Storie del ristorante


Le mie sere: storie del ristorante

/*My nights: tales of the restaurant*/  
storie ristorante «Uno zabaione di storie di un consulente sempre al ristorante, passero solitario e venete dalla campagna in una città rozza e selvaggia.»
 

Last modified: Gen 13, 2001 (Created: Mar 15, 1999)
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Storie del ristorante

In questa sezione per voi qualcuna delle 'storie del ristorante'. Ve ne sono altre nel sito, sotto disparate classificazioni. Pensate ai ristoranti di pianura e ancora ai ristoranti d'atmosfera e poi alle pizzerie di porto, o le preparazioni raffinate di genuina cultura Tamas. Ci sono anche semplici elenchi in forma analitica. Se vi interessa scrivetemi, e ve ne darò delucidazione.

Spada Reale

Di un locale col nome così guerresco di significativo non potevano essere che il nome delle cameriere... ma ho dei ricordi confusi. D'altra parte mi servirono un'ottima bottiglia di Nebbiolo... per me solo. Nebbiolo... Mi pare di ricordare qualcosa non della serata, ma di viaggi in Emilia... da Guareschi Jr. Il padre di questo, ovvero il grande Giovannino finì in galera per qualcosa riguardante un ministro... o un presidente... Sull'avvenimento esiste una vignetta con una bottiglia di Nebbiolo e una di Lambrusco. Chi ha una biografia del creatore di Peppone e Don Camillo sottomano potrebbe darmi una mano...
Ok, Le cameriere. Brunilde e Krimilde erano spesso assieme. Con le spalle possenti e la schiena massiccia di un pugile entrambe mostravano il differente personaggio che stavano recitando. 'Carlotta!'. La bruna chiamava con voce ferma e vagamente severa la bionda col delizioso decolté nel quale avrei vomitato tutta l'ebbrezza provocata dal buon vino, seguito dal sonno profondo e grato. Da parte sua quest'altra aveva dei fianchi piuttosto stretti ma con delle gambe molto seducenti. Mi si rivolgevano con grande dolcezza e io le guardavo estasiato. 'Amami. Amami. Ho detto Amami!'. Non sono mai riuscito a fare innamorare nessuna con questo tipo di suggestioni. Lo hanno continuato a concedersi a tutti i tavoli, riservandomi la mia quota proporzionale di attenzione. Ma nell'amore vige il Presidenzialismo.
Tavolo 1. La fissità dello sguardo di un cretino 'dici che mi piace? sei sicuro?'. Degli amici sono lì a leggere il menù. È un tipo di confidenza strano quello che vorrebbe far esprimere all'altro un parere anziché un consiglio. 'Ma sei sicuro?'. Sono angosciato da questa insistenza. L'altro infatti non se lo fila per nulla.
Tavolo 2. Ragazzo, ragazza e cane. Ad un certo punto la ragazza, un tipo... carino, vestito però in maniera sospetta, si allontanò. Il tipo rimase lì, non guardò in una direzione precisa, per tutto il tempo di quella assenza. Senza alcuna curiosità specifica. In questo seguiva perfettamente l'atteggiamento del cane, non annoiato, non curioso. Avete presente un cane quando è solo? Il tipo quindi era in attesa della stessa padrona.
Eccola. Finalmente! Il cane alzo subito il testone con gli occhi spalancati. Il tipo prese la carta. Sedendosi lei gli prese la mano. Lui continuò imperterrito ed estremamente concentrato nella decifrazione della carta.


Postaccio

Quando vado solo al ristorante... solo da solo intendo... puntualizzo perché per me è un grave rito andare al ristorante e non mi permetterei mai di dire che ci vado da solo. Da solo entro e chiedo 'c'è posto per uno?' Non dico 'per uno solo' per non indurli a pensare che voglia sminuirli andando solo al loro ristorante. Mi hanno sempre offerto posti nel corridoio, con la faccia contro il muro in un angolino, dietro una colonna o un grosso vaso di fiori. Fin'ora non mi è stato ancora offerto di mangiare in cucina, ma solo perché è già piena di servitù.


Posticino

La pura curiosità mi portò a chiedere... 'i formaggi'. Misti. Un tagliere di legno menava a me uno stuolo di assaggi piccoli, ma perché sminuirli? Si una cameriera mi manca una cameriera. Ma non è sufficiente una cameriera. Come non basta una donna. Speculativa, piena di domande. Questo è ciò che cerco. Cerco una filosofa... e sì che fin'ora l'intesa maggiore l'ho avuta proprio con umaniste...e una cameriera? Boh?
Una persona indagatrice. Guardo le 30-enni della ditta cliente... nulla. Ogni speculazione è considerata una stravaganza. Come se l'andare in discoteca renda ufficialmente giovani...
Sono ubriaco, e premio Terzano. E i suoi fratelli? Primino, Secondo... che fine hanno fatto? 75cc di vino a 13%... non male... Penso alla ex... l'ultima grande vomitata... poche e piccole le successive... addirittura neanche a causa dell'alcol... se si esclude qualla a Brindisi. Mai risparmiare sul vino! (Annotazione scontata ma obbligatoria).
Mi innamorai quella sera di due ragazze, due tette e due tavolette di baccananti in libera uscita. Avrei potuto garantirmi due settimane di estrema varietà sessuale....
Non ero più maturo, avevo più soldi da spendere... forse. Giocavo come avrei potuto fare anche all'università... un universitario povero improvvisamente ricco avrebbe potuto fare di peggio.

