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Dopo lungo peregrinare

Dopo lungo peregrinare Paris 6969 o anche Gite Impossibili o ancora Impossible Trips ha (spero) raggiunto stabile sede su Blogger.com.

I siti precedenti sono stati:

Gite Impossibili

Gite Impossibili

/*Impossible Trips*/

Last modified: Aug 7, 2007 (Created: 1 Sep, 1995)
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gite impossibili Non basta una cartina, non basta una guida turistica... La fortuna! La fortuna e la convinzione che non sia tutto lì ciò che c'è da vedere nelle vostre gite. Con questo sentimento, gettando occhiate anche distratte sui pendii delle montagne, alle radure nei boschi, si possono originare le più disparate curiosità, che soddisfarle non è impossibili. Individuati questi punti si può procedere alla ricerca di informazioni su questi specifici soggetti. Si può arrivare così ad un piccolo opuscolo, magari disdegnato in quanto gratuito, oppure ad un articolo nelle pagine centrali di un quotidiano, e lì dentro trovare assieme alla vostra 'esca', un'ulteriore miniera d'oro di spunti per una vostra: GITE IMPOSSIBILI.
Rimando alle altre cinque principali sezioni nel caso cercaste episodi edificanti della mia vita o la monografia sulla misoginia o la discussione sull' ambito culturale o soluzioni o slanci di pensiero. Accetto comunque suggerimenti per correzioni o ampliamenti... non tanto alla sezione quanto direttamente alla mia vita.

FINE

Per Iscritto


Per iscritto, per favore

/*Black on white, please*/  
«Il telefono, la sua voce, attivata dalla mail inviata ad un'altra, non è pacifico ma è atlantico ciò che ci divide, il contratto ci unisce.»
 

Last modified: Oct 11, 2006 (Created: Oct 10, 2006)
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Ho spedito una mail alla referente che gestisce il personale. Dico referente perché nessuno ha mai detto che fosse di più, perché quando serve, viene detto che le scelte arrivano dal personale della società che ci possiede al 60% e che ha insidiato il proprio Amministratore delegato e Direttore ICT nella posizione di amministratore delegato e direttore della praticamente unica business unit.
Nella mail richiedevo che venisse documentato il mio contratto con i regolamenti aziendali in vigore, in particolare quanto inerente le trasferte e gli incentivi.
La signorina referente me la immagino, letta la mail, superata con lo sguardo la parte in cui le facevo i complimenti per lo spirito collaborativo e la speranza di rivederla presto sempre così in salute, si rivolge al dirigente che segue il contratto che ha mercificato la mia esistenza in brasile, che subito mi chiama.
Si sorprende per tanta curiosità e si meraviglia che non siano sufficienti gli accordi verbali. Io mi dimostro molto sereno e accondiscendente, può benissimo rispondermi in tali termini per iscritto, lui o chi mi indicherà.

Metto in rete i miei CV opportunamente offuscati. Ma chi di voi è head hunter li riconoscerà. Accetto suggerimenti per aumentarne l'efficacia o proposte per renderlo inutile/meno utile.
FINE

A bordo



A bordo!

/*Boarding!*/  
«Ciò che sale scende, deve scendere, deve fare la coda, quella coda, quell'altra, deve mettersi in lista, ripassi, ritorni, si arrangi!»
 

Last modified: Aug 18, 2006 (Created: Jul 29, 2006)
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LUGLIO

Tutto quello che può accadere nei voli aerei sono accadute entro la terza tratta con il Brasile.

Posto non assegnato

Al check-in il sistema informatico è bloccato e non mi viene assegnato un posto. Mi viene consigliato di segnalarlo al desk dell'imbarco non appena l'assistente si presenti. Davanti al desk è già ressa, di gente in stato d'ansia che raccoglie informazioni e rassicurazioni dei generi più disparati. Per me di posto non ce n'è, devo attendere ancora che succeda qualche evento della complicatissima procedura di imbarco che nessun utente di aeroporti potrà mai conoscere fino in fondo. All'apertura del gate, forse per l'anomalia segnalata dei sistemi avviene il controllo manuale di qualche altra cosa che ovviamente non capisco. Ma nello stesso tempo mi viene assegnato il posto. Il posto in testa alla fila rimane mio dopo due tentativi di sostituzione con altro posto non pari requisiti e una coppia con bimbo in culla.

Bagagli in eccesso

Alla partenza non partiamo che due ore dopo l'orario previsto. Il controllo manuale era relativo ai bagagli imbarcati, che erano in numero superiore a quello dei passeggeri. Una volta capito che i due numeri non sono coerenti, la stiva viene svuotata e ricaricata manualmente. Il capitano rassicura tutti con accento romanesco. Sembra di essere alla stazione Termini.

Aereo col vetro rotto

Se qualche bagaglio in più determina due ore di ritardo, ad un mio collega è accaduto anche di peggio. Una volta imbracati i passeggeri, uno di questo col posto a finestrino ha chiamato l'assistente per far notare una vistosa macchia all'interno dell'oblò. L'assistente ha cercato di rassicurarlo. Una voce flatula tra la folla in rapidissima reazione a catena divenne una tempesta: "il vetro è rotto". A questo punto il passeggero, perfettamente conscio della pericolosità della situazione ha preteso di essere spostato vicino ad un altro finestrino. Il capitano, verificato sulla propria lista di controllo che le verifiche tecniche erano state fatte, molto burocraticamente ha dichiarato l'intenzione di voler comunque partire. A questo punto alcuni passeggeri non sono voluti più partire e han chiesto di scendere dal velivolo. Gli assistenti han cercato di minimizzare la questione, finché non son saliti a bordo due carabinieri avvertiti via cellulare. Per evitare il sequestro di persona il capitano ha concesso a coloro che l'avessero voluto di scendere dal velivolo. Di questi ovviamente si è dovuto procedere al recupero dei bagagli. Passeggeri non ancora convinti né a scendere, e né a partire a cuor leggero minacciavano di presentare esposti alla magistratura, di scrivere ai giornali, di pubblicare articoli di fuoco perché loro stessi giornalisti.
Alla quarta ora di ritardo si presenta un tecnico con una enorme borsa colma di attrezzature speciali per oblò. Si siede con perizia accanto al finestrino. Osserva la macchia con una lampada a luce blu. Fa assumere alla nocca della propria mano destra un angolo acuto e la sbatte sulla superficie in plexiglas ovale alla sua destra. La goccia di condensa intrappolata tra gli strati di vetro e plastica cola sul fondo a causa della forza di gravità.

Fallimento della compagnia aerea

Questo comporta la cancellazione della maggior parte dei voli, scelti con il semplice criterio dettato dalle misure che i fornitori prendono nella speranza di recuperare i crediti o subire il minor danno. Come in tutti i fallimenti, a farne le spese sono i clienti. Nello specifico il sito Varig è ancora attivo, e presumibilmente sta ancora raccogliendo ordini, come quelli dei 13000 brasiliani ora in germania per seguire i mondiali della squadra giallo verde.
Il mio volo tra Sao Paulo e Belo Horizonte è stato cancellato. Sono arrivato al check-in inutilmente in affanno, per il tempo perso a recuperare la valigia. Eccomi pertanto in due liste d'attesa per sostituire la tratta con altra compagnia. La tragedia finanziaria della compagnia di bandiera Brasiliana non è l'unico fatto nefasto quella mattina in aeroporto, il maltempo infatti ha determinato la cancellazione di molti voli di aziende sane ma con pista fradicia in una città che conta 20 milioni di abitanti ed un unico aeroporto internazionale. La coda per raggiungere i check-in attraversa tutto il gate, fino alle scale mobili, mentre non è più una coda concentrica quella tra le bindelle mobili rosse, ma una massa incoerente innanzi agli sportelli. Mi tocca fare il furbo passando davanti a circa 1000 persone, magari nelle mie stesse condizioni, e infilarmi nelle ultime corsie privilegiate, sempre più privilegiate, ad un livello di privilegio tale che ancora nessun altro passeggero ha cercato di percorrere. La prima lista d'attesa è quella di una compagnia low-cost, si segna il mio nome su un foglio di carta. Il brutto di queste situazioni è che non esiste un manuale per affrontarla. Fino ad ora non avevo mai avuto pratica di caos da aeroporto, spesso citato ai telegiornali italiani per qualche sciopero di questa o quella maestranza. Anche le lamentele dei passeggeri rimasti a terra era generiche, come "Nessuno ci ha informati", oppure "E' stato impossibile ottenere informazioni su cosa fare", oppure "Ci siamo sentiti abbandonati". Si tratta semplicemente di una jungla, dove ogni compagnia, ogni aeroporto e ogni impiegato adotta le sue procedure e regole. Il risultato è che bisogna essere intraprendenti al massimo e di esser pronti a commutare dall'atteggiamento paziente e disponibile a quello polemico e del 'lei non sa chi sono io!', 'non so Lei! Io sono in Brasile per lavorare!'. Mi dicono che sono settimo, senza darmi indicazioni per interpretare con ottimismo o pessimismo il dato, e di ripassare tra due ore appena prima della "chiusura" del volo.
Provo a sedermi in una delle aree passeggeri. Ma mi prende l'ansia di non stare facendo tutto il possibile per andarmene da Sao Paulo. Mi metto in coda per la seconda lista d'attesa, con un po' di più di tempo. Dopo due ore giungo allo sportello per sentirmi dire da una bionda stupenda che lei, come la lista d'attesa, non può offrirmi nulla.
Torno alla low cost e dalla settima posizione nella lista sono passato alla quinta e vengo nominato. Alzo le braccia per la gioia e guardo gli sconsolati non ancora nominati. Mi sorridono, ma sò che sarebbero disponibili a tagliarmi la gola.

Aereo rotto

Conquistare il posto in lista d'attesa non è tutto. Anche questo affanno è inutile, problemi tecnici spostano l'orario di partenza dalla 11 alla 11.30, senza destare grandi sospetti, poi alla 12, poi alle 14.30. La partita Italia-Australia è già iniziata. Sarà che i tecnici addetti alla messa a punto del mio volo sono tutti di origine italiana, ma la correlazione tra la partita e il nuovo orario di partenza desta in me qualche sospetto... Infatti, finita la partita i tecnici compaiono attorno al muso del velivolo per un ultimo consulto.
Novità, l'orario di partenza viene con un colpo di mano ora spostato alle 15,10 senza darne risalto ai passeggeri appiedati. Prime avvisaglie di rivolta. Ma la maschera delle hostess rassicuranti viene gettata quando un mesto muletto porta via l'aereo per la sua sostituzione. Il destino vuole (?) che anche il sistema audio sia in panne e i messaggi di scuse del personale ausiliario di terra sia gracchiante e incomprensibile. Il nuovo fatto viene vissuto con relativa ironia dai podisti. Anche del personale ausiliario di terra non riesce a non sorriderne... L'arrivo di quello nuovo viene accolto con una ovazione e con la famosa 'onda' emule di quella del Maracanà.

Bagagli in difetto

Mentre i bagagli in eccesso possono determinare dei ritardi, è noto che bagagli in difetto mettono in allarme solo i rispettivi proprietari. Possono aumentare le probabilità di smarrimento dei bagagli le seguenti circostanze:

  • Sfiga.
  • Spedizione diretta dei bagagli all'aeroporto di destinazione sebbene sia previsto il cambio di vettore.
  • Mantenimento sulla valigia di vecchi barcode.
Al crescere del numero di scali intermedi la probabilità di perdita dei bagagli diviene progressivamente certezza.

