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Giro della Normandia


Normandia 2005 (Francia)

/*Normandy 2005 (France)*/  
normandia francia «Bretagna e Normandia, in Francia oggi è difficile sbarcare a Mont Saint Michel e St.Malo più di ieri, su Omaha Beach.»
 

Last modified: Gen 5, 2006 (Created: Aug 19, 2005)
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Normandia (Francia)

Sono partito con poche pagine molto belle tratte dal sito Viamichelin.it sulla Normandia e in particolare, sui luoghi, dello sbarco in normandia, con la Lonely Planet che si rivelerà come al solito di utilità marginale, e una vecchia guida verde del TCI le cui doti di sintesi ho sempre apprezzato.
Fondamentale infine per il viaggio la coppia navigatore satellitare e cartina Michelin della Francia. Vi illustrerò la mia esperienza sull'uso di entrambi.
Fondamentale è individuare e focalizzarsi su una tematica principale per Gita: in Francia, Bretagna e Normandia, paesaggi atlantici e storia dello sbarco.
Decido pertanto per un percorso in senso orario a partire dalla foce della Loira fino alla Normandia. Ho analizzato tramite un sito internet i percorsi più veloci per raggiungere Brest senza il pagamento di pedaggi. Ne sono risultate due principali alternative: passando per il Moncenisio o per il Piccolo San Bernardo. Dopodiché i percorsi avrebbero dovuto passare in entrambi i casi a nord di Lione. Assunta questa pianificazione di massima nel seguito ho sempre utilizzato il navigatore satellitare.
percorso

1° giorno - Francia

Qui (50 euro gasolio a 1,151 EUR/l = 43,44 l).
Aosta.
Piccolo San Bernardo.
Chambery.
Hauptcombe. Per evitare una lunga coda all'ingresso di un tunnel sopra il lago di Chambery, cerco un percorso alternativo col navigatore. Durante la variante guardando i cartelli agli incroci, scopro di essere vicino all'abbazia dove dei Savoia.
Bourg-en-brasse.
Cluny. La cittadina è carina ma niente di particolare. Abbazia. Pasticceria con fontana di cioccolato e panettone.
Taize. Ancora una volta, nella stessa giornata, mi imbatto senza aspettarmelo nell'indicazione per il paese dove risiede la comunità fondata da Roger Shutz, peraltro ucciso da pochissimi giorni. La comunità è appena scostata dal paese nella campagna collinare, e sembra un normale campeggio di medie dimensioni con qualche grande tenda. La strada l'attraversa e vi sono molti ragazzi di tutte le nazionalità sia nel campo che lungo i tragitti che congiungono i vicini paesi.
Percorsi 500 km.

2° giorno

Moulin (43,5 euro di gasolio a 1,038 EUR/l= 41,9 l).
Bourges. Cattedrale.
Tours. Enorme cattedrale con giardini che vale la pena vedere. Nel vicino museo sono esposti i modelli costruttivi per le guglie gotiche e le case in legno.
Vannes. Finalmente in prossimità dell'atlantico. Il mare non si vede ancora, ma il porto fluviale c'è. Creperie du poids public, scelta nella zona di passeggio, molto meglio di quella suggerito dalla LP. Il questo locale le crepes di ble noir sono il punto di partenza, in quell'altro era il prodotto speciale con sovrapprezzo. Considerazioni analoghe valgono per il sidro.
Degna di nota è l'Anduiette de Guemene, arrotolata a spirale, affumicata e bollita. Ma chi sa dirmi cos'è il sale di Guemene? Fosse della Normandia il cerchio si chiuderebbe..
Percorsi 740km.

