi usi e costumi correnti dispensandolo dall'apprendere qualsiasi altra cosa. Gli chiesi di portare il lavoro dell'ufficio che lo avremmo svolto insieme a titolo di training. Chiesi ai suoi colleghi di svolgere anche loro il loro lavoro per integrarsi nel nuovo "scenario operativo": psicodramma lavorativo.

Venosa

Venosa, città del poeta latino Quinto Orazio Flacco, è un'antica colonia romana costruita sulla Via Appia. Fu sede della più importante comunità Ebraica della storia di Basilicata e conserva ancora intatte le antiche catacombe. Si visita il Castello Aragonese, sede del Museo Archeologico Nazionale, la Cattedrale di S. Andrea apostolo, il Palazzo del Balì dei Cavalieri di Malta, il palazzo del Capitano delle guardie nazionali, l'abbazia della SS. Trinità, l'incompiuta e il parco archeologico di Notarchirico.

Belli i vicoli principali del centro, in pietra chiara.

Fonti

Ma la principale attrazione della serata rimane la ricerca delle fonti di Gaudianello. Quest'acqua ha monopolizzato la gita nel Vulture. E' di quelle tipo: "né lisce né gassate". A me fan schifo. Ma qui non si beve altro. Vi sfido a trovarle: nel comune di Rionero ve ne sono quattro o cinque di sorgenti...

Linee

Le macchine si montano lungo lunghe linee. Tutto è verniciato in preparazione della rivista. Ai topi piace l'essenza di fragole con cui vengono impregnate le plastiche dagli odori originali più tossici. Dalle fosse usciranno fasci di luce blu intensi e taglienti tra i vapori d'olio come nel video Thriller. E dalle fosse usciranno zombi, morti ancora viventi, cassaintegrati ancora lavoranti...

FINE

Giro della Normandia


Normandia 2005 (Francia)

/*Normandy 2005 (France)*/  
normandia francia «Bretagna e Normandia, in Francia oggi è difficile sbarcare a Mont Saint Michel e St.Malo più di ieri, su Omaha Beach.»
 

Last modified: Gen 5, 2006 (Created: Aug 19, 2005)
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Normandia (Francia)

Sono partito con poche pagine molto belle tratte dal sito Viamichelin.it sulla Normandia e in particolare, sui luoghi, dello sbarco in normandia, con la Lonely Planet che si rivelerà come al solito di utilità marginale, e una vecchia guida verde del TCI le cui doti di sintesi ho sempre apprezzato.
Fondamentale infine per il viaggio la coppia navigatore satellitare e cartina Michelin della Francia. Vi illustrerò la mia esperienza sull'uso di entrambi.
Fondamentale è individuare e focalizzarsi su una tematica principale per Gita: in Francia, Bretagna e Normandia, paesaggi atlantici e storia dello sbarco.
Decido pertanto per un percorso in senso orario a partire dalla foce della Loira fino alla Normandia. Ho analizzato tramite un sito internet i percorsi più veloci per raggiungere Brest senza il pagamento di pedaggi. Ne sono risultate due principali alternative: passando per il Moncenisio o per il Piccolo San Bernardo. Dopodiché i percorsi avrebbero dovuto passare in entrambi i casi a nord di Lione. Assunta questa pianificazione di massima nel seguito ho sempre utilizzato il navigatore satellitare.
percorso

1° giorno - Francia

Qui (50 euro gasolio a 1,151 EUR/l = 43,44 l).
Aosta.
Piccolo San Bernardo.
Chambery.
Hauptcombe. Per evitare una lunga coda all'ingresso di un tunnel sopra il lago di Chambery, cerco un percorso alternativo col navigatore. Durante la variante guardando i cartelli agli incroci, scopro di essere vicino all'abbazia dove dei Savoia.
Bourg-en-brasse.
Cluny. La cittadina è carina ma niente di particolare. Abbazia. Pasticceria con fontana di cioccolato e panettone.
Taize. Ancora una volta, nella stessa giornata, mi imbatto senza aspettarmelo nell'indicazione per il paese dove risiede la comunità fondata da Roger Shutz, peraltro ucciso da pochissimi giorni. La comunità è appena scostata dal paese nella campagna collinare, e sembra un normale campeggio di medie dimensioni con qualche grande tenda. La strada l'attraversa e vi sono molti ragazzi di tutte le nazionalità sia nel campo che lungo i tragitti che congiungono i vicini paesi.
Percorsi 500 km.