Bagagli danneggiati

I bagagli vengono sottoposti a sollecitazioni devastanti, non tanto per aria, quanto per terra, per la cura con cui sono trattati nelle operazioni manuali ed automatiche tutte dirette verso terra.
In un viaggio ho rotto una bottiglia di saké, in un altro ben di peggio: una bottiglia di olio (extravergine s'intende!).
Abiti e camice in tintoria, specificando chiaramente l'orgine delle macchie. Il resto l'ho lavato un poco ogni sera, compresa la valigia. Il tutto permesso dal fatto che sono in residence: un bel salottino con vetrata sulla città per le cenette galanti, balconcino, cucina e lavatoio.

Per l'olio la bertolli suggerisce:

     Porre il tessuto macchiato su una superficie piana, 
preferibilmente sopra un asciugamano. Coprire la macchia
con uno spesso strato di farina finissima di granturco,
sale o bicarbonato di sodio. Aspettare che l'ingrediente
asciutto abbia risucchiato l'olio e i grumi. Grattare con
la punta d'un coltello e rimuovere l'ingrediente asciutto,
che avrà assorbito il grosso dell'olio. Lavare come al
solito, alla temperatura più alta ammessa per il tessuto
in questione.
Suggerimento chiaramente disatteso. Ho usato detersivo per i piatti e acqua fredda.
FINE

Visitas e Comunicaçao


Visitas e Comunicaçao

/*Visits and Communications*/  
«Visite e tentativi di comunicazione con amici, parenti e conoscenti. Alla fine, in Brasile è è efficace solo chi si muove con i propri piedi.»
 

Last modified: Aug 4, 2006 (Created: Jul 27, 2006)
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GIUGNO

IL MARE

Qui a Belo Horizonte il mare è lontano, il mezzo più semplice per raggiungerlo è il bus che parte venerdì a mezzanotte dalla stazione rodoviaria e che arriva alle 6 in spiaggia a Rio. E' un altopiano con un clima delizioso. Siamo in pieno inverno e la temperatura senza sole e di notte non è inferiore a 12-14 gradi, una bella primavera insomma, considerato che gli alberi sono ancora tutti fioriti, la frutta non ha stagione, le gonne sono corte. Le giornate però sono corte, e qualche ragazza la mattina indossa i guanti di lana. Di sotto sopra c'è anche che qui i gorghi ruotano in senso orario: viene il capogiro a guardare il defluire dell'acqua nello scarico del lavandino il mattino...
La cucina è ottima, e le persone di ottimo carattere. Ce ne vorrebbero così a Torino... Insomma se il Brasile fosse un'isola del mediterraneo sarebbe una figata.

COMPAGNI DI VIAGGIO

Tutti molto giovani. Tranne A. che mi batte di quasi 10 anni.
Ma non credo che sia legato all'età il fatto che tutti abbiano gli ormoni in sovrapproduzione, deve essere un fatto caratteriale. Come caratteriale deve essere il fatto di essere venuti fin qua per tutto sto tempo continuativo. Devono aver premeditato il tutto quando hanno accettato di venire. C'è un simpatico via vai di professioniste qui in residence, e alla reception, basta entrare in simpatia col commesso, ed è possibile avere l'estratto conto di ciascuno degli inquilini e colleghi... il record è di un dipendente della prestigiosa società di consulenza, con 1500 euro in un mese... e c'è da aggiungere che qui sono piuttosto a buon mercato le ragazze vista la grande concorrenza.
Il grande test di quella che sarà la compagnia offerta dai compagni di viaggio, è, dopo il lavoro, il comportamento a cena. Sono i luoghi nei quali si spende più tempo assieme. Certo, se accadesse assieme, potremmo anche includere altri due luoghi importanti: fare la doccia e cagare, ma trovo che comunque sia più spontaneo il lavoro e la cena.
Prendiamo come esempio una cena Da Ambrosio's. E' una tipica churrascaria, come se ne incontrano anche nelle nostre città. L'altra più alla moda di Belo Horizonte, il Porcão (di cui posso fornirvi la visione di uno dei suoi migliori salini a casa mia), è più costosa e sinceramente con camerieri più antipatici. Peculiarità del locale è l'utilizzo di un cartellino a due facce colorate, rossa e verde, per indicare la propria propensione a consumare, e quindi invitare o meno il cameriere a tagliare la porzione di carne.
E' un locale che invita a bere. Lasciate perdere i vini che sono mediamente più cari e più cattivi che in piemonte. Insistente piuttosto con la caipirinha e la birra. Vino o non vino, nell'alcool veritas.
Uno dei colleghi per esempio, ormai ubriaco si lasciava andare a penose confidenze sulla sua vita sessuale passata, sul matrimonio mancato dopo la scoperta delle corna della mancata signora, del fatto di averla accolta dopo qualche anno quando questa venne a sua volta abbandonata con prole.
Un altro incentrala la discussione in stile pescatore sborone sulla dimensione dei propri malanni. Questo va tagliato subito fuori, è il genere di lamentela peggiore, senza possibilità di replica, se non millantando un malanno ancora peggiore.
Più che da tagliare fuori, quest'altro è invece da sopprimere. Questo concentra la sua discussione su racconti di viaggio in tono ingiustificatamente acceso. Se la prende con antichi rancori con antichi compagni di viaggio, organizzatori, istruttori. Rancori su come la sua preferita associazione velistica sia stata chiusa e soppiantata dalla concorrente in prestigio. Ma è appunto il tono infervorato, l'entrare nei dettagli inutilmente che mi irritano.

VOIP E BSD

Le applicazioni VOIP sono una grande invenzione. Sebbene imbastardite con funzionalità "chat" è una soluzione irrinunciabile per chi prova piacere nell'avere attorno a se persone famigliari a prova di qualsiasi lontananza. Ma a me non funziona. Lo scopro, e ne provo una cocente delusione subito il primo giorno. L'amico di Qui mi chiama, accetto la chiamata, sento distintamente la sua voce ma la mia cade nel vuoto. "Esco" e "rientro" dal programma, secondo la regola aurea del bug-shooter, ma non succede niente.
Il "debugging" dell'applicazione è lento è dura più giorni e per questo è più penoso. Escluse le cause fisiologiche (dell'hardware a mia disposizione), passo ad esplorare le cause psicologiche (driver della scheda audio). Diagnosi: sul pc non c'è il microfono, il microfono che mi ero portato da casa non funziona, il driver di periferica è già allineato all'ultima versione, oltretutto la più recente. Ma non basta, la sua reinstallazone mi permette di usare il microfono di fortuna che mi sono procurato, ma solo fino al primo riavvio del sistema, poi si torna al punto di partenza. Le modifiche al "registry" suggerite nei forum non hanno successo.
Ora il dramma conseguente all'accanimento terapeutico: passo a reinstallare i driver di sistema. Il sito di supporto del costruttore del mio pc, ha rilasciato numerosi aggiornamenti con data molto recente. Ho l'intenzione di applicarli tutti, in successione, riavviando ogni volta la macchina... Alla terza applicazione ottengo la famigerata BSD, l'angosciante "bluescreeen of death"...
Sempre, ripetutamente ad ogni tentativo di riavvio, anche in modalità provvisoria...
Sono in albergo, solo, seminudo sul letto, a 10.000 km di distanza dal mio centro di assistenza con la faccia dipinta di blu dai fosfori della bluescreen of death.
La BSD si presenta ad ogni riavvio, anche senza batterie inserite, anche dopo un avvio "safe", anche dopo aver richiesto al BIOS di sistema di fare test più approfonditi, di non usare alcun tipo di cache o ottimizzazione a scapito della compatibilità. Trovo anche un nuovo menù di diagnostica di sistema che non avevo mai visto, considero che deve essere colpa sua e che dove essere stata inserita nell'ultimo dei pacchetti che mi ero accinto ad installare. A scapito del boot di sistema le diagnostiche funzionano benissimo... ma non diagnosticano nulla di interessante se non cose già sospettate, come: "la scheda audio ha l'ingresso mic con qualche problema".
Ancora BSD. Ore 24 GMT-3 ultimo avvio "nell'ultima configurazione funzionante"... e il desktop torna a splendere. Telefonerò VOIP un'altra volta, grazie.

VEDO DOPPIO BUS

La mattina dopo non sembra difficile alzarsi, nonostante la birra, l'ora tarda, il blog, il voip e il bsd. La messa a fuoco dell'orologio è difficile ma l'indicazione è rassicurante. Sono le 7.15 e quindi di tempo ce n'è, ce n'è... non so perché ne sia convinto ma lo sono. Mah... Non ha importanza. Il dormiveglia... Anche se è presto il sonno non torna, mi accingo a fare la doccia dopo qualche cazzeggio, intorno alla piccola stanza per raccogliere qualche scontrino da terra.
Sarà stato il riflesso condizionato Pavloviano del rumore della docce a rinfrescarmi la testa, ma improvvisamente risavisco: il bus parte alle 7.30!!! Cioè: ora!!!
Mi getto i vestiti addosso, senza lavarmi, radermi, evacuare, senza il de-o-do-ran-teee.
Quel giorno il bus partì in perfetto orario, ma non solo, ne partirono due in perfetto orario. La procedura del doppio vettore non era ancora ben rodata, perché il controllo per semplice "conteggio" non poteva funzionare correttamente senza integrare i conteggi parziali dei due mezzi. Perdo quindi il bus, anzi due bus, ma come nessuno si era accorto della mia assenza alla partenza, nessuno se ne accorge all'arrivo, non essendoci alcun conteggio. Arrivato in stabilimento mi basta non farmi notare, andando in un ufficio discosto, e facendomi vedere in giro solo a tarda mattinata. Tutto effetto del doppio bus.
Il giorno dopo accadde la stessa cosa ad un collega. La sua assenza venne notata dal collega sbagliato, che trovandola particolarmente divertente, come in effetti è, provocò la diffusione rapida della notizia.