3° giorno

Loqmariaquer. Dolmen du Mane Lud. Dolmen di 20m spezzato in quattro tronconi. Table des Marchand.
Carnac. Vasto sito megalitico, mille menir allineati lungo le località di Kerlescan, Kermario, Le Ménec. Visito un grande mercato ma non compro nulla.
Auray. Santuario di St.Anne.
Pont-Aven. Scuola omonima fondata da Gauguin. Il paese è molto pittoresco, attraversato da un canale pieno di vegetazione, e con le scritte commerciali un po' retrò verniciate direttamente sull'intonaco: sembrano gli scorci raffigurati nelle immagini del periodo della guerra. Mi accontento di fare la foto ad un barattolone enorme di Soup de Poissons. Se non si trattasse di pesce me ne comprerei uno per la mia collezione di lattine.
Rimango affascinato dalle gigantografia dei fari dell'Atlantio, ghermiti da onde immense, nascosti dalla spuma, sferzati dal vento. I fari, apparentemente semplici, sono interessantissime apparecchiature di fine ingegneria.
Phares de France
Fonds Ancien
Marina Militare
Cerco di fare la classifica dei più belli ma la loro unicità rende difficile il tentativo. L'unico rammarico della gita è che i fari sono generalmente collocati in zone impervie.
fari atlantico
Mangio su una panca accanto ad un inconsapevole camper di italiani. Ormai mi sono convinto che gli alsaziani sono buonissimi e più fantasiosi della nostra mortadella, mentre il salame è tremendo. Il sidro è decente, ma quello alla spina della sera prima era un'altra cosa... Sono riuscito a tenerlo fresco lasciandolo all'aperto durante la notte. Alla partenza l'ho occultato sotto il sacco a pelo e i vestiti nel baule.
Cancarneau. Avvicinandomi al paese incontro i cartelli che pubblicizzano una manifestazione proprio per quel giorno. Supero molte macchine parcheggiate, e appena inizio a sospettare la chiusura dell'accesso al paese come ormai si fa ormai anche in Italia ecco che raggiungo le transenne con gli organizzatori in divisa. Parcheggio fortunosamente lì accanto e mi incammino nella direzione presa dai gruppi di persone alla spicciola lungo la strada.. Il nome della manifestazione era il Filet Blues, chissà che bontà! Penso. Cammino per un quarto d'ora in mezzo ai capannoni della una zona portuale verso il rumore di festa che poco a poco si fa più intenso, ma girato l'angolo di un capannone del porto ecco, che ad un nuovo accesso transennato, dei ragazzotti in costume mi borseggiano ben sette euro.
Era la festa dei 100 anni della festa del paese di pescatori più grande di Francia, certo pescatori di pesce a livello industriale, ma fa poca differenza.
Sono arrivato ad una specie di piazza, lunga cinquecento m, e larga cento, affacciata sul porto e sulla fortezza in sua difesa. La piazza è piena di persone, distribuite tra i due palchi posti alle due estremità più lontane dove si suona e si balla in continuazione. Lungo i lati lunghi invece vi sono i banchi dove viene venduto sidro, birra e vino, grigliate, zuppa di pesce, crepes, torte. Al centro della baraonda vi è infine il tendone con i tavoloni e le panche per sedersi.
Scopro che il Filet Blues è il nome del costume locale indossato da molte indigene.
Il biglietto comprendeva solo la visita alla cittadella fortificata, il resto me lo sono dovuto pagare, e caro. Per esempio ho pagato il sidro due euro ogni 25cl, la zuppa di pesce, che da noi verrebbe chiamato... boh? c'è solo il brodo, il pesce è completamente disciolto... Oltretutto, la bancarella fa bella mostra lo stesso enorme barattolo fotografato a Pont-Aven, nella versione per venticinque persone.
La musica è ossessiva, e in fin dei conti poco interessante da sobrii, ma via via sempre più bella con l'andare dei bicchieri di sidro. Ci sono le cornamusa, i pifferi, i tamburi, ogni tanto qualcuno urlacchia qualcosa. Il suono delle cornamusa attraversano tutta la piazza, così, stando seduti sotto il tendone si è investiti dal suono di entrambi i palchi.
Ne bevo quattro di bicchieri di sidro. A Monaco avevo contribuito all'economia della città con tre litri di birra allo stesso prezzo.
Andandomene assisto al torneo di ambientazione portuale del lancio in alto dei fagotti, pieni di paglia, simili a bagagli. Ma chi lascerebbe trattare il proprio bagaglio in tale modo?
Brest. Il ponte.
Le Conquette. Kermorvan, il punto più occidentale di Bretagna, prima di entrare in Normandia. A piedi si raggiunge luingo una passerella, in auto si raggiunge risalendo verso la sorgente un tratto del fiume e scavalcandolo, per poi ridiscenderlo. Giunti ad un parcheggio si prosegue per poche centinaia di metri a piedi, fino ad un fortino con gli ingressi sigillati.
Molto bello è il percorso lungo le strade che costeggiano la costa prima verso nord e poi verso est. I paesaggi sono più insoliti con la bassa marea e al tramonto. Seguo il suggerimento della cartina Michelin, che evidenzia le strade più panoramiche bordandole in verde.
keroustat d68-Keroustat. Splendido porto naturale.
d127-Landuvez. Spiaggia azzurra con protezioni antisbarco. Misteriosa torre bianca a destra della strada, e poco più oltre un altrettanto misterioso terreno racchiuso da mura quadrate, con al centro una costruzione in mattone circolare. Ma non sono fatti così gli antichi castrum romani?
d27-Portsalle. Ponte con bunker a protezione.
d28-St.Pabu, Palongenau, Lannilis.
Morlaix. Tanti ristoranti, anche etnici, con alto ponte ferroviario dell'800 con due ordini di archi.
Percorsi 410km