2° giorno

Moulin (43,5 euro di gasolio a 1,038 EUR/l= 41,9 l).
Bourges. Cattedrale.
Tours. Enorme cattedrale con giardini che vale la pena vedere. Nel vicino museo sono esposti i modelli costruttivi per le guglie gotiche e le case in legno.
Vannes. Finalmente in prossimità dell'atlantico. Il mare non si vede ancora, ma il porto fluviale c'è. Creperie du poids public, scelta nella zona di passeggio, molto meglio di quella suggerito dalla LP. Il questo locale le crepes di ble noir sono il punto di partenza, in quell'altro era il prodotto speciale con sovrapprezzo. Considerazioni analoghe valgono per il sidro.
Degna di nota è l'Anduiette de Guemene, arrotolata a spirale, affumicata e bollita. Ma chi sa dirmi cos'è il sale di Guemene? Fosse della Normandia il cerchio si chiuderebbe..
Percorsi 740km.

3° giorno

Loqmariaquer. Dolmen du Mane Lud. Dolmen di 20m spezzato in quattro tronconi. Table des Marchand.
Carnac. Vasto sito megalitico, mille menir allineati lungo le località di Kerlescan, Kermario, Le Ménec. Visito un grande mercato ma non compro nulla.
Auray. Santuario di St.Anne.
Pont-Aven. Scuola omonima fondata da Gauguin. Il paese è molto pittoresco, attraversato da un canale pieno di vegetazione, e con le scritte commerciali un po' retrò verniciate direttamente sull'intonaco: sembrano gli scorci raffigurati nelle immagini del periodo della guerra. Mi accontento di fare la foto ad un barattolone enorme di Soup de Poissons. Se non si trattasse di pesce me ne comprerei uno per la mia collezione di lattine.
Rimango affascinato dalle gigantografia dei fari dell'Atlantio, ghermiti da onde immense, nascosti dalla spuma, sferzati dal vento. I fari, apparentemente semplici, sono interessantissime apparecchiature di fine ingegneria.
Phares de France
Fonds Ancien
Marina Militare
Cerco di fare la classifica dei più belli ma la loro unicità rende difficile il tentativo. L'unico rammarico della gita è che i fari sono generalmente collocati in zone impervie.
fari atlantico
Mangio su una panca accanto ad un inconsapevole camper di italiani. Ormai mi sono convinto che gli alsaziani sono buonissimi e più fantasiosi della nostra mortadella, mentre il salame è tremendo. Il sidro è decente, ma quello alla spina della sera prima era un'altra cosa... Sono riuscito a tenerlo fresco lasciandolo all'aperto durante la notte. Alla partenza l'ho occultato sotto il sacco a pelo e i vestiti nel baule.
Cancarneau. Avvicinandomi al paese incontro i cartelli che pubblicizzano una manifestazione proprio per quel giorno. Supero molte macchine parcheggiate, e appena inizio a sospettare la chiusura dell'accesso al paese come ormai si fa ormai anche in Italia ecco che raggiungo le transenne con gli organizzatori in divisa. Parcheggio fortunosamente lì accanto e mi incammino nella direzione presa dai gruppi di persone alla spicciola lungo la strada.. Il nome della manifestazione era il Filet Blues, chissà che bontà! Penso. Cammino per un quarto d'ora in mezzo ai capannoni della una zona portuale verso il rumore di festa che poco a poco si fa più intenso, ma girato l'angolo di un capannone del porto ecco, che ad un nuovo accesso transennato, dei ragazzotti in costume mi borseggiano ben sette euro.