IL MAITRE

Il maitre d'hotel è molto gentile. Non particolarmente ossequioso, mi dice quello che sà: il "passero verde" passa anche qui davanti, ma sabato è rischioso perché potrebbe essere pieno. Partendo dalla rodoviaria, raccoglie lungo il suo tragitto molte persone. Allora lui prende dalla guida telefonica il numero del gestore della linea e lo chiama. Raccoglie così informazioni sul prezzo, gli orari di andata e ritorno e se ci sono ancora posti disponibili. Condivido queste scoperte col mio collega e ci risolviamo a partire. Chiedo al maitre di indicarmi esattamente posizione della fermata, e allora lui usce da dietro il bancone, non prima di aver preso due biglietti da visita dell'hotel per me e uno per il socio romano perché non ci perdessimo e potessimo sempre chiedere aiuto ad un taxi. Fuori dalla hall, sulla piazzola di sosta per lo scarico e il carico dei clienti ci indica la fermata, ci descrive il passero verde, e si offre di avvisarci lui quando questo passerà. Non vogliamo abusare della sua gentilezza, ringraziandolo e invitandolo a tornare ai suoi uffici. Ma ecco che portentosamente apparire l'imponente passero verde. Troppo velocemente, perché sebbene la fermata fosse a 100 metri da dove ci troviamo, è comunque irraggiungibile per tempo senza gettarsi avventatamente nel traffico della strada che improvvisamente si è intensificato. Ed ecco che il maitre inizia a chiamare a gran voce il bus e a sbracciare per farsi notare, e poi ancora a gettarsi sprezzante del pericolo tra le auto, costretto a rimanere tra una corsia e l'altra attendendo il momento buono per completare la traversata. Le auto strombazzano e inchiodano per scansarlo. Il volatile si è fermato. Il nostro Virgilio, giunto sulla sponda opposta, viene incitato dai i pedoni seduti alla fermata che si alzano tutti in piedi a braccia alzate per incitare il Dorando Pietri latino. Il bus invece, senza alcun riguardo al valore sportivo dell'evento, dà gas alzando il motore di giri e lasciando frizionare le interfecce interne del powertrain. Il pianale del mezzo imbarda caricando le sospensioni opposte alla direzione del moto mettendo in rotazione le ruote di pochi gradi. Ma solo un attimo, perché il maitre è giunto allo sportello anteriore e ottiene l'attenzione dell'autista. Noi intanto assistiamo alla scena ancora al principio del guado. Con calma, attraversiamo, e salendo sul prandellino, colmi di riconoscenza lo ringraziamo stringendogli la stessa mano con cui lui si terge il sudore dalla fronte, felice come noi.
FINE

Beleza!


Beleza!

/*Cool!*/  
«Tornare ed essere al centro dell'attenzione, pure di ragazze del Brasile che sorprendono ancora, nonostante gli anni...»
 

Last modified: Aug 9, 2006 (Created: Jun 23, 2006)
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GIUGNO

Primo rientro e interviste

Al mio rientro cerco a tutti i costi la normalità. Quella che per me è la normalità. Quella che era. Quella che vorrei fosse. Inizio la mattina con un emozionante atterraggio alle 7, in discesa lenta, quasi a volo radente sulle mie risaie, regolari, verdi e acquitrinose. Mortara, Vigevano, Novara paesi e città familiari. Disinbarco rapido per i passeggeri UE. Perdo più tempo ad aiutare una collega a recuperare il bagaglio: un delicatissimo birimbao acquistato a Rio, che doveva essere imbarcato a mano e invece finito in stiva senza aver tempo di avvantaggiarsi della plastificazione. Altro contrattempo da citare relativo ai bagagli è il gocciolamento della valigia. Ingenuamente da principio penso si tratti di condensa, invece, annusando quel liquido, concludo che si tratta della bottiglia rotta di saché, sparso completamente sul fondo della valigia. Alle 7.30 baciavo il suolo natio oltre la dogana.
Il jet-lag derivante dal volo verso est è più facile da assorbire. Non è differente da una notte quasi completamente in bianco: nessuno se ne è mai lamentato.
La mattina è dedicata a smantellare la valigia, super-compressa e super-ottimizzata in quanto troppo piccola per i regali che mi ero portato a casa: maglie varie del brasile, sigarette di mais, bigiotterie hippy, gadget da torcida mundial.
Verifica delle novità accadute su internet durante le 20 ore del viaggio. Boccata di "aria di casa mia" nel centro commerciale cittadino dove non resisto all'acquisto compulsivo di olio da regalare ai brasiliani che in cuor mio spero di non rivedere più... Pranzo a casa coi miei.

Il mio piano di recupero del fuso orario mi permette dopo pranzo una pennichella di non più di un'ora. Da French per gli ultimi film.
Sabato sera al lago per riprendere le sane abitudini con grigliata e festeggiamento di un compleanno. E qui comincia la parte più caratteristica del rientro: le domande insistenti, più che sul viaggio, su quante me ne sia scopate, oppure più confidenzialmente su come ci si debba comportare per scoparsele tutte.
Non riesco a giustificarmi con nessuno: -Sei l'unico che è andato in Brasile e che non ha scopato!
Abbandono il lago il giorno dopo, coperto di ignominia. Pranzo domenicale coi miei. Internet e gita a Bielmonte. La sera a Borgomanero da Beppe, già alla ricerca di un mestiere alternativo lontano dalle spiagge del Brasile (ancora di più da quanto lo siano da Belo Horizonte).
Martedì in ufficio il disonore viene nuovamente rievocato coi soliti toni spavaldi di chi non ne potrebbe fare a meno di scopare in Brasile.

Ma da quando il Brasile è così famoso per la disponibilità delle sue donne? Sarà una questione generazionale, ma io sono cresciuto nel mito delle bionde svedesi, o delle francesine. Del Brasile avevo solo in mente il movimento del sedere nella samba e la gamba lunga delle mulatte, o dei travestiti dei viali di Milano. E poi delle Walkirie o delle Lou-lou non si diceva semplicemente che te le saresti scopate, ma che loro, incredibilmente emancipate e intraprendenti sarebbero venute a loro cercare te.
Come raccontare che anche in Brasile, a parte che con le mignotte, si corteggia come nel resto del mondo, che alle ragazze indipendenti economicamente piace sentirsi lusingate per quello che vogliono essere... Il Brasile infondo è una potenza industriale, e la parte di popolazione che partecipa attivamente alla sua vita economica non può che assomigliare a quella dei paesi industrializzati di tutto il mondo.
Interessante è che in definitiva, solo una collega ha notato ad alta voce quanto sia singolare questo dare per scontata una cosa non vera, almeno non generalizzabile, che per affermarla richiede di fare qualche ipotesi restrittiva. Altre ragazze lo hanno ammesso in confidenza, quando esplicitamente interrogate sull'argomento. Altre ancora si comportano come maschi, consegnando tutta la questione alla natura ferina del selvaggio sudamericano, uomo che donna che sia.
A parte tutte queste amenità il mio problema non era essere tanto l'essere canzonato italicamente sulle mie virtù sessuali, quanto il riuscire a non tornare stabilmente in questo paradiso che è l'Italia.

FINE

Solo per olihar


Solo per olihar

/*Only to put an eye*/  
«In Brasile non ci sono più le señore serie di una volta, forse perché sono garrote giovani e spensierate e ricche di fantasie.»
 

Last modified: Aug 18, 2006 (Created: Jul 27, 2006)
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LUGLIO

PRIME VOLTE

Primo porno alla fine di una festa di elettrotecnici al quarto anno che frequentavo l'università a Torino. Non ricordo molto della trama...
Primo night alla fine del secondo viaggio a Belo Horizonte.
Il termine di questi interminabili soggiorni è caratterizzato sempre da un certo rilassamento: niente più palestra, niente più spesa, niente più mangiare le cose buone fatte "in casa" nella cucina del quarto del residence. Non ero interessato ad uscire, ero assorto dalla mia attività preferita di quel periodo: inviare CV e cercare ispirazioni per comporne di altri, per trovare annunci, per iscrivermi a siti di recruiting. Altra attività perseguita senza tanta assiduità è scrivere su questo sito. Altra attività collegata al rilassamento è lo svuotamento del frigo, nel quale di praticamente edibile erano rimaste solo qualche lattine di birra, attività alla quale mi concedevo con piacere.
Mi chiamano al telefono per dirmi che un collega del progetto aveva ricevuto la promozione e che si sarebbe festeggiato in un bar. Lo svuotamento del frigo era a buon punto, ero alla quarta lattina. Ma accettai giusto per l'eccezionale occasione sociale.
La serata è iniziata così, senza tanto clamore. Il bar non era un gran ché, ma era pieno di caipirinha, ce n'era a sufficienza per berne quattro a testa, assieme a piatti di carne arrostita e patatine fritte. Il locale è ben frequentato e anche all'uscita veniamo importunati dalle solite ragazze sbronze che ci hanno sentito parlare italiano, ma dopo qualche battuta è chiaro che hanno solo voglia di scherzare. Il festeggiato a questo punto è molto carico e propone il Nuovo Sagittone.
Il Nuovo Sagittone è il night più famoso di Belo Horizonte, suggeritomi con entusiasmo dal mio amico noto puttaniere che non perde occasione per elogiarne la qualità. Personalmente, raccogliendo questo entusiasmo lo suggerii pure io ai colleghi più insoddisfatti della loro capacità nell'aggancio al volo nei locali brasiliani (pur essi pieni di professioniste).
Eppure non sento di provare la stessa affinità per il locale, e siccome siamo ancora vicini al residence, mi dichiaro autonomo nel prendere il taxi, ottenendo subitamente di venire subissato di fischi e schiamazzi. Cerco la complicità di quello sposato, ma niente, trascinato anche lui sull'onda della curiosità di tutto ciò che è mito.
Il locale è in un vicolo, poco appariscente di una zona "bene" di Belo Horizonte. Pure la facciata è poco appariscente, ma il suo ingresso è estremamente movimentato dai taxi da cui scendono uomini e risalgono uomini con ragazze. Fissi all'ingresso i buttafuori in black e i commessi in divisa da usciere.
Si accede direttamente alla sala circolare, che ha i colori e le luci delle discoteche anni 70. La sala è composta da una pista da ballo al centro, con in mezzo un pilastro che regge le attrezzature sceniche ed è coperto di specchi. Tutto intorno i tavoli un poco rialzati, e ancora leggermente rialzato il corridoio di passeggio e e poi il muro sul quale appoggiarsi nel tipico atteggiamento di chi sorseggia un drink e osserva l'andamento delle cose.
Camminiamo in mezzo alla folla, più che altro costituita da donne che ti guardano sorridendo ammiccanti. Se ti fermi vengono subito a chiederti qualcosa che io regolarmente non comprendo. Ci mettiamo ad un tavolino appena lasciato libero, ed eccole, chiedere gentilmente se possono sedersi con te.
Una a testa. Anzi, dal mio lato ce n'è due, la seconda sta un po' indietro rispettando la precedenza di chi prima è arrivata.
Sono vestite in maniere sobria, come le ragazze nel bar dove eravamo stati a carburare a inizio serata, come le studentesse frequentatrici di una biblioteca universitaria, e come loro sono giovani e graziose. Sarebbe esattamente come un comune bar se nella pista da ballo ogni tanto non facessero la loro comparsa le 'artiste' che in nome dell'arte si tolgono con gesti misuratissimi ed espressivi persino il filo tra le chiappe del tanga. Compaiono anche i travestiti che ballano la samba, massicci e mascolini, ma tutti impaliettati e con le piume di struzzo sulla testa.
Si scherza un po' sul fatto che non capisco bene il portoghese, ma non è una vera conversazione. Per non incorrere in alcun tipo di contestazione poi, voglio subito chiarire con loro che stanno perdendo tempo. Colgo l'occasione quando quella meglio alloggiata mi chiede se sono sposato. Ammetto, mentendo, di esserlo. La cosa ovviamente fa solo ridere tutti quanti. Espertamente notano subito che non porto la vera al dito. Devo chiaramente sostenere che in effetti, io le la mia compagna non siamo sposati, ma ci amiamo molto. Posso così passare al falso chiarimento finale: che ci amiamo molto e non cerco donne in quel locale. La tipa cambia rapidamente registro, divenuta seria e se ne va'. Quella di back-up subentra al suo posto, noncurante degli argomenti che erano stati perfettamente efficaci con l'altra. Il mio collega, esperto frequentatore del posto che ha assistito alla scena, ipotizza che questa non sia molto intenzionata a lavorare.