4° giorno - Normandia (Francia)

51,50 euro di gasolio a 1,05 EUR/l = 49,05 l
Per fare gasolio alle 7 di mattina devo farmi aiutare da una signora. Per quanto veramente convenienti, i distributori di carburante dei grandi centri commerciali di Francia, durante la notte non accettano le carte di credito. Le propongo di scambiare euro sonanti con un equivalente consumo della sua tessera magnetica. Parliamo del più e del meno mentre controlla che non ne approfitti eccedendo la quantità concordata di carburante.
Per raggiungere la tappa successiva, seguo ancora una volta i suggerimenti Michelin. Lungo uno di questi tragitti, scopro la villa dei miei sogni, cilindrica, completamente foderata di vetri.
Saint-Jacut-de-la-mer. Al ritiro della marea molti giungono in macchina per avventurarsi sulla spiaggia alla ricerca di molluschi e crostacei aggirandosi tra banchi di alghe collassate al suolo. Sono perfettamente raggiungibili a piedi quelli che con più acqua sarebbero isolotti di una specie di laguna.
L'ingresso della baia è regolarmente protetto da bunker, e una targa ricorda un curioso episodio, anzi, curiosamente ricorda un episodio, nel quale un tizio, nel 1940 abbandona la Francia con dei colleghi. Se poi il tizio non fosse divenuto maresciallo, che ragione c'era per ricordare l'episodio con una targa?
St.Malo. Porto molto pittoresco e cittadella irraggiungibile per la folla.
Mont Saint Michel. Molto suggestivo il raggiungerla scorgendone la imponente sagoma avvicinarsi in lontananza. Pienissima di gente, un parcheggio più pieno di quello di uno stadio di calcio, un parcheggio lungo chilometri, sembra l'esodo di un film catastrofico americano.
Bayeux. Siamo ormai nei luoghi delle operazioni militari dei primi giorni dello sbarco. Cattedrale e paese pittoresco. Giungo alle 20 e parcheggio sotto la cattedrale, unico obbiettivo della sosta.
Dopo aver girato il paese a piedi, molto carini gli scorci di metà secolo mantenuti apposta per gli ex combattenti in visita, scelgo quello che si rivelerà un ottimo ristorante con menù pantagruelico da 29 euro.
Perplessità degli italiani nel ristorante francese:
-Io prendo il formaggio e la frutta
-Chissà se ti decidi a ordinare, che aspettiamo? L'alta marea?
-Viand... Cos'è sta viand? E cos'è lescalop?
-La scaloppina!
-Il camamber?
-È un formaggio! Lo conosci anche tu.
Sono sardi, mi astengo dal suggerire loro il capretto.
-Queste sono forchette antiche, vedi? da noi non le fanno più.
-Sarà che qui non se le ciulano...
-Speriamo che questa viande sia buona...
-Mangio insalata perché ingrasso. Ci sono quelli che ingrassano a ppera e quelli che ingrassano a mmela.
-Ed io? che ingrasso a banana?
-Di gelato ci sono frambois, chocolat, pomme... mmmh.
-Vuol dire che ci sono fragole, cioccolato, pomme... mmmh. -rivelando di non aver capito l'ultimo gusto...
Percorsi 430km