Zia polly

Cercavo di insinuare lo sguardo in quella ambigua scollatura. Ampia e profonda, ma il prurito della calda cuspide del seno stentava a raggiungermi. Un push-up abilmente installato poteva facilmente tradirmi. Un seno ne piccolo ne grande (normale quindi?). La stupidità di quella donna era tipica delle donne che in realtà mi affascinano. Concupire una vera donna, quindi una nemica. Era il mio sogno segreto. Quella sera anche l'asian mi tradiva... Il napoletano che le stava di fronte la metteva a suo agio. Anche lei curiosamente acquisiva un atteggiamento partenopeo. Quell'espressione sofferta, da mater dolorosa...
Torno alla stupida donnetta. Alta, sobria, con il feticcio da me tanto preferito quanto odiato da queste arpie, gli occhiali. Eccitanti appena appoggiati appena sulla punta del naso.
'Aboliamo il concetto di desiderio e di bisogno. Questo è nel patto etico' ...cerco di capire... eppure il tipo sentenzia una raffica di dichiarazioni farneticanti. Parla 'contro'. Senza fare nomi, senza legarsi ad una iniziativa. Sputa su qualsiasi la sua mente crei interpretando... o creando... una fantasia da lavoratore paranoico.
La tipa sottostà al suo abbraccio spavaldo... allo schienale della sua sedia. Si rilassa e si abbandona all'indietro. Lo spavaldo rimane timidamente bloccato sullo schienale. Bel seno invece. Altro che normale. Mi piacerebbe trovare un modo volgare di zittirli abbastanza fortemente da farmi desiderare... Sbadiglia invece senza il ritegno negatogli dal vino franco della trattoria.


L'Uva

'Non pranzo mai negli alberghi dove vado. Io amo l'avventura. Certo amo i 5 stelle e il lusso, ma è una concessione a quello che posso permettermi. Il campeggio è l'abiezione alla vacanza'. Non capisco il senso di tali considerazioni. Ma un'estate l'ha trascorsa in grecia con dei poveri pezzenti, forse suoi amici.
Unicamente la divorziata sua compagna gli tiene testa. 'I muti' termine che tuttavia affettuosamente dedico al tipo con l'unica vera fica del gruppo l'ascoltavano e lo fissavano con interesse. Un monologo incessante. Odioso. Lo invidio. Io preparerò la documentazione per un modulo bistrattato che ho curato interamente con annessi e connessi da solo. La ragazza parla al mite e lo imbocca tra una pausa in cui lui inspira e l'altro in cui non dice nulla.
Ha una deliziosa frangia alla Betty Page. Potremmo dire, io e i miei più perfidi amici che sia una troietta. Ma ha una attenzione per il tipo e una parlantina che però... Ha assaggiato con grazia il goccio del vino che il cameriere le ha porto, e quel sorriso dentato di porcellana ma gioviale... empie il mio cuore e i miei occhi. Il muto, avendo la certezza di averla comprata come non potrebbe... amarla? Deliziarsi di quei gesti che rasserenano, tolgono alla vita quegli obblighi di procacciamento degli appagamenti degli istinti di base. Ne sono innamorato... perché maligno allora...


Mina

Guardo una donna. È in compagnia di due uomini. Senza malizia osservo che è carina. Devono essere colleghi di lavoro non cerco di dimostrare nulla.
Lei ride. Mi chiedo se quando sono io in buona compagnia, io e la mia ipotetica 'fortunata', veniamo osservati con altrettanta curiosità e... invidia. I piemontesi parlano come se cercassero di articolare le parole nonostante la bocca piena d'acqua. Nei piemontesi più particolari si può ascoltare una specie di gorgoglio di 'o', 'i', pericolosissime 'a' in cui le bolle gassose prodotte schizzano un poco le guance come nelle tazze dei water utilizzati ma maschi senza riguardi. Devastanti sono le 'e' dove invece il liquido fuoriesce dagli angoli della bocca. Le labbra ovviamente sono la tavoletta di questo sanitario di nave in piena tempesta.

la mia lingua Il mio palato eccitato dal caprino stagionato vorrebbe svuotare il cestino del pane. Tutta la mia brama di pane, grissini, crostini non ha origini facili da individuare. Non consideriamo la soluzione banale che mi vorrebbe puramente goloso. Escludiamola. Anche non è sostenibile che non sia il godere il fine di questa voracità, specie per le parti ben cotte. Potrebbe essere l'astinenza sessuale, oppure di una fase orale non ancora superata. I lati della lingua e la punta mi chiamano e reclamano... asciugare questi umori, l'acquolina che vorrei riversare o asciugare.
Chi ha una scarpa sola non ha scarpe. Mi rimbomba nella testa. Non è come dire che chi ha denti non ha pane...
FINE