SECONDE VOLTE

Questa è giovane e più carina, ha addosso un profumo molto gradevole. È brillante nella conversazione. Magari si inventa tutto, anzi probabile. Racconta che fa la parrucchiera, che la sera sta a casa o viene lì. Non sembra dire la verità quando sostiene di studiare, non ricordo in quale facoltà. Ridiamo di come le descrivo il mio lavoro e che io sostenga che è uguale al suo. Mi viene da offrirle da bere, ma non voglio darle a intendere che sia interessato a proseguire nel suo business.
Dopo una ventina di minuti torna brillantemente sull'argomento di mia moglie proponendo la versione portoghese di 'lontano dagli occhi lontano dal cuore', e di 'occhio non vede, cuore non duole'. Ne approfitta per dire che ho dei bei occhi. Sono di fronte ad una offensiva su larga scala. Garbatamente cerca di provocarmi sfiorandomi la gamba da sotto e la mano da sopra il tavolino, con la ben nota strategia dei piccoli passi che ogni marpione utilizza come strategia di 'attacco semplice'. È esattamente quello che fanno gli uomini quando 'ci provano'. Ma questa è una prostituta, anche se non ho altri indizi per sostenerlo che quello di trovarla in mezzo a centinaia di prostitute. Mi guarda affascinata come se ci conoscessimo da anni, oppure lusingando la mia mascolinità, come se fossi stato io a sedurla, anche se in realtà mi sono limitato ad accettare che si sedesse al tavolino. In un locale come questo, ad essere "l'oggetto" nella relazione è il maschio.

E comunque, la cosa fa impressione perché in fin dei conti sembrano delle donne vere... cioè non sono distinguibili dalle "brave ragazze" se non per il fatto che tendono ad essere provocanti...
Anzi no, anche le brave ragazze tendono ad essere provocanti quando gli piaci.
Insomma, qui sai che sono professioniste perché il contesto è esplicito, ma al di fuori del contesto ti trarrebbero in inganno...
Ma trarre in inganno per cosa? Perché poi ti chiedono i soldi? Fossero brave professioniste i soldi li devono contrattare prima (cosa che nella consulenza non sempre avviene).
Quindi le troie mi mettono a disagio.... sono inquietantemente simili alle femmine "normali", quando in realtà le professioniste dovrebbero essere più rassicuranti.
Ma allora le femmine "normali" dovrebbero inquietanti perché non sai mai quanto sono troie.
Ne ho parlato con un altro collega convinto che le troie consentano una transazione più semplice, perché con le donne non professioniste si ha solo l'illusione di vivere delle relazioni serie. Inoltre sostiene di aver conosciuto troie più di gran cuore che le donne normali, se uno non obietta sulla professione..., e aggiungerei io, sul fatto che sono pagate per "stimolare" in tal modo la loro etica professionale. Il mio amico si illude sulla questione del gran cuore anche sul fatto che non sempre si facciano pagare, una simile condotta in campo commerciale io la chiamo "sconto".

È il momento di tagliare la corda. Scambio uno sguardo con l'amico sposato e ci alziamo.
La tipa, a cui non ho chiesto il nome, mi segue sorridente con lo sguardo per capire se ho cambiato idea.

ALTRE VOLTE

Ma la serata movimentata non è finita qua!
Il cameriere ci presenta un conto allucinante di centinaia di talleri.
In pratica ci sono da pagare per ciascuno la caipirinha, l'ingresso (per poter uscire), e per due di noi la compagnia all'uscita, sul conto indicato come 'complementos'.
Ovviamente mi rifiuto di pagare nulla oltre la bevanda che ho consumato, e l'ingresso (per uscire). La discussione col cameriere sale di tono e si sposta dalla sala ad un piccolo locale antistante le cucine, dove fanno la loro comparsa i buttafuori, la polizia militare e qualche baldracca. Alla fine esco dopo aver pagato (per l'ingresso) poco più di 20 euro.

ULTERIORI VOLTE

All'uscita prendiamo il taxi. Noi siamo in tre così uno di noi si siede davanti accanto al conducente.
Dopo qualche via ci rendiamo conto che il tassametro è ancora spento. Chiediamo di accenderlo. Non riceviamo risposta. Insistiamo senza ottenere nulla. Gli imponiamo allora di farci scendere. Nulla. La situazione è insostenibile, noi siamo agitati e l'autista sta muto senza badare a noi. Improvvisamente il taxista ha una reazione molto aggressiva: dopo una curva condotta a bassa velocità inchioda accostando a destra. Scende. Tutti noi ne approfittiamo per scendere a nostra volta. -Figlio di puttana, tu non tocchi il mio carro! Hai capito!
Si sta rivolgendo specificatamente al collega seduto accanto a lui, che intanto stava facendo la scena di chiamare la polizia. Il taxista, di colore, brutto, fisicamente gli è sovrastante. Mi intrometto per sedare la situazione in cui i due si affrontavano a muso duro. Convinco alla fine di tutti noi di abbandonare lo scontro e di spostarci verso la parte più trafficata e illuminata della via, che nonostante fossero le tre di mattina era piuttosto animata. La mediazione riesce. Il collega maggiormente minacciato candidamente ci spiega allora il retroscena dello scatto d'ira del taxista: un po' sbruffoncello, aveva tirato il freno a mano obbligando il mezzo a fermarsi, -Ma stavo per tirargli un pugno a quello! Gli rompevo il naso! Non avrebbe più potuto respirare!
Lo prendiamo tutti noi a calci in culo e proseguiamo in mezzo a gruppetti dei primi viados che vedvo in Brasile dopo tre mesi di frequentazione.

VOLTE RESIDUE

Siamo agli sgoccioli prima della conclusione del soggiorno e non riesco a portare a casa tutte le cose acquistate.
Lascio in residence una scatola di detersivo per indumenti, un flacone di detersivo per i piatti, cipolla, delle papaie, margarina, un fondo di olio, sale, un rotolo di carta. Di voluminoso ho portato via la scatola commemorativa dei 30 anni dell'azienda per la quale mi hanno mandato qui (che cercherò di vendere a qualche mercatino per collezionisti in Italia), la picanha e la linguiça, imballate accuratamente in vari strati di cartone, plastica e giornali. Peso della valigia: 35 kg.
FINE

Ela fica linda

Ela fica linda

/*You are pretty*/  
«Falsi amici, belle ragazze. Ficar, legal: essere spregiudicati premia anche con le più austere señore del Brasile.»
 

Last modified: Aug 18, 2006 (Created: May 15, 2006)
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MAGGIO

MINACCE

Mi minaccia, mi minaccia per mandarmi in Brasile.
Non so se dirlo al selezionatore. Questi non minaccia, ma mi ha appena chiesto di esporre le mie domande, richieste di dettagli, e ha appena capito che le mie questioni sono relative alla definitività della scelta. Prima mi parlava in termini entusiastici dell'azienda e dell'esperienza professionale in una multinazionale leader del suo settore, che è famosa per il carattere "made in italy" dei suoi prodotti ma che non produce ne tanto meno commercializza in Italia, adesso mi parla solo degli aspetti negativi del vivere in Cina da occidentale, di quartieri riservati protetti da mura e sorveglianti. Mi minacciano di mandarmi in Brasile per 10 mesi e io vado ad un colloquio di lavoro per un posto in Cina idealmente per tutta la vita... Qualcosa è illogico nei fatti che si stanno susseguendo nella mia esistenza. I fatti riprendono senso rielencando tutti i punti che mi sono annotato mentalmente, in un continuo delirio, per capire se esagero io o il mio capo in questa faccenda, per capire se devo accettare o rifuggire l'esperienza che mi viene proposta. Sono qui, a Milano nell'ufficio di un head hunter, credo per paura che l'incarico in Brasile sia generico e non richieda qualifiche particolari, e che non e ne conferirà che di altrettanto generiche, da annotare in una sola riga sul curriculum. Ma una vita in Cina, che qualifica è? Una semplice esperienza in Cina è già una qualifica, senza farla durare una vita. Spendere una vita per una semplice qualifica non mi sembra conveniente. Ma allora anche un'esperienza in Brasile è più utile di una vita in Cina...
In attesa di prendere una decisione devo cercare in Internet testimonianze di vita nel distretto cinese di fronte ad Hong Kong...
Torno mesto a casa, a Torino, mi aspettano in ufficio. Ci ho messo poco tempo, posso anticipare con un altro treno, ma devo rinunciare alla prenotazione obbligatoria sull'altro. Non è giornata per rinunciare a dei soldi. Scopro così che per i biglietti fatti su internet le variazioni si fanno solo su internet o tramite call-center. Queste scoperte non si possono fare negli sportelli della Centrale, le code sono tali che mi farebbero perdere anche il treno sul quale ho la prenotazione. Leggo tutte le 3 pagine di biglietto "elettronico" che mi ero stampato un paio di volte, fino ad interpretare quanto vi ho già accennato. Chiaramente il call-center è a tariffazione a tempo per il valore aggiunto.

TELEFONATE

Primo colloquio telefonico col mio capo.
-Ci andresti in Brasile?
-Dipende dall'offerta complessiva, dalla presenza di incentivi...
-Certo, ci sarebbero dei soldi.
-Più che i soldi a me interesserebbe una promozione...
Inaspettatamente si è incazzatooo!!! Ancora non me lo spiego completamente, avrebbe dovuto limitarsi a dirmi di scordarmelo, che non me lo merito, che piuttosto che promuovere me avrebbe promossa la donna che pulisce i cessi. Tra tutte le minacce ricordo bene le parole: L'azienda ha bisogno di gente che alzi il culo e viaggi. Se non sei disposto a partire sei nel posto sbagliato, non mi servi! Ti licenzio, hai capito? Fuori!
È incredibile come i suoi parenti non siano mai in trasferta, non lo siano neppure le mie colleghe di letto (il suo).
Fonti bene informate mi hanno riferito poi quanto fosse realmente irritato e della sua insistenza nell'esprimere questo concetto. Chi cercava di difendermi facendo osservare quali fossero in realtà le mie attitudini alla trasferta, addirittura in Turchia, la sua reazione fu quella di volermi far chiamare subito per essere licenziato, seduta stante.
Quella sera bevvi fortissimo a casa di Vibe, per la rabbia, non per la paura del licenziamento, in quanto banalmente non esisteva alcun presupposto legale, ma per lo scoprire che il proprio capo di Business Unit non sapesse nulla di me, delle mie professionalità e aspirazioni.

La chiamata al call-center dei treni, se non fosse par la gravità della mia situazione relazionale-lavorativa, è ugualmente stupefacente: vorrei dirvelo con in faccia l'espressione stupefatta, tra il godimento e il timore di aver liberato una delle grandi forze della natura: "stupefacente" come dicono gli improvvidi ospiti di François Pignon, il cretino invitato all'omonima cena. La signorina mi chiede il codice prenotazione, e dopo si fa praticamente leggere tutte le informazioni che evidentemente deve avere già a disposizione sul terminale, incluso il nome e cognome e il codice fiscale, include nel costo della telefonata anche l'attesa per stampare la nota di credito. Il meraviglioso cretino sono io, e anche tutti voi che usate il call-center dei treni italiani, io che ho pagato il massimale previsto per la chiamata, pari a quanto pensavo di risparmiare annullando la prenotazione.