5° giorno - Normandia (Francia)

Giornata iniziata molto presto e tutta dedicata allo sbarco del 6 giugno 1944.
Arromanches. Porto mobile.
Longues-sur-mer. Batterie costiere.
Colleville. Settore Omaha e cimitero americano.
colleville
Vierville. Settore Omaha
Pointe du Hoc. Scogliera, impressionante, ma con poche didascalie.
Sainte-mere-eglise. Paesaggio caratterizzato dai Bocages, bello il percorso storico.
La combe. Cimitero tedesco, toccante, specie la presentazione delle attività dell'associazione XXXXXXXXXX, come l'identificazione delle salme disperse.
Caen. Memoriale. Troppo caro. Nella libreria annessa, sfogliando i libri ci si toglie sicuramente tutte curiosità che, solo forse, il museo avrebbe tolto. La città è freddina e piena di semafori non sincronizzati.
30,92 euro di gasolio a 1,028 EUR/l = 30,1 l
Trouville e Honfleur. Pago ha detto di andarci: villaggi stucchevoli e pieni di turisti.
Rouen. Giovanna d'arco. Cattedrale. Il centro è di difficile circolazione, ma è suggestivo. Sonora fregatura culinaria: ho distrattamente incrociato con lo sguardo il menù di un ristorante tipico Congolese. Carissimo, e fondamentalmente africano. Non ho neppure trovato il calvados alla Lidl
Percorsi 400km

6° giorno

Bourges.
Chambery (52,65 euro di gasolio a 1,07 EUR/l = 49,2 l)
Mont-Cenis.
Torino.
Percorsi 960km in 14 ore dalle 7 alle 23
In totale percorsi 3500km da Qui a Torino.

FINE

Capo Nord


Capo Nord 2003

/*Nordkapp 2003*/  
capo nord nordkapp «..solo che per avere la soddisfazione di fare una vacanza dormendo in macchina, nessuno potrebbe chiedermi i soldi di un albergo, che a Capo Nord non esistono.»
 

Last modified: Sep 06, 2003 (Created: Aug 9, 2003)
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Capo Nord: Knivskjelodden


Knivskjelodden h.24 - Astare Knivskjelodden h.24 - Paolo
Sapete quanto costa arrivare al parallelo 71°10'20"?
Circa 40 EUR.
Allora perché non salire più su? Al parallelo 71°11'08"?
Per 20 EUR in meno!
A Capo Nord allora niente Nordkapp, bensì Knivskjelodden! Nordkapp è qual posto dove ti chiedono i soldi per lasciarti fare qualche foto in un posto che non è il capo nord del continente. Attrezzatevi per una breve escursione quelche chilometro più a sinistra di Nordkapp.
Knivskjelodden