Socrate Atto II


Socrate: II Atto

/*Socrate: II act*/  
socrate atto «Parentesi culturale. Cito un paziente lavoro svolto rigorosamente tra la filologia sull'argomento e l'agiografia su ciascuno dei personaggi rappresentati: un atto di tributato a Socrate
 

Last modified: 5 Mar, 1999 (Created: 5 Mar, 1999)
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Socrate: secondo atto

Narratore:
Non fu cosi', ovviamente, che andarono le cose al povero Socrate.
In realta' egli fu condannato a morte, gli fu chiesto se voleva commutare la pena in un'altra pena altrettanto grave ma che poteva magari rendergli salva la vita, e lui disse che la pena doveva essere commutata in premio per i suoi servigi.
Fu cosi' che Socrate mori' in carcere dopo aver bevuto la cicuta, un potentissimo veleno, sotto l'ordine del tribunale, ordine eseguito dal messo cancelliere.
Socrate mori' lentamente come conseguenza del suo atto, sotto l'effetto del veleno attorniato dai discepoli che piansero il loro maestro mentre quest'ultimo li rassicurava esortandoli ad essere forti. Oggi noi presenteremo pero' un finale diverso da questo:
Socrate, come abbiamo visto, verra' sottoposto ad una seduta psicanalitica eseguita dal dottor Freud.
In realta' quasi 2000 anni di tempo intercorrono tra la nascita di Socrate e quella di Freud, ma chissa' cosa avrebbe pensato Freud di Socrate dopo aver assistito al suo processo?
In questo spettacolo gli autori della storia hanno inscenato un colloquio tra il dottor Freud e l'imputato Socrate.
Freud:
Vieni pure Socrate... mi hanno informato adesso che io devo esaminare la tua mente... accomodati pure su questo lettino e mettiti a tuo agio.. rilassati.... Socrate, tu sei molto rilassato... fissa attentamente questo pendolo e rispondi alle mie domande quando te lo diro' io! Socrate.. ora tu sei piccolo... sei un bambino. Raccontami della tua vita con i tuoi genitori. Cosa facevi durante la giornata?
Socrate:
Da giovanotto ho dato una mano in bottega a mio padre scultore, finche' un bel giorno Critone innamoratosi della grazia della mia anima, cosi' lui mi disse, mi prese con se' per iniziarmi all'amore della conoscenza. Da allora mi sono dedicato sempre a coltivare la mia anima come se si trattasse di un orticello con tante verdure e a fare si' che ognuno coltivi il proprio orto e diventi un perfetto ortolano.
Freud:
E dimmi, Socrate, come mai conosci tutti questi giovani? Per quale motivo vuoi aiutarli a scoprire la verita'?
Socrate:
Una volta chiesi ad un giovane: sai dove si vende il pesce?
e lui mi rispose: si', certo. Al mercato.
E poi gli chiesi ancora: e sai dove gli uomini diventano virtuosi?
E lui: no, non lo so questo..
Allora gli dissi di seguirmi, senno' per tutta la vita avrebbe si' saputo orientarsi all'interno della citta' di Atene conoscendo tutte le vie e i sentieri piu' nascosti, ma non avrebbe conosciuto nulla delle vie della verita'.
Io non ho fatto altro che fare 'il vigile urbano' per tutta la vita: a chi me lo chiedeva indicavo la via per arrivare alla verita'.
Freud:
Come mai Socrate ti sei sposato a 50 anni e non prima? Non desideravi vivere la vita a fianco di una donna che si occupasse di te, della casa e dei figli?
Socrate:
In verita' non mi interessava molto sposarmi. Io credo che le donne non sono capaci di partorire verita' ma solo figli. Anzi, a chi mi chiedeva se faceva bene a sposarsi, io gli ho sempre risposto: fai come ti pare, tanto in entrambi i casi ti pentirai amaramente
Freud:
Parlami di tua moglie, Santippe: come e' stata poi la vita coniugale?
Socrate:
Mia moglie Santippe? Percarita' non me la nominare!
Vivere con una donna del genere mi e' stato utile come domare un cavallo furioso: dopo si e' piu' preparati ad affrontare i propri simili nei discorsi di piazza e a sopportare anche i piu' antipatici. Cosa vuoi che ti dica, ormai mi ci ero abituato: e' come sentire il rumore incessante delle onde del mare. 'socraaaaaaaaateeeeeeee, socrateeeeeeeeeeee, buono a nullaaaaaaaaaaaaa'
E si lamentava sempre che non portavo a casa mai dei soldi... e mi diceva che ero uno scansafatiche e mi diceva che non mi preoccupavo mai dei figli... e POI MI CUCINAVA SEMPRE LE TRIPPE, non ne potevo piu'! trippe a pranzo.. trippe a cena.
Coro:
Tutti sanno che Santippe
matta andava per le trippe
trippe a pranzo trippe a cena
e per Socrate che pena!
FINE