COLONIE

Nella settimana successiva, il contesto della trasferta, (ma che dico?) della tremendous opportunity, poco per volta comincia a intravedersi. Cominciano ad avere un senso le forze che spingono verso il basso le tariffe, la riduzione delle risorse sul progetto, l'attaccarsi alle briciole del trattamento di trasferta, "briciole" veramente per il progetto, ma un aspetto quantitativamente significativo dell'incentivazione del dipendente. Tutto questo è fatto dagli italiani per inseguire l'obiettivo di dimezzare la stima dei costi fatta dai brasiliani che supponevano di svolgere il progetto in autonomia. "Dimezzare" è l'unico modo plateale, per convincere la colonia della multinazionale di cui faccio parte, a rinunziare ai propri sogni di secessione informatica e lasciare la gestione dell'ingente budget ai padroni italiani.
In conclusione (spero), la mattina del venerdì precedente la partenza domenicale, la mia ultima mattina lavorativa italiana, l'incentivante scenario è il seguente: primo viaggio con partenza il 14 maggio e rientro il 15 giugno; secondo viaggio con partenza una settimana dopo e rientro a metà o fine luglio; terzo viaggio con partenza in ottobre e un solo rientro fino a marzo. Tranne il primo rientro, certificato dal fatto che i biglietti aerei sono già stati emessi, tutto il resto del programma esiste solo a parole.
Vale la pena a questo punto citarvi l'andamento del borsino dei trattamenti di trasferta partendo da quanto promesso a inizio mese telefonicamente dal capo ultra-incazzato: approccio 'mano alla borsello' detta anche 'una mano sul cuore' in bonus e retribuzione fissa, 14 viaggi da consumarsi in un anno, promessa di impegnarsi per una promozione in questa o in un'altra ditta. Quando finalmente la contrattazione si è potuta condurre vis-a-vis la borsa era già in calo, senza possibilità per me di vendere e accettare la perdita, ma nel contempo ottenere la liquidità necessaria a fare altri colloqui per altri investimenti...
Ricapitolando quindi:

  • Tipo di incarico: non in linea con la qualifica.
  • Vantaggi di carriera: nessuno scritto, nessuno tanto meno promesso.
  • Vantaggi economici: promesse qualche migliaia di euro.
  • Viaggi ridotti a tre.
  • Trattamento diarie peggiorato, appellandosi al fatto che la policy aziendale prevede che nel caso il progetto lo richiedesse.
Respinta ogni obiezione. Non posso fare a meno di pensare alla massima apparsa su un giornale di Londra nel 1860 (questo è il riferimento che ho trovato...) per la ricerca del personale:
    "...uomini per un viaggio pericoloso:
bassi salari, freddo intenso, lunghi mesi
di tenebre ed oblio, rischio costante,
ritorno incerto."

SPERANZE

Il mio stato d'animo i giorni antecedenti la partenza è razionalmente rassegnato, come un topo in trappola, ma ancora speranzoso e intraprendente: mi informo, cerco notizie sui retroscena del progetto, su quali giocate sporche posso fare per eludere l'obbligo di partire, cerco l'appoggio di altri manager. E poi mi rimane sempre il dubbio che sia un mio limite personale il non voler accettare l'incarico, e quindi la mia vittoria dovrebbe essere superarlo.
Ho conosciuto i miei colleghi-nemici di una famosa società di consulenza con cui non ho mai lavorato, e non mi piacciono per niente. Oltretutto c'è una sola ragazza. E questo aspetto, che si possa trasformare in una nuova opportunità per imparare a lavorare come questi prestigiosi sciacalli?
Venerdì alle 10 ricevo una telefonata dal capo incazzuso che mi solleva alquanto, anche se razionalmente in considerazione della dinamica assunta dalla cosa sino ad ora non posso dargli molto credito, e mi espone fortemente a cocenti delusioni illudendomi nuovamente di poterla scampare. Insomma, il capo mi mette al corrente della concreta possibilità di completare solo il primo turno, se non addirittura, la domenica, di non partire per nulla.

TRANSOCEANICA

La domenica parto. Ultima pisciata a terra. La prossima in cielo o in Brasile? Ci sarà una prossima pisciata? La pisciata in cielo sarà eventualmente fisica con odore, schizzi e tutto il resto o puramente metafisica?
E' la mia prima transoceanica, 10 ore, 10.000 km.

Per rimanere in tema metafisico, seduto accanto a me ci deve essere monsignore manager che rilegge una richiesta di finanziamento per opere di fede. Appoggia un attimo l'incartamento sul bracciolo verso di me permettendomi di leggere delle splendide lezioni di umiltà epistolare a lui, monsignore manager, indirizzate: "Che Dio possa rendervi merito per quanto fate...", "La nostra miseria non ci permette di poter provvedere a...". E nel seguito il capitolato: cappella, ricovero per i pellegrini: 950.000Ž...
Al momento del take-off mi aspettavo almeno un segno della croce, invece questo deve essere più manager che monsignore.

Dopo una serie di scambi di posto a sedere, conosco un avvocato di Belo Horizonte di ritorno da una vacanza di 50 giorni in Europa, molto inquieto in quanto a ricerca della migliore posizione. Mi ritrovo così al finestrino. Meglio: vedrò le luci della mega-megalopoli Sao Paulo, contravvenendo però alla regola che mi ero fatto suggerire prima di partire: prima scelta: uscita di sicurezza, seconda scelta: corridoio.
Scrivo con il display spento per cercare di mantenere acceso il palmare per tutto il viaggio. La luce proviene dagli intensi faretti della dotazione di bordo anche nella classe economica.
Dotazione del viaggio offerta dalla compagnia aerea: cuffiette stereo, un ordigno collegato via cavo pieno di bottoni, dopo lunga analisi scopro che uno tra i tanti permette di selezionare audio e video, ma per ora sono riuscito a far funzionare solo l'audio, poi ancora, una presa a 15 volt (è scritto così) con attacco un multipolare che non riconosco, display sullo schienale della poltrona davanti a me con visualizzazione mappa informazioni gps del volo. Infine, una copia di Ulisse, cuscino e copertina... Ma che succede? Improvvisamente il display si anima, una barra di progressione segnala il caricamento di un database, ed ecco apparire un menù che spiega a cosa servono tutti quei tasti. Mi ripropongo di esplorare ogni menù fino a che non mi venga richiesto il numero di carta di credito.
Vengo interrotto: carne o pesce? L'avvocato cambia due volte scelta. Lo stuart amabilmente con spiccato accento romano: "Viziaaaato!".
Prendo pesce, che consiste in salmone affumicato su un letto di qualcosa, baccalà con patate arrosto, e una cosa incredibile tipo una crespella avvolta su se stessa con funghi e pomodoro... Lasciamo perdere.
L'esplorazione del menù sul display da scarsi esiti. Mentre scrivo sul palmare lascio andare le Cronache di Narnia dopo aver piluccato un po' di tutto.

Stretto di Gibilterra. L'avvocato dorme.
È mezzanotte secondo il mio riferimento circadiano dato dall'odierno risveglio mattutino al lago. Invece secondo il riferimento cadenzato dal fuso di destinazione sono solo le 19. Tengo una cipolla da ferroviere turco sul tavolino, nel solco per non far scivolare il bicchiere. Siccome l'arrivo è previsto per le 4, pianifico di andare (andare dove?) a dormire alle 9 ora di destinazione, dormendo quindi 7 ore fino all'atterraggio o 6 fino alle pratiche di immigrazione. Conto poi di recuperare altre 2 ore di sonno fino a Belo Horizonte arrivando a delle dignitose 8-9 ore di sonno giornaliere. Faccio questo ragionamento confidando nella regola che il bisogno di sonno non si accumula, ma si estingue non appena si dormono 8 ore. Secondo me bisogna ragionare come segue: indipendentemente dall'ora di arrivo, bisogna dormire quanto si riesce ma non più di 8 ore entro le 10 del mattino nel fuso orario di destinazione. In questo modo si arriva a sera al peggio stanchi quanto una domenica mattina dopo un sabato di fuoco, quello che conta è poi dormire 8 ore entro il lunedì mattina.
Non mi sembra di essere stato chiaro, Ci riprovo ancora una volta: algoritmo per assorbire il jetlag: si considera il giorno di arrivo a destinazione, e si deve fare in modo da rispettare il ciclo giornaliero... Insomma, troppo complicato trovare l'algoritmo: si mettono le lancette indietro o avanti come da destinazione e ci si comporta di conseguenza.

Lungo i due corridoi paralleli intanto fanno a gara i peripatetici dei 10.000 metri di altezza. Luci spente.

PARERI

I pareri degli amici sulla trasferta. Parere comune è che si scopi come delle bestie (ma quali bestie poi?), confondendo secondo me Cuba con Brasile. Per altri è un posto bellissimo pieno di spiagge, senza tener conto che il mare più vicino alla mia meta è Rio. E pure il pittoresco deve essere molto attenuato dal carattere industriale di Belo Horizonte.
Per altri farò carriera, per altri mi hanno ricoperto d'oro per convincermi a partire (finché non ci si trova in mezzo si ha sempre l'impressione che si possa decidere).
Più lucido anche se estremista il parere di una collega che telefonatomi la domenica mattina diede corpo, confermandoli, tutti miei timori sui retroscena del progetto.
Comunque sono su questo aereo anche per approfondire una sfida personale.

Alle 20, ore di destinazione, crollo con frequenti risvegli causa variazioni di rombo dei motori o vibrazioni.
Ritrovandomi al finestrino, scopro che non è vero che di notte a 11.000 metri si vedano solo nuvole o il buio siderale. Dalla mappa sul display seguo distintamente con lo sguardo la costa africana fino alla penisola di Dakar, dove l'aereo abbandona il continente per gettarsi nell'atlantico. Devo tenerlo presente nel viaggio di ritorno, che questo tratto credo si svolgerà nelle ore diurne. Credo anche che dovrò chiedere il finestrino sinistro per vedere la costa o il destro per la savana.
Ah! Il ritorno...

Altro scambio di passeggeri nella notte: mi risveglio in compagnia anziché dell'avvocato, di Prodi, molestamente somigliante all'originale.

Le considerazioni che ho fatto sul sonno sono corrette: le luci si accendono un'ora prima dell'arrivo. In compenso io non ho dormito complessivamente molto. Scatto nel bagno, ormai devastato durante la notte dalla continuata frequentazione degli altri passeggeri: sono le 7.30 in Italia e la vescica degli europei GMT+1 è in pieno subbuglio.