Capo Nord: Il percorso

il percorso scandinavo

Capo Nord: Magerøy

Knivskjelodden Per giungere a Capo Nord è necessario giungere sull'isola Magerøy. Il tunnel per l'isola di Magerøy affonda sotto mare subito, dopo una strettoia la cui funzioan non è stata ben chiarita. Sono due lastre di acciaio che creano una sorta di portale il cui accesso è regolato da un semaforo. Venendo dalla terraferma si incontra subito dopo l'ingresso la nebbia. Credevo fosse fumo, invece è proprio il frutto della condensazione dell'umidità dell'aria. Si tratta dell'aria dell'isola. Aggiungiamo qualche elemento indispensabile per comprendere perché proprio all'ingresso di terra ferma si debba ritrovare le condizioni climatiche care a noi della pianura padana.
Continuando a scendere molto ripidamente, a malincuore mi tocca frenare, la nebbia si dirada e giunti sul fondo si ode il rumore si un'auto in fase di sorpasso. Ma non vi è alcuna macchina oltre alla nostra. È Doppler e dei grossi ventilatori che producono quel rumore WWWwwwooamm... passandoci sotto. Poi inizia l'erta di pari inclinazione e lunghezza della discesa. All'uscita niente nebbia ma bisogna pagare comunque l'esoso pedaggio norvegese.
Quindi l'aria viene spinta solo nella parte più bassa del tunnel, ovviamente sempre in una sola direzione. Viene spinta da la sotto perché le pareti in roccia sono più fredde e con ciò lo è pure l'aria. In quelle condizioni è più facile da ventilare perché a maggior densità. L'energica azione dei ventilatori ne provocano la compressione localizzata e quindi il riscaldamento. In prossimità dell'uscita l'aria si può espandere e raffreddare oltremodo per la presenza delle rocce fredde. La concomitanza delle due circostanze ne determinano la condensazione.

Capo Nord: Eden

Notte molto gradevole. Ben 8 ore di sonno. Solo la mousse di moose mi ha provocato contrattempi facilmente risolti.
Questo è un paese fantastico. Come nell'Eden l'uomo si nutriva dei frutti degli alberi e di ciò che Dio gli metteva gratuitamente (?) a disposizione, così qui verso il capo nord la corrente elettrica è messa a disposizione dai rami di linee predisposte nei parcheggi e nei piazzali delle aziende o dei condomini. L'unico problema è che non tutti li dimenticano accesi o con la serratura aperta... per esempio quelli di stamani erano con la serratura, ma alcuni avevano una spina inserita per alimentare qualche carico nascosto al di là di una staccionata. È stato apparentemente facile sostituirgli la spina del mio portatile, solo che estraendola con troppa veemenza lo sportellino dotato di molla si è richiuso facendo scattare il blocco. Il secondo tentativo fu un intervento più preciso potendo sfruttare l'esperienza appena pregressa. Spero solo che all'altro capo della spina staccata non ci fosse il polmone d'acciaio del nonno di un norvegese.
Il vero Eden però provvederebbe anche ad Internet, RJ45, TCP/IP, DHCP.
Approfitto dell'abbondanza del momento per fare reboot alla macchina, che durante il viaggio tengo sempre in 'sospensione' per non scaricare inutilmente la batteria con lunghi e penosi avviamenti.
Ah! Dimenticavo, ho rubato anche un vassoio alla MacDonald destinato nel nuovo utilizzo a fornirmi il supporto per mangiare molto più fast e molto peggio che nell'azienda sponsorizzata in rilievo sulla sua superficie superiore. Ho rubato altro alla multinazionale i cui hamburger preferisco nettamente a quelli di BurgerKing, è lo zucchero, ma non per me ma per il mo amico. Nello stessa occasione ho chiesto educatamente ai commessi se potevo ricaricare la batteria del telefonino.

