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Foto Vercelli


Foto di Vercelli

/*Images from Qui*/  
Qui foto «Sono nebbiose e di campagne immobili le immagini di Vercelli, foto a fatica per la luce continuamente rifratta dall'acqua sospesa.»
 

Last modified: Sep 29, 1998 (Created on: Sep 29, 1998)
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Foto di Vercelli

garitta
lame sesia
ente risi magazzini generali elioterapica
FINE

Argini Risaie


Argini di Risaie

/*Re-saie*/  
risaie argini «Gli argini delle risaie sono il punctum sul quale l'occhio si sofferma. Svuotate, le risaie rimengono prive di contorno.»
 

Last modified: 7 May, 2000 (Created: Apr 19, 1998)
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risaia

Risaie dagli argini

Sembra incredibile come rimanga spiazzata la gente che vede per la prima volta le risaie e i suoi argini. Io non è che sia un profondo esperto della materia. Diciamo che ne ho la sensazione, derivata da anni di giochi e frequentazioni dei suoi argini. Quasi varrebbe la pena di condurre interviste sugli stranieri in modo da capire quali fossero le loro aspettative prima dell'arrivo in queste terre. Vi riferisco come esempio un paio di impressioni errate che ho potuto cogliere negli anni. Dal treno per esempio esiste lo sconcerto di trovare così tanta acqua, dove invece ci si aspetta la campagna della pianura padana. Oppure ci si aspetta un panorama simile a quello del sud-est asiatico nei film di Rambo. La distesa d'acqua è invece molto più estesa. Ci si trova innanzi degli appezzamenti grossi quanto un campo di calcio, quasi dei laghi se non si riesce a discernere la sottile striscia degli argini. Ovunque è acqua. Da quella piatta e ferma, o increspata dal vento, a quella rapida e impetuosa dei corsi d'acqua più piccoli, oppure la spuma vaporosa delle chiuse o degli stramazzi.
Riconosciamo i canali, come quello Cavour, oppure quelli più piccoli lungo la statale, e le rogge (che siano ormai solo quelle con gli argini naturali?) e poi i fossi. Di ciascuno ho dei ricordi. Il più antico è il fosso, che correva dietro la casa della nonna. Un uomo riusciva a scavalcalo agevolmente allungando il passo, io invece dovevo usare un'asse che a volte c'era e a volte no. Se non la trovavo infilavo il piede, trovando un inquietante viscidume che il più delle volte mi intrappolava la scarpa o lo stivaletto. Se riuscivo a liberarmi la calzatura lasciava la presa con un rumore di risucchio e rigurgito che mi divertiva moltissimo. L'acqua non scorreva mai veloce, col risultato che il fango era nero e maleodorante. Me ne rendevo conto chiaramente quando il nonno con la pala dragava il fondo. Estraeva così la 'pauta' e la rovesciava sull'argine. Asciugando poi tornava chiaro.
Lungo i corsi d'acqua più significativi, col moto del fluido più veloce, notiamo degli alberi dal taglio insolito. Sono tozzi e corti, in primavera assolutamente privi di ramificazione, piuttosto assomigliano alla testa rapata di un vecchio i cui pochi capelli radi rimangono ritti disordinatamente. Si tratta di Salici, potati in maniera differente che i salici piangenti. A questi alberi vengono costantemente tagliati i rami ad un'altezza molto modesta. La caratteristica del salice è quella di avere la crescita delle radici molto attiva e vigorosa. Questa caratteristica viene esaltata dal taglio sistematico dei rami. Il fitto intrico delle radici trattiene la terra dell'argine, e sbucando nell'acqua sotto il pelo libero rallentano e frammentano il flusso togliendone la forza erosiva.
Il paesaggio anni fa era dominato dall'alternarsi di ampi specchi d'acqua e dei filari di salici. Oggi viene preferito il canale in laterizio, eterno e più controllabile. Il salice ti trova più raramente, a volte morto e non più sostituito, tuttavia, anche in quelle condizioni l'intreccio sotterraneo è visibile dove la terra è stata erosa e rimossa.
Paesi e cascine, le scritte del fascio. La Venaria
La risaia
Risaie a primavera
Risaie a inverno

Risaie a Ferrara
I laghi dell'autostrada
Le tenute
Essiccatoi e aie
FINE

Gita Vercelli


Gita a Vercelli

/*Qui: on a trip*/  
«Vercelli: la mia città, meta d'obbligo per gli amanti di me. Venite in gita numerose. Venite... Uè, venite? Ché, mi lasciate solo? Oh! Venite! Veniteeeee!»
 