SAO PAULO

In aereo bisogna compilare due moduli, uno per l'immigrazione e l'altro per l'importazione di valori e merce di valore. Il tagliando dell'immigrazione viene verificato durante il Controllo passaporti. Il visto di lavoro non è ancora pronto, incredibilmente in considerazione del fatto che viaggiamo per conto di una delle più importanti multinazionali italiane.
L'iter per avere il visto sembra complicatissimo. La mia parte è stata quella di procurarmi il certificato penale presso il tribunale di Torino. Ottenere il certificato comunque non è complicato. E' bello invece frequentare il tribunale a cuor leggero, con avvocati, cittadini, cortigiane del tribunale varie. Faccio la coda allo sportello e intanto spiego agli extracomunitari italiani straieri a interpretare le istruzioni stampate e appese al muro in un italiano ostico e lagalese. Più difficile è ottenerne la legalizzazione (che poi vuol dire apporgli un bollo e una firma da non so chi). Ci si reca ai piani alti, dove in un ufficio grande come il mio cesso un tipo in divisa ministeriale e la settimana enigmistica in grembo, raccoglie la tua richiesta e la inserisce in una cartellina sgualcita in cartone bristol, buttata con noncuranza sulla scrivania in disordine. Chiedo con gentilezza di considerarla una pratica da unire a quelle dei miei colleghi, che l'avevano consegnata il giorno prima. Il tipo non si scalfisce minimamente, e risponde che ci vuole il tempo che ci vuole: vengono fatte 20 firme al giorno e non di più. E aggiunge: Provi comunque a passare venerdì.
Non capisco se mi sta facendo un favore o se mi sta liquidando semplicemente con quel "provi".
Oltre al certificato fornisco l'originale (assolutamente l'originale, non vale nessun certificato o altro) della laurea, una fotocopia del passaporto, una certificazione della mia azienda in cui si spiega qual'è la mia mansione, il mio inquadramento, e il mio stipendio. Dopo tutto questo, del visto nessuna traccia.
Quindi, abbiamo avuto istruzione di non parlare mai durante il viaggio di lavoro in Brasile con nessuno di progetto, di incarichi. In questo stato, si difende strenuamente il lavoro locale, ed è facile venire espulsi per questioni legate al lavoro. La versione concordata tra tutti è che ci rechiamo oltre oceano per assistere a dei workshop. Sul mio tagliando ho segnato la casella "Other". L'ufficiale timbra e mi lascia passare.

Dopo 4 ore dall'atterraggio dell'aereo dall'Italia, ci imbarchiamo sul secondo volo. L'imbarco qui è più rustico: non si capisce a quale desk fare la coda, il cappello del comandante è abbandonato lungo il 'naso' assieme alla sua valigetta, invece le hostess brasiliane sono molto meglio delle altre dell'equipaggio italiano.

BELO HORIZONTE

Prima mail a casa.
"Tutto carino fuori dalla città, per quello che si vede dall'aereo durante la discesa, verde, miniere a celo aperto, è inverno ma ci sono i fiori sugli alberi.
Dall'albergo allo stabilimento è un continuo alternarsi di bei quartieri, e di baracche civili e commerciali, le favelas. Ho gettato lo sguardo in una casa di queste. E' una sola stanza buia, dentro la quale si intravedono una cucina e tante coperte materassi, cuscini in disordine per terra.
Ci hanno vivamente consigliato di non farci scambiare per turisti o italiani anche in centro e di giorno. Per ora non ho messo il naso in città nè ho intenzione di farlo.
Il lavoro è quello che è...."

La prima serata in un ristorante brasiliano ha poco del pittoresco che mi aspettavo. Ci ha accompagnato una consulente di Sao Paulo con le marcate fattezze giapponesi. Mi pare un locale da fighetti. E poi in Brasile mi apettavo gran carne e bistecche, birra. Invece ci sono antipasti, vino cileno, piatti di carne elaborata e non al sangue. Il cameriere è molto invadente, ripete in continuazione "meravilloso!" e rabbocca il bicchiere di vino a tutti. Ad un certo punto gli chiediamo in malo modo di smetterla, e che non avremmo pagato un solo bicchiere in più.
La prima notte in albergo tardo a disfare la valigia, che rimane sul pavimento spalancata come una enorme bocca congestionata di un morto, piena di frammenti di cibo, che invece sono le mie cose sparse tutto attorno. Mi sveglio alle 3, corrispondenti alla 8 italiane.
Seconda mail a casa.
"Tutto bene? A Belo Horizonte certe cose vanno bene. Le ragazze sono carine, ma di queste sono entusiasmanti solo una percentuale simile a quella di tutto il mondo. In fin dei conti le donne sono belle come quelle italiane, forse solo più acqua e sapone, meno griffe addosso: è la scoperta di donne "scoperte" che affascina irresistibilmente taluni...
Ci sono consulenti brasiliani che vengono da Sao Paulo e mi colpisce come trovino normale quello che sta succedendo [ricordate? erano i giorni degli scontri urbani tra polizia e delinquenza organizzata che si era opposta al trasferimento dei loro capi reclusi ad un carcere di sicurezza. 50 morti].
Sai che qui i gorghi ruotano in senso orario? viene il mal di testa a guardare lo scarico del lavandino il mattino...
Il lavoro non entusiasma, ruoli da contendere con la prestigiosa società di consulenza, in evidente difficoltà e non autonomi. È questo l'aspetto che più mi delude di questa esperienza... Sempre che si limiti ad un mese... [ricordate la promessa del capo?]. La lontananza diverrebbe l'aspetto più inaccettabile, assieme alla delusione che aziendalmente si accetti di partecipare ad un progetto impostato in questo modo.
Ormai ci sono in mezzo, cercherò di visitare un po' il Brasile. L'inverno è fantastico, non c'è traffico, c'è la stessa povertà che ho trovato in Polonia ma nello stesso tempo le città molto più ricche, verdi e vagamente tropicali."

Terza mail a casa.
Rivivo la vita che facevo prima di trasferirmi come sede a Torino, in mezzo a ragazzi in trasferta con solo in testa le ragazze e i locali con musica. Non credo che sia un discorso da vecchi, non mi ci ritrovavo a 30 anni e ancor meno mi ci trovo ora. E' un gruppo col quale non ho ancora trovato affinità serali. Vediamo che accade nel primo week end."

IL LAVORO

Il lavoro è uguale ad ogni latitudine, e certo, ad ogni longitudine. Ci si presenta, si illustra, si risponde alle domande, si cerca di convincere. Ci sono altre cose che è necessario fare in Italia, come promettere, rimandare una risposta, insistere per affrontare in tempi ragionevoli una questione, insistere per far emergere un responsabile per una decisione... A questa latitudine e longitudine no. Gli utenti (i miei) sono in gamba e di buon carattere. C'è sempre del caffè pronto in uno stanzino e nelle riunioni portano acqua. Certamente si tratta di "agua mineral fluoretada" e "fracamente radioativa na fonte", ma ho chiesto in merito agli indigeni, e loro non ne sono minimamente preoccupati. La cosa curiosa è che a queste latitudini (e longitudini) le acque si fanno concorrenza non sulla promessa di proprietà terapeutiche o dietetiche, bensì sul contenuto delle bottiglie: altro che 499cc, 490cc, qui si fanno battaglia offrendo 505cc, 510cc, 550cc!!!
Mi sono fatto elencare i migliori ristoranti nei dintorni dell'albergo: Ambrosius e Patio Savassi, promettendoci insieme di organizzare presto grandi bevute da svolgervi nella sequenza corretta: prima cachassa di Salinas pura, poi le caipirinha.
Per i workshop, a cui per il ministero del lavoro brasiliano solo assistiamo, ci sono delle vistose comunicazioni aziendali, appese nelle bacheche e sul giornalino. Dei template che utilizzavamo in Italia sono stati ricolorati i logo con i colori brasiliani (giallo, verde e poco blu), e sono stati incise delle targhe in metallo da fissare fuori dagli uffici per dare consistenza territoriale al progetto.
Non è una settimana che sono sul progetto in Brasile e già mi hanno regalato un set di penne in metallo col logo del progetto e invitato ad una grande festa per il sabato. I miei colleghi in Italia che hanno sgobbato e sofferto molto di più alla mia latitudine (e longitudine) stanno ancora ricevendo pedate nel sedere ben oltre la fine del progetto...

IL WORKSHOP

Lo chiamano col nome del lavoro a cui almeno inizialmente devo attendere (o goderne secondo invece il ministero del lavoro). Invece è un meeting diciamo, di team building.
La mattina del sabato, si lascia l'albergo in pulmino come tutte le altre mattine, direzione un centro congressi con parco e lago annesso. Lungo il percorso, a parte le buche in mezzo alla strada, il paesaggio non mi è del tutto estraneo, si direbbe appenninico.
Fino alle 13 ci si deve sorbire un po' di comunicazione, indirizzata ad un target basso direi, specie il filmato da pubblicità da multinazionale: storie parallele stucchevoli, trascinata su toni emozionali, di nuclei famigliari di diverse razze che ciclano attorno alla nascita e la morte, e con stile politicamente corretta non si "incrociano" mai. Il Brasile in effetti è così. Le comunità straniere più grandi dopo la portoghese, sono quella italiana, tedesca e a seguire giapponese e polacche. Senza tenere conto del nucleo originario mulatto, e quello africano dell'epoca dello schiavismo.
Anche la conferenza sullo scontato parallelismo tra organismo umano e organizzazione mi sembra forzata: ad una conferenza di una società mineralogica nessuno si sarebbe stupito di un parallelismo tra organismo umano e pietre.

E' presente anche l'amministratore delegato, in tenuta informale. Qualcuno di noi deve pure averli dato una pacca sulla spalla durante le presentazioni, senza avvedersi di chi si trattasse.
I bagni sono all'altezza del resto degli ambienti. Mescio, dal dispenser trasparente fissato a lato del lavandino, un liquido blu dal profumo insolito ma famigliare. Lavato le mani me le annuso per ricordare, come assaggiassi le madlenette.. ma non basta. Leggo piuttosto l'etichetta del flacone prestando maggior attenzione alla traduzione... Ecco, ho lavato le mani col collutorio.

Seguono fasi ancora più confuse in cui tre gruppi devono rappresentare una trasposizione fiabesca dei concetti di integrazione tra i team, e infine una più tremenda sul raggiungimento di una definizione di obiettivi del progetto condivisi tra tutti i gruppi.

Ore 13, vengono formati ancora una volta 4 gruppi diversi, io sto per uccidermi ingerendo il flacone trasparente di collutorio nel cesso. Ma qualcosa è cambiato: i gruppi si chiamano "churrasco", "caipirinha", "insalata" e "tavoli". Non bado a quale gruppo sono stato attribuito e mi intrufolo nel gruppo della carne.

Rimando ad altrove gli approfondimenti, tenete solo in conto il breve elenco di concetti chiave del churrasco brasiliano:

  • Carne rossa (picanha sopra tutte) preparata col sale grosso
  • Maiale macerato in worchester
  • Vitello macerato con aglio e sale fino
  • Cuori e ali di pollo
  • Panini con aglio prezzemolo e maionese
Per la caipirinha invece, tenete presente che non va aggiunta acqua, che basta un limone con la buccia sottile per bicchiere, e che ci vuole mooolto ghiaccio.

BUSINESS IS BUSINESS

La settimana successiva decade la tregua olimpica del workshop con churrasco. Fornisco al mio capo i seguenti punti di riflessione.
L'impressione è che la prestigiosa società di consulenza non abbia disposto consulenti all'altezza in nessuna area funzionale del progetto.
Il consulente della mia area non partecipa agli incontri, confidando in me, mentre lui partecipa agli incontri di un'altra area. In ogni caso, evidenzia forti lacune nelle competenze di entrambe, e totale assenza di autonomia.
Inoltre non veniamo coinvolti nell'avanzamento delle attività, e gli utenti dal canto loro, non danno la disponibilità del 100% richiesta.
Appelli simili vengono lanciati verso l'Italia da tutte le aree.
FINE

Lavoro a Bursa


Take me home

/*Riportatemi a casa*/  
bursa turchia «Turchia, opportunità perdute, lo yogurt ritrovato a Bursa, poche turche e molte occidentali, tutti cantano e battono le mani all'unisono.»
 