Capo Nord: Aurora boreale

dalsnibba Nella notte siamo saliti sulla strada che permette di superare i 450 m per raggiungere un punto di vista sbigottente sul fiordo di Geiranger. La strada è a pagamento. Ma la notte sull'altopiano ormai è fonda. Passiamo senza curanza del vincolo, credo si dica pure 'fare i portoghesi'. La strada è ripida, stretta e sterrata. E non si vede nulla oltre il ciglio esterno che è paurosamente a spiovente. Ovvero, la strada non è piatta ma è quasi la superficie di un cilindro, e spostandosi sul bordo esterno sembra di dover scivolare giù. Considerando che la strada è esplicitamente aperta alle corriere, mi chiedo che impressione possano averne i passeggeri quando due di quei bestioni si incrociano, costringendoli ad allargarsi al limite della carreggiata. In cima è poco più chiaro che alla sua base. Al di sotto di 1450 m, sul fiordo, ci sono dense nuvole dalla quale emerge l'illuminazione del porticciolo. La vista è ottima sulle montagne circostanti. Tento qualche foto.
La discesa non è più spedita. Il GPS di Navicella segnala la lenta discesa. Ricomincia la strada principale, appena più agevole di quella per Dalsnibba, con solo il 9% di pendenza.
Ed ecco al centro di un profondo tornante apparire una strana nuvola. Sembra un nastro bianchiccio appeso al cielo con dei filamenti finissimi, illuminato non dalla luna, nè dal tramonto... è aurora boreale!
Per la cronaca. La cima del Dalsnibba viene suggerita dalla LonelyPlanet. Guida estremamente incostante nella qualità dei suggerimenti logistici e turistici.
Ciatiamo per esempio la presenza della chiesa in legno più grande della norvegia ((???) alta 2 centimetri di più della media delle chiese in legno di tutta la scandinavia) e l'assenza delle batterie costiere da 40 millimetri a difesa del porto di Narvik con incredibile vista sulle Lofoten (!!!).

Capo Nord: Surströmming

surströmming L'odore del fondo di una barca, di uno di quegli ammassi d'alghe, reti di cozze e gusci, di sabbia e conchiglie. Il sapore è... ve lo dico alla fine così arriverete almeno al fondo del brano.
Mi coccolo per un poco il barattolo. Questo barattolo è l'idea che accarezzavo in ufficio mentre organizzavo la gita, mentre risalivo l'Europa per Svizzera e Germania, mentre varcavo la soglia di ogni ICA di Svezia fino a quello benedetto di Göteborg.
Giocherello con birra e Wasa per fare abboccare lo stomaco allo scherzo tremendo che gli sto preparando. Il mio socio come ha promesso ha pure mantenuto di non occuparsene, però collabora con la macchina fotografica in attesa di vedermi far affondare il primo boccone nell'antro famelico della mia bocca.
Apro la lama apposita dello scissore svizzero e mi posiziono nella posa del cacciatore africano che apre la bocca alla tigre appena uccisa. Appoggio la punta principale ad artiglio sulla superficie del coperchio ed adagio l'altra al bordo ricalcato del barattolo per realizzare il fulcro della leva prevista.
Con questa formidabile leva mi bastano pochi gradi per applicare il momento sufficiente a provocare gli slittamenti tra i piani reticolari del metallo della latta ed aprire un piccolo foro.