Era la festa dei 100 anni della festa del paese di pescatori più grande di Francia, certo pescatori di pesce a livello industriale, ma fa poca differenza.
Sono arrivato ad una specie di piazza, lunga cinquecento m, e larga cento, affacciata sul porto e sulla fortezza in sua difesa. La piazza è piena di persone, distribuite tra i due palchi posti alle due estremità più lontane dove si suona e si balla in continuazione. Lungo i lati lunghi invece vi sono i banchi dove viene venduto sidro, birra e vino, grigliate, zuppa di pesce, crepes, torte. Al centro della baraonda vi è infine il tendone con i tavoloni e le panche per sedersi.
Scopro che il Filet Blues è il nome del costume locale indossato da molte indigene.
Il biglietto comprendeva solo la visita alla cittadella fortificata, il resto me lo sono dovuto pagare, e caro. Per esempio ho pagato il sidro due euro ogni 25cl, la zuppa di pesce, che da noi verrebbe chiamato... boh? c'è solo il brodo, il pesce è completamente disciolto... Oltretutto, la bancarella fa bella mostra lo stesso enorme barattolo fotografato a Pont-Aven, nella versione per venticinque persone.
La musica è ossessiva, e in fin dei conti poco interessante da sobrii, ma via via sempre più bella con l'andare dei bicchieri di sidro. Ci sono le cornamusa, i pifferi, i tamburi, ogni tanto qualcuno urlacchia qualcosa. Il suono delle cornamusa attraversano tutta la piazza, così, stando seduti sotto il tendone si è investiti dal suono di entrambi i palchi.
Ne bevo quattro di bicchieri di sidro. A Monaco avevo contribuito all'economia della città con tre litri di birra allo stesso prezzo.
Andandomene assisto al torneo di ambientazione portuale del lancio in alto dei fagotti, pieni di paglia, simili a bagagli. Ma chi lascerebbe trattare il proprio bagaglio in tale modo?
Brest. Il ponte.
Le Conquette. Kermorvan, il punto più occidentale di Bretagna, prima di entrare in Normandia. A piedi si raggiunge luingo una passerella, in auto si raggiunge risalendo verso la sorgente un tratto del fiume e scavalcandolo, per poi ridiscenderlo. Giunti ad un parcheggio si prosegue per poche centinaia di metri a piedi, fino ad un fortino con gli ingressi sigillati.
Molto bello è il percorso lungo le strade che costeggiano la costa prima verso nord e poi verso est. I paesaggi sono più insoliti con la bassa marea e al tramonto. Seguo il suggerimento della cartina Michelin, che evidenzia le strade più panoramiche bordandole in verde.
keroustat d68-Keroustat. Splendido porto naturale.
d127-Landuvez. Spiaggia azzurra con protezioni antisbarco. Misteriosa torre bianca a destra della strada, e poco più oltre un altrettanto misterioso terreno racchiuso da mura quadrate, con al centro una costruzione in mattone circolare. Ma non sono fatti così gli antichi castrum romani?
d27-Portsalle. Ponte con bunker a protezione.
d28-St.Pabu, Palongenau, Lannilis.
Morlaix. Tanti ristoranti, anche etnici, con alto ponte ferroviario dell'800 con due ordini di archi.
Percorsi 410km

4° giorno - Normandia (Francia)