Last modified: Dec 25, 2005 (Created: Dec 4, 2005)
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Bursa (Turchia)

Bursa 4.12.05

Arriviamo in albergo alle 23. Non male per essere partito 8 da Qui. Qui-Caselle, Caselle-Francoforte, Francoforte-Istanbul, Istanbul-Bursa (con attraversamento del Marmara in traghetto).
Quando la mattina tra nebbia e gelo parto da Qui ancora non mi è chiara la disposizione geografica di ciascuna delle mie mete finali e intermedie. Sfruttando le appendici della rivista Lufthansa mi accorgo che il passaggio da Francoforte si allunga notevolmente il percorso.
Calcolo che Istanbul è all'altezza di Napoli, che supero di poco verso est la longitudine di Capo Nord, che mi troverò alla fine del viaggio in Asia. A parte Napoli, gli altri due punti costituiscono i record della gita.
Ho con me molti Euro e dei Dollari. Dalle informazioni raccolte prima di partire ho intravisto una succulenta opportunità di speculazione pagando il visto di ingresso in dollari anziché in euro, che fallisce miseramente, a seguito dell'adeguamento del cambio.
L'aeroporto è pieno di poliziotti. Un paio di sconosciuti mi scavalca noncurante nella fila. Cerco di capire quali sono le nuove regole di ingaggio della rissa da mancato rispetto della coda, e sopratutto se in Turchia l'inglese è la lingua più idonea, ma giunge subito il mio turno. Dopo aver ottenuto il bollo, supero il confronto con il poliziotto giocatore di poker che analizza i miei documenti senza trasparire emozioni, sospetto o approvazione.
Ci attende l'autista inviatoci dal cliente.
Le prime impressioni sono, a parte i poliziotti, quelli di un aeroporto immesso e poco frequentato. Bisogna tenere presente che sono le 20 di domenica. Ora che siamo sul pulmino ci troviamo a percorrere un'autostrada nel mezzo delle luci di periferia della città, per nulla dissimile da quelle delle nostre, con centri commerciali, distributori, negozi di automobili. Le automobili sono per buona parte le stesse che circolano in Italia, magari con una età media superiore. Al posto delle chiese cristiane vi sono moschee col minareto a testimonianza di una percentuale di musulmani del 99.98 per cento.
L'autista è a dir poco disinvolto, in linea con lo stile di tutti gli altri autisti che si possono permettere un poco di cavalli sotto il culo. Supera la porta del casello per i veicoli agli 80 all'ora. La strada è a tratti dissestata e fa rollare paurosamente il furgone. La porta è priva delle sbarre, e al nostro passaggio scatta il flash il cui effetto sommandosi alla tensione della perigliosa circostanza determina in noi un curioso effetto drammatico.
Ci speravo. L'aeroporto è in Europa, quindi è necessario superare il Bosforo per raggiungere la nostra meta. E' notte e quindi vediamo soltanto le luci delle sponde e del castello. Sulla collina della riva Asiatica sventola, sinistramente illuminato, un enorme vessillo color sangue della Turchia.
Il Marmare si supera con un traghetto. I passaggi dei traghetti sono molto frequenti. Anche in questo contesto molto popolare l'impressione è quella di essere in un paese occidentale. Gli scolari turchi sul traghetto giocano coi cellulari e indossano abiti alla moda giovanile. Devo chiedere il permesso per passare e parlo loro in italiano. Mi osservano stupiti come se gli avessi parlato in turco.
Un tipo sul battello coi baffoni ed ubriaco ci dice che ha lavora molto a occidente, che è ormai pieno di soldi e che non gli serve più lavorare, infine che preferisce avere a che fare con gli Italiani che coi Tedeschi... sai che novità.
Bursa nella notte ha un aspetto meno metropolitano di Istanbul, anche se il confronto tra i numeri di abitanti è inquietante: Bursa un milione, Istanbul tredici milioni. L'albergo è in una parte alta indefinita della cittadina, una parte residenziale, anche se non riesco a capire la maniera in cui è organizzato il piano regolatore. Cerco vanamente con lo sguardo la Grande Moschea indicata sui siti di promozione turistica turca. Ve n'è una piccola di fronte all'albergo, senza minareto, che si rivelerà un complesso commerciale con terme, negozi e discoteca.
Grande carenza in Turchia è dell'ergonomia: lotto per minuti con l'accensione delle luci della camera, non intuendo che ricavato in un sottile pezzo di plastica incollato alla parete vi era la fessura per introdurvi la tessera magnetica.
Il gruppo vacanze Bursa si divide in due per la cena col ristorante dell'albergo ormai chiuso. Un gruppo si ferma al bar della hall, e un'altro, il mio, si avventura nel mondo musulmano.
Fuori dell'albergo ancora poliziotti, ma sembrano più dedicati alla funzione di regolazione del traffico di un incrocio di modeste dimensioni. Su tale incrocio si concentrano invece gli esercizi in cui si cuociono kebab e altre squisitezze a base di carne arrostita, o pure cozze fritte. I pochi posti, due o tre e bassissimi, a livello di casa delle bambole, sono collocati fuori della vetrina, esposti al gas di scarico del traffico veicolare. I rosticcieri svolgono pure la funzione di butta dentro.
Percorriamo qualche metro oltre l'incrocio lungo una via piena di pasticcerie con le vetrine molto più grandi di quelle delle rosticcerie, piene di coloriti dolcetti basati su varie tecnologie culinarie.
Torniamo verso la carne. Incrociamo poche donne, ma le poche sono vestite all'occidentale. Scegliamo la rosticceria con più avventori. Lo spagnolo si propone di gestire i rapporti col fornitore che si dimostra entusiasta di avere a che fare con uno straniero. Il dialogo è buffo tra i due, dove uno cita una parola, l'altro ride dando ad intendere di aver capito. Rapidamente si mettono a parlare di calcio e calciatori. Poi a dire che il cibo è buono, il kebab quanto gli spaghetti. Ci pare di capire che il tipo è curdo, perché bacia tutti quelli che se ne vanno.
Sul tavolino delle bambole troneggia il vaso di peperoncini verdi piccanti. Non stanno male con la carne arrostita.
Ce ne andiamo, il curdo mi bacia.

Bursa 5.12.05

La colazione è fondamentalmente internazione. Alla luce del giorno, l'impressione su Bursa è uguale a quella della sera precedente. Solo che ora possiamo vedere che la periferia è costituita da botteghe di garagisti e gommisti a dismisura. Molti cantieri stradali. Raggiungiamo lo stabilimento.
Jersey di cemento, percorsi obbligati per il pulmino, l'accesso è in assetto anti imboscata, quando arriviamo i guardiani sono tutti attorno minacciosi ad un fornitore dopo aver controllato i suoi documenti, preso per un braccio viene fermamente invitato ad entrare nel gabbiotto. Noi veniamo controllati attraverso un portale simile a quello degli aeroporti, mentre i bagagli sono controllati attraverso il metal detector a tappeto rotante. Ci viene consegnato un badge e il nostro passaggio attraverso i tornelli viene insistentemente controllato. Superando il valico mi accorgo che il passaggio carraio è attraversato da un pettine di lame retrattili.
L'interno dello stabilimento è più consueto.
Guardo in faccia a tutti i partecipanti all'incontro iniziale. Sembra caratterizzata dalla normale composizione etnica di una riunione a Torino. Al posto del nostro presidente in carica, in ogni ufficio è presente il padre di tutti i turchi Ataturk.
In mensa faccio la conoscenza con lo yogurt mescolato con l'acqua, l'antipasto a base di yogurt, e il dessert a base di yogurt. In tre giorni ho mangiato tutto lo yogurt equivalente a quello che ho mangiato negli ultimi tre anni... sarà che in tre anni non ho mai mangiato yogurt. Infine ingurgito una boccata di polvere marrone bevendo in una sola volta il caffè di fine pasto.
Le riunioni sono simili alle solite. Non sono le solite le prese di corrente, e mi rendo conto che l'adattatore che mi sono portato da Qui non ha il buco centrale per la spina di terra del mio PC. Quando si dice la fortuna: guardo a terra desolato e che ti trovo? Un alimentatore debitamente collegato della stessa marca del mio PC. Anche l'alimentatore è lo stesso. Devo solo collegare lo spinotto a bassa tensione e iniziare.
Altre notizie. I taksisti nel viaggio di ritorno in albergo si avventano sui pedoni e sugli altri automobilisti, e dopo poche centinaia di metri il tassametro segnava due milioni e mezzo. La lira turca in effetti, è stata tramutata in nuova lira turca, spostando la virgola decimale di sei posizioni: bisogna abituarsi alla comparsa e scomparsa di sei zeri dagli importi...

Bursa 06.12.05

Il giorno successivo mi ha messo subito in grado di fare un bilancio sui cessi. Turche ce ne, ma in minoranza rispetto il numero complessivo, senz'altro in numero inferiore alla percentuale presente nella sede italiana della mia ditta.
Ma la cosa più importante, è che solo la tazza del mio cesso era di quelle a pozza schifosa con rigurgito, simile al ritirarsi del mare prima dell'arrivo della grande onda dello tzu nami.
Il giorno dopo in riunione compare un tipo con un pc uguale al mio ma senza alimentatore. Lo osservo mentre si aggira per la stanza alla ricerca di qualche cosa. Io me ne sto zitto zitto e continuo la mia presentazione.
Degno di nota inoltre è il ritorno in albergo: l'autista affrontò un tipico percorso da navigatore GPS, normalissimo, con solo qualche buca di troppo, le banchine non transitabili e strette tanto da non permettere l'incrocio agevole tra due automezzi. Fino all'ultimo non fummo sicuri di riuscire a giungere alla meta. Sopratutto per il sorpasso di una corriera continuamente interrotto dal sopraggiungere di altri mezzi in senso contrario.
Bocciato il ristorante dell'hotel che ha come principale specialità qualunque porcheria arricchita con il concentrato di pomodoro.
Per superare lo shock del prezzo del vino locale, o come spero del vino per turisti del locale, seguo in televisione un concerto a cui partecipano alternandosi più cantanti seguiti con entusiasmo dal pubblico, e con un tipo che offre da bere il caffè ai suonatori e al bagno di folla con una caffettiera e due sole tazzine, sempre le stesse, che offre alternandole a tutti.