Surströmming
Surströmming
Nello stesso istante, nello stesso punto, la pressione interna non è più compensata dalla componente radiale della tensione interna al coperchio della latta stessa. La pressione interna non è altro che la risultante della forza ottenuta dalla trasformazione in impulso della quantità di moto (al termine del suo libero cammino medio) d'ogni singola molecola di salamoia nella quale sono fermentate le aringhe per un mese. Tale forza ora può produrre lavoro trascinando la salamoia all'esterno del barattolo. Come spermatozoi nel canale dell'utero alla ricerca dell'uovo, la salamoia va alla fruttifera ricerca della mia faccia e della giacca vento. Uno zampillo tesissimo mi investe come nella migliore tradizione dei film pornografici. Come affermai in seguito ai rotocalchi che si interessarono al caso: - Ricordo distintamente di essere stato colpito agli occhi e alla bocca prima di riuscire ad indietreggiare a sufficienza per uscire dalla traiettoria.
Mi accerto che il socio sia riuscito a riprendere il tutto con la macchina fotografica, cosa che ovviamente non si è verificata. Chiedo allora un fazzoletto per poter liberare gli occhi dal sale e tutto il resto -.
Completo l'apertura del barattolo. Nella piazzola danese di sosta c'è un forte vento che porta via l'odore. Potrei anche sbucciare e affettare finemente le cipolle senza minimamente commuovermi.
La salamoia è un liquido scuro. Emergono a malapena i dorsi delle aringhe che, però non si dibattono più essendo eviscerate e decapitate.
Saggiata la consistenza della carne con una forchetta, risultano mollicce e prive di tono. Il contrario di un'aringa morta fresca o anche cotta. La spessa impressione si ha sollevandone una: la poveretta che un tempo sguazzava felice ambendo ad una esistenza effimera e senza troppi pensieri, magari visitando un fiordo o la foce di un fiume, ora si inarca mollemente, sfibrata, sembra priva di lisca, che eppure si intravede da ciò che rimane della testa recisa.
La apro dalla schiena. Si sfiletta facilmente. Nella carne, come si intuiva, è scomparsa ogni traccia di fibre. Il ventre è piana di uova, da questo si dovrebbe intuire il mese in cui è stata pescata (e che ne so io?). Non rimane molto da mangiare dopo questa pulizia, la salamoia e la fermentazione hanno disciolto le parti più tenere della carne lasciandone un sottile strato attaccato alla lisca. Bevo altra birra e assaggio.
Il boccone è piccolo. La carne è stata letteralmente raschiata dal dorso dell'animale caro estinto, senz'altro caro estinto per qualche altro animale della stessa specie o del gradino superiore nella catena alimentare. Lo introduco in bocca sebbene ormai ho percepito con tutti i sensi che si tratta di un Superpesce. Il bolo neanche fa tempo a formarsi che tutto si oscura nella mia mente. Nelle tenebre qualcosa rapidamente si avvicina luminoso. È l'ingresso di una strada di luce, sinuosa come le curve preferite nelle donne, vertiginosa come la strada percorsa attraverso l'isola Magerøy. Poi tutto riappare.
Il sapore è saporito... che dire? Fiori d'Arabia ammuffiti, mandorle Trentine dopo la pioggia, retrogusto di kiwi depilati con la mousse al salmone lariano. Noi che in Piemonte puliamo etti di acciughe sotto sale possiamo a malapena riconoscere questo sapore che è molto più 'marino'. Come un'ostrica, ecco.
Ora il barattolo vuoto fa bella mostra sullo scaffale di casa, le aringhe fermentate sono tornate al mare dopo ulteriore ossidazione, la giacca è in una busta ben chiusa in fondo ad un armadio.

Capo Nord: Sörböle!

sörböle

Capo Nord: Ingegner Vinci

Omero nel baltico?
omero nel baltico
FINE

Vivere Auto


Vivere in Auto

/*Car, sleep, eat*/  
dormire auto «Nell'impossibile non esiste impossibilità. Ma se ci si priva di qualcosa non è comunque una scelta: dell'auto? del vivere? del mangiare?»
 

Last modified: 22 Oct, 2000 (Created: 31 Aug, 2000)
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Impossible trips life

/*È un mondo difficile*/ Questa parte è incentrata su aspetti confrontabili con quelli trattati nel resto del sito nelle sezioni culturali e autobiografiche. Ma è anche soluzione, visto che tratto esaustivamente l'impiego esteso dell'auto in gita, del mangiare e del dormire.      
FINE