51,50 euro di gasolio a 1,05 EUR/l = 49,05 l
Per fare gasolio alle 7 di mattina devo farmi aiutare da una signora. Per quanto veramente convenienti, i distributori di carburante dei grandi centri commerciali di Francia, durante la notte non accettano le carte di credito. Le propongo di scambiare euro sonanti con un equivalente consumo della sua tessera magnetica. Parliamo del più e del meno mentre controlla che non ne approfitti eccedendo la quantità concordata di carburante.
Per raggiungere la tappa successiva, seguo ancora una volta i suggerimenti Michelin. Lungo uno di questi tragitti, scopro la villa dei miei sogni, cilindrica, completamente foderata di vetri.
Saint-Jacut-de-la-mer. Al ritiro della marea molti giungono in macchina per avventurarsi sulla spiaggia alla ricerca di molluschi e crostacei aggirandosi tra banchi di alghe collassate al suolo. Sono perfettamente raggiungibili a piedi quelli che con più acqua sarebbero isolotti di una specie di laguna.
L'ingresso della baia è regolarmente protetto da bunker, e una targa ricorda un curioso episodio, anzi, curiosamente ricorda un episodio, nel quale un tizio, nel 1940 abbandona la Francia con dei colleghi. Se poi il tizio non fosse divenuto maresciallo, che ragione c'era per ricordare l'episodio con una targa?
St.Malo. Porto molto pittoresco e cittadella irraggiungibile per la folla.
Mont Saint Michel. Molto suggestivo il raggiungerla scorgendone la imponente sagoma avvicinarsi in lontananza. Pienissima di gente, un parcheggio più pieno di quello di uno stadio di calcio, un parcheggio lungo chilometri, sembra l'esodo di un film catastrofico americano.
Bayeux. Siamo ormai nei luoghi delle operazioni militari dei primi giorni dello sbarco. Cattedrale e paese pittoresco. Giungo alle 20 e parcheggio sotto la cattedrale, unico obbiettivo della sosta.
Dopo aver girato il paese a piedi, molto carini gli scorci di metà secolo mantenuti apposta per gli ex combattenti in visita, scelgo quello che si rivelerà un ottimo ristorante con menù pantagruelico da 29 euro.
Perplessità degli italiani nel ristorante francese:
-Io prendo il formaggio e la frutta
-Chissà se ti decidi a ordinare, che aspettiamo? L'alta marea?
-Viand... Cos'è sta viand? E cos'è lescalop?
-La scaloppina!
-Il camamber?
-È un formaggio! Lo conosci anche tu.
Sono sardi, mi astengo dal suggerire loro il capretto.
-Queste sono forchette antiche, vedi? da noi non le fanno più.
-Sarà che qui non se le ciulano...
-Speriamo che questa viande sia buona...
-Mangio insalata perché ingrasso. Ci sono quelli che ingrassano a ppera e quelli che ingrassano a mmela.
-Ed io? che ingrasso a banana?
-Di gelato ci sono frambois, chocolat, pomme... mmmh.
-Vuol dire che ci sono fragole, cioccolato, pomme... mmmh. -rivelando di non aver capito l'ultimo gusto...
Percorsi 430km

5° giorno - Normandia (Francia)

Giornata iniziata molto presto e tutta dedicata allo sbarco del 6 giugno 1944.
Arromanches. Porto mobile.
Longues-sur-mer. Batterie costiere.
Colleville. Settore Omaha e cimitero americano.
colleville
Vierville. Settore Omaha
Pointe du Hoc. Scogliera, impressionante, ma con poche didascalie.
Sainte-mere-eglise. Paesaggio caratterizzato dai Bocages, bello il percorso storico.
La combe. Cimitero tedesco, toccante, specie la presentazione delle attività dell'associazione XXXXXXXXXX, come l'identificazione delle salme disperse.
Caen. Memoriale. Troppo caro. Nella libreria annessa, sfogliando i libri ci si toglie sicuramente tutte curiosità che, solo forse, il museo avrebbe tolto. La città è freddina e piena di semafori non sincronizzati.
30,92 euro di gasolio a 1,028 EUR/l = 30,1 l
Trouville e Honfleur. Pago ha detto di andarci: villaggi stucchevoli e pieni di turisti.
Rouen. Giovanna d'arco. Cattedrale. Il centro è di difficile circolazione, ma è suggestivo. Sonora fregatura culinaria: ho distrattamente incrociato con lo sguardo il menù di un ristorante tipico Congolese. Carissimo, e fondamentalmente africano. Non ho neppure trovato il calvados alla Lidl
Percorsi 400km

6° giorno

Bourges.
Chambery (52,65 euro di gasolio a 1,07 EUR/l = 49,2 l)
Mont-Cenis.
Torino.
Percorsi 960km in 14 ore dalle 7 alle 23
In totale percorsi 3500km da Qui a Torino.

FINE