Bursa 7.12.05

Ultimo giorno. Incontro di chiusura. Nelle pause mi rendo conto che si possono trovare i cessi seguendo l'odore della naftalina che utilizzano non solo per odorare gli orinatoi, ma anche i lavandini.
Perdiamo la visita al mercato di Istanbul per attendere il dirigente Italiano in Turchia. Le statistiche dell'incontro: noi, da porta a porta, entrando e uscendo, 24 minuti; lui, il direttore, da culo appoggiato sulla sua poltrona a culo sollevato, 19 minuti. Col risultato che noi siamo arrivati a Istanbul alle 22 anziché alle 18.
Finalmente negli ingorghi della tangenziale della città di oltre dieci milioni di abitanti. L'autista nella ricerca dell'hotel si perde e ci chiude dentro il furgone cercando aiuto.
L'albergo è dotato di un simpatico biglietto da portare con se con le istruzioni in turco per ricondurre l'ospite sano e salvo all'albergo.
Il centro è assolutamente occidentale. Molti giovani, molte ragazze, molti negozi per lo shopping nell'isola pedonale attraversata da un cantiere ancora in funzione a mezzanotte.
Il nostro manager ci porta a colpo sicuro in un ristorante di pesce. Un butta dentro ci passa nelle mani esperte di un cameriere butta sulla tavole, che ci rifila decine di piatti senza fornirci la lista dei prezzi.
Compaiono i suonatori. Suonano musica tradizionale, ma tutti gli avventori le conoscono e le seguono con entusiasmo. Compare la ballerina, che scuote i fianchi e delle specie di nacchere ma in metallo. Complessivamente sembra più una cubista, giocando sulla bellezza e la sfacciatezza dei modi, più che sul ballo. Si colloca alle mie spalle e mitraglia una snaccherata stereo di ottone ponendo la mia testa al centro delle sue appendici. Mi volto appena e incontro lo sguardo pacifico dei seni: in tutto quel frastuono accenno un dialogo con loro... Chiudo la discussione inserendole un dollaro nel costume. Lei, i suoi seni e il dollaro se ne vanno senza dare l'impressione di essersi offesi.
I taksisti al ritorno non rilasciano ricevute, né fiscali, né su carta igienica. Nemmeno il resto. Si suggerisce di mantenere la fermezza dovuta ai peggiori loro colleghi romani.

Istambul 8.12.05

Il traffico notturno delle 4 e mezza, ora locale, è praticamente assente. Il presidio della polizia consistente.
A differenza del viaggio di andata, i controlli sono ricorrenti, all'ingresso dell'aeroporto, al check in, lungo i corridoi, sul "naso".
Mi fisso di aver lasciato il necessaire in albergo e fantastico il contenuto della mail da inviare alla sua gestione per averlo spedito indietro.
Svendo le nuove lire turche, perdendoci molto di più rispetto alla consistente svalutazione cui è soggetta.
A Torino la mia valigia tarda a comparire. Scoprirò a casa che il necessarie è stato correttamente recuperato dall'albergo.
FINE

Melfi Volture


Il Vulture

/*The Vulture*/  
vulture melfi «Vulture, Basilicata. Visita in ditta e sopralluogo, in una struttura alberghiera e varie di catering per operatori del trasporto su ruote a Melfi
 

Last modified: Nov 27, 2005 (Created: Nov 7, 2005)
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Melfi (Vulture)

Oggi sono stato particolarmente ansioso. Non capisco se per il viaggio aereo o per i pensieri sul mio futuro lavorativo. Rimane il fatto che il petto mi scoppiava e vampate di calore mi pervadevano il petto. In aeroporto rischio di perdere il biglietto di ritorno, lasciandolo sul bancone per l'imbarco. Napoli mi accoglie con un vero temporale, con tuoni e saette, e molta pioggia. Fosse stata a Qui sta pioggia.. o a Torino, mi sarei risparmiato di lavarla io la macchina. L'aeroporto è piccolo. La società di nolo auto ha la serranda abbassata, l'ansia per il viaggio si trasforma e mi rende pronto a convertirla in incazzatura. Chiamo subito il numero verde. mi viene spiegato allora che il negozio è altrove, da raggiungere con apposita navetta.

L'albergo e la Ristorazione

Il motto riportato su un pieghevole dell'albergo è:
"La bellezza di un luogo ti porta a sognare aiutando a ritrovare nuova ispirazione per vedere te stesso sotto una luce diversa".
Tutti i clienti sono dell'indotto Fiat, invece le riviste sono di auto tedesche...
Tutti possono riscoprirsi in una luce diversa.
Guardo il cameriere e sorrido. Normalmente viene interpretato come un atteggiamento di attesa.
-Volete della pennette col tonno?
-Cosa avete di secondo?
-Una costata? Una costata dopo le penne è l'ideale!
Rifletto sulla costata. Ma rimango in attesa.
Rassegnato il cameriere continua: -Pizzaiola, arrosto..
-Con patate?
-No, spinaci.
Prendo pennette e arrosto. Arriva una splendida piccola costata, riscaldata.
-Ma avevo chiesto l'arrosto.
-Questo è un arrosto.
Non voglio litigare.
Arrivano altri, muoio dalla voglia invece di scoprire cosa mangeranno gli altri.
L'arrosto è scomparso dalla lista. Sono comparse invece pennette al pomodoro e all'arrabbiata (ovvero sempre al pomodoro).
Il cameriere per ripagare il mio scetticismo, passando, e mi mette sotto il naso la pizzaiola che è la mia stessa costata con sopra il pomodoro.. (al tonno?).
Al momento del conto gli ho spiegato che mi aspettavo una fetta tratta da un pezzo di carne, magari legato con lo spago. Allora lui ci ha pensato un attimo su': -Ah! anche quello in certi posti lo chiamano arrosto!
Adesso anche io voglio aprire un ristorante utilizzando ogni giorno solo 2 pentole...

La zona industriale è collocata in un'ampia piana, originariamente deserta, o meglio, destinata a colture, con rari casolari colonici. Non c'è ragione per costruirvi molti ristoranti. Al termine delle interviste fatte in stabilimento nel corso di una settimana, ne censisco 3, e giorno per giorno, mi pongo l'obiettivo di metterli alla prova tutti.
Nel bar dei camionisti tutto è diverso. Gli avventori sono affamati, da soli o a coppie, non si guardano e non si parlano, mangiano di sano appetito. Le coppie frequentemente durano il tempo di un pranzo, costituite per interesse, solo per approfittare di un posto libero. Le circostanze mi fanno ricordare la cena nella pizzeria di La Spezia di fronte al porto industriale. Una cameriera scherza fragorosamente con i clienti, elargendo forti manate sulle loro spalle, e tutti ridono. Le porzioni sono robuste, come i sapori. Le mie lasagne debordano dal piatto, e il ripieno potrebbe servire per condirne un altro. Sul piazzale si è fermata una macchina con aperto il baule, mettendo in esposizione dei jeans imballati ad un prezzaccio sospetto.
L'ultimo dei ristoranti è quello più classico, con un'ampia sala per accogliere pranzi di cerimonie, con un vero cameriere che raccoglie le comande, elencando le portate e mettendosi a disposizione del cliente. L'ambiente è meno "fast" rispetto il bar dei camionisti. Gli avventori meno ruspanti. Sembrano tutti uomini in affari ad una colazione di lavoro. Bene in vista un calendario dei NOCS mantiene l'ordine e la disciplina con tipi cazzuti in calzamaglia nera ed armi d'assalto, che calano con corde, con paracadute, con imbracature sul set fotografico "securizzandolo" con rapidità ed efficienza.

Melfi

Visitiamo Melfi. "La città è famosa per il castello medievale, sede del Museo Archeologico Nazionale, in cui Federico II promulgò le "Costituzioni Melfitane", un corpo di leggi che abolivano molti dei privilegi feudali ed ecclesiastici a vantaggio di una forma di governo assolutistica. Si visita la Basilica Cattedrale eretta nell'anno 1037 con la torre campanaria costruita da Re Ruggero nel 1153 e la chiesa rupestre di Santa Margherita interamente affrescata."
Tutto questo è vero. Aggiungerei che salendo a piedi verso il castello le case sono tutte basse, di due piani, sempre più popolari a ridosso della meta. Le case offrono la vista del proprio interno e dei propri occupanti, come se la strada fosse una estensione del salotto. O forse del bagno, visto che spesso sulla porta d'ingresso sono collocate varie tipologie di stendi panni.

Navigare

I raggi dei satelliti, perforano la nebbia e istruiscono il navigatore. Il percorso più breve è tracciato incurante della scelta del fondo stradale asfaltato, malmesso, sterrato... attraverso un cancello chiuso... I fari dell'auto sono meno efficienti dei raggi dei satelliti.

Il Cliente

La missione era quella di soddisfare il cliente.
Certo non avevo a che fare direttamente col "cliente", ma coi suoi dipendenti, e paragonandoli ai gradi di parentela, direi "piuttosto lontani", tanto che i punti di vista, gli obbiettivi, le aspettative erano completamente differenti da quelli del "grande padre".
In queste condizioni, il fatto di assegnare sul programma di gestione dei progetti il numero alla WBS all'inizio o al termine della sua creazione diviene fondamentale. Su questo primo ostacolo si imbatté la mia missione. La discussione durò una mezz'ora, a quel punto la resistenza divenne fiacca, non so bene grazie a quale della decina di argomenti a favore che dovetti inventare.
Il secondo ostacolo fu imprevisto: il panico da Gruppo di WBS.
-Caro cliente, lei lo sa bene, anche lei deve gestire i suoi clienti, promettere, mantenere, ma spesso si originano degli equivoci sui dettagli della soluzione o del servizio erogato, allora la frustrazione derivante la induce ad interpretare in negativo un aspetto assolutamente marginale del vostro rapporto e dargli più importanza di quella che meriterebbe, anzi, semplicemente eseguendo una analisi di valore ci si renderebbe conto che tali lacune sono ampiamente compensate dagli aspetti core dell'accordo tra di voi...
-Insomma volevo dirle che per semplificarle la vita le insegno a raggruppare le WBS...
Alla spiegazione di come creare i gruppi WBS, la situazione precipitò. Salvatore, che fino a quel momento era stato relativamente tranquillo, esplose: -Non ci sto capendo più niente! Prima i report, le colonne, salvare questo, salvare quello, le Z, e quelle storie sui costi che dobbiamo inserire noi...
Situazione pericolosa, affrontare la discussione con chi ha ben chiaro in mente cosa faceva prima e che non vorrebbe fare null'altro che quello.
Da bravo consulente arroccai evitando lo scontro. Gli garantii di insegnargli solo quello che rimpiazzava i suoi usi e costumi correnti dispensandolo dall'apprendere qualsiasi altra cosa. Gli chiesi di portare il lavoro dell'ufficio che lo avremmo svolto insieme a titolo di training. Chiesi ai suoi colleghi di svolgere anche loro il loro lavoro per integrarsi nel nuovo "scenario operativo": psicodramma lavorativo.

Venosa

Venosa, città del poeta latino Quinto Orazio Flacco, è un'antica colonia romana costruita sulla Via Appia. Fu sede della più importante comunità Ebraica della storia di Basilicata e conserva ancora intatte le antiche catacombe. Si visita il Castello Aragonese, sede del Museo Archeologico Nazionale, la Cattedrale di S. Andrea apostolo, il Palazzo del Balì dei Cavalieri di Malta, il palazzo del Capitano delle guardie nazionali, l'abbazia della SS. Trinità, l'incompiuta e il parco archeologico di Notarchirico.

Belli i vicoli principali del centro, in pietra chiara.

Fonti

Ma la principale attrazione della serata rimane la ricerca delle fonti di Gaudianello. Quest'acqua ha monopolizzato la gita nel Vulture. E' di quelle tipo: "né lisce né gassate". A me fan schifo. Ma qui non si beve altro. Vi sfido a trovarle: nel comune di Rionero ve ne sono quattro o cinque di sorgenti...

Linee

Le macchine si montano lungo lunghe linee. Tutto è verniciato in preparazione della rivista. Ai topi piace l'essenza di fragole con cui vengono impregnate le plastiche dagli odori originali più tossici. Dalle fosse usciranno fasci di luce blu intensi e taglienti tra i vapori d'olio come nel video Thriller. E dalle fosse usciranno zombi, morti ancora viventi, cassaintegrati ancora lavoranti...

FINE