Last modified: Apr 19, 1998 (Created: Apr 19, 1998)
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Qui, Qui, l'è 'na sità tantu bela... ooh, am ven al magun... :-( Sigh, vi accompagno per un rapido tour, ma non fatemi tante domande. Cercherò di vederela con l'occhio di uno straniero... che poi potrebbe essere un giapanese o un novarese o un burbanello che non sia mai venuto a visitarla. Astare da Qui vi presenta la sua città di corsa in una gita di una tappa ma potete anche visitarla con calma prenotando per essere guidate che di non solo turismo si vive in viaggio.
Panoramica delle Alpi.
Skyline notturna della città.
Ok, partiamo dalla stazione.
Alla vostra sinistra una femmina di Ginkgo Biloba, la cui caratteristica è che la sua infiorescenza puzza di merda. Ve lo dico perché i viaggiatori ferroviari lamentano delle abitudini igieniste dei Vercellesi, non sapendo che l'odore che hanno addosso i miei concittadini non se lo portano da casa, ma se lo procurano passando sotto l'albero.
Andiamo avanti e incontriamo il Sant'Andrea, abbazia. Facciamo un giro nel ...
Sant'Andrea fianco 1
Sant'Andrea fianco 2
Sant'Andrea fianco 3
Sant'Andrea facciata
Poi c'è il salone Dugentesco, che non ho ben capito se è della famiglia Dugentesco oppure è come riportato sulla targhetta gialla del XIII secolo. Un manifesto al suo ingresso ci ricorda che Qui è famosa per il Concorso Viotti, per cui esiste una Società organizzatrice che porta in città anche nomi famosi per concerti.
L'ospedale maggiore è visibile in tutta la sua grandezza dal cortile, ora trasformato in parcheggio.
Ospedale Maggiore cortile interno
Mi fa impazzire il logo degli Allevatori della provincia posta sopra la galleria che reca alla discoteca dei pomeriggi domenicali degli adolescenti della mia età.
Raggiungiamo ora la piazza con il palazzo degli oblò. È noto? Famoso? Boh.
La piazza del mercato agricolo e della borsa del riso è caratterizzato dall'impronta fascista.
Entriamo sul corso Libertà, corso delle vasche cittadine.
Passiamo alla piazza liberty attraversata dal giro dei viali, che hanno preso il posto delle mura. Grazie a questo relativamente modesto tributo, Qui non ha mai subito delle grandi distruzioni.
La piazza dove ho fatto le elementari e l'istituto tecnico industriale, e il politecnico. Anche se di questo non ho una grande sensazione, essendo tardiva la recente presenza dell'università a Qui.
P.za Cesare Battisti
Passiamo alla piazza d'armi e allo stadio comunale. Questo ricorda invece la tradizione calcistica della città con i suoi sette scudetti. Inizialmente le partite si svolgevano nella piazza, poi è stato costruito lo stadio. La grande caserma, di cui è riconoscibile lo stile di analoghi palazzi ottocenteschi piemontesi era sede del distretto militare.
San Cristoforo è del 1500 ma sopratutto è sede della più temibile comunità di giovinastri bigotti della città.
La tradizione sportiva cittadina prosegue nella palestra mazzini.
Nella stessa piazza l'ospizio, offre lo spunto per cercare il campo di bocce e il Vespasiano.
Passiamo davanti al palazzo del Comune, ottocentesco neoclassico. Siete stati ad Aosta?
Ex-UPIM.
Rialto. Negozio alternativo e il commercio a Qui.
Piazza del palazzo vecchio.
Pagni.
Piazza cavour.
Piazza Cavour
Taverna Ternuzzer.
Torre dell'angelo.
Torre dell'Angelo
Teatro civico.
Duomo.
Duomo fronte 1
Duomo fronte 2
Duomo fronte 3
Duomo seminario
Duomo panorama
Nelle città esistono dei luoghi valorizzati solo dal nome. Il cavalcavia vecchio.
Risaie risaie argini
Altre cartoline da Qui Qui foto
FINE