Belgodere in Corsica

Ieri volevo belgodere in Corsica

/*I wanted well pleasure in Corsica*/  
belgodere corsica «Al momento ho una macchina, una Corsa, ma quella non era la mia macchina e poi si è trattato di un Corso in lingua franca.»
 

Last modified: Jun 15, 2004 (Created: Apr 15, 2001)
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Belgodere (Corsica)

Che tipo Iosef! sembrava solo un ristoratore e invece...
Come ospite accetto con entusiasmo tutto ciò che entusiasma il mio ospite. Si tratta di andare a cenare, e mi avvertono che non si mangerà pesce e che si berrà parecchio.
mappa Lungo la strada da Calvi a Bastia, sulla destra, si può arrivare al ristorante seguendo le indicazioni per Belgodere.
Nel viaggio ci vengono presentati i tratti essenziali della gente Corsa: bellicosi, vita nascosta, bombe e sparatorie. Lungo il percorso le scritte irredentiste, e davanti a noi la camionetta dei gendarmi.
La strada è forse sbagliata e ci fa giungere a Belvedere. È un segno? 'Se vuoi belgodere e giungi invece a belvedere, finirà sicuramente a grandi seghe...'
Improvvisamente lungo il tragitto ci fermiamo ad un casolare lungo una ampia curva. Si parcheggia in una piazzola sul suo fianco, sotto dei pini. Ci accoglie cordiale tanto da baciarci uno ad uno un signore anziano, vestito alla corsa (mi dicono): di nero, con cappello a tese circolari, e cinto alla vita con una bassa fascia rossa. Le macine ci sono ancora e si vedono in un primo locale sulla destra. Sulla sinistra del piccolo ingresso c'è la sala da pranzo già piena di altri avventori. Ci stavano aspettando per iniziare tutti quanti insieme. Alla tavola alla quale ci accomodiamo c'è un grosso prosciutto, ancora lontano dall'osso: mi fa ben sperare... C'è una innocua schermaglia nella distribuzione dei posti: io cerco di collocarmi vicino alle tipe, ma l'ospite mi obbliga a stare più in centro sala... ma perché un Corso dovrebbe inibire la mia vocazione eteronoma?
Vino rosso e acqua di fosso! E cominciamo con un bicchierino di vino bianco dolce. Il vecchio comincia a tagliare da una delle estremità del tavolo delle fette di prosciutto corso spesse 7-8 mm. Al termine della prima sezionatura afferra la fetta che ne risulta e la lancia nel piatto già disposto in tavola alla sua altra estremità. Uno dei nostri compagni non si aspettava un servizio tanto tempestivo ed ha un sussulto quando avverte la sberla del prosciutto nel piatto di fronte a sé. La sorpresa è solo per noi che eravamo per la prima volta in quel ristorante. L'amico che mi ha condotto lì, guarda la mia espressione e sogghigna.
Il vecchio è gentile e rumoroso. È la volta di una terrina di paté di selvaggina. Il vino, altrettanto cordiale, è posto in due brocche e scende nell'esofago senza acidità di sorta. Solo che la mia brocca è già finita!!!
Nel trambusto del locale faccio cenno al mio ospite che sto per chiedere dell'altro vino e lui mi fa cenno di chiedere direttamente al corso. Cerco il suo sguardo e alzo la brocca in sua direzione. Sembra che la mia richiesta sia stata notata da tutta la sala, si voltano tutti nella mia direzione. Il corso è impegnato tranquillo nella distribuzione del secondo piatto, ma appena mi vede si anima soddisfatto e mi indica una madia con appoggiato sopra una scatola di cartone, tipo: confezione di tavernello (anche se devo dire in tutta sincerità che si tratta di un vino eccellente). Mi avvicino con la brocca alla scatola ma il corso che nel frattempo si è liberato dal servizio ai tavoli mi blocca. Non capisco un cazzo di ciò che dice, parla molto invero, ma capisco solo che devo lasciare al mio tavolo la brocca e che devo prendere un bicchiere. Al mio tavolo il mio ospite si sbellica dalle risa.
Mi tocca riempire colmo il mio bicchiere alla spina con molla della scatola. Il corso chiama uno degli altri avventori e gli fa fare altrettanto.
Quando poi prende questi per un braccio e guida il mio sotto il suo, comprendo che si stava per compiere la tremenda cerimonia della bevuta a tre. Lui tracanna, fino a tenere il bicchiere capovolto senza che ne scenda una goccia... io pure e il terzo malcapitato: con noi. Il corso parla ancora in maniera incomprensibile per me e gli altri ridono. Il terzo come dopo una interrogazione torna al posto. Io vado a riprendere la brocca, ma evidentemente in accordo con le aspettative di tutti vengo invitato dal corso a riprendere il bicchiere. Viene chiamato all'interrogazione un altro terzo. Mi rendo conto che la compagnia che si era costituita nel locale era veramente multinazionale. Il corso sottolinea la cosa brindando in una decina di lingue, ma la presa che questo uomo dimostra sul pubblico è veramente affascinante. E io mi tracanno all'ultima goccia il secondo bicchiere pieno. Lui sembra più esperto e finta: con una imprevedibile mossa restituisce, sputando, il contenuto della sua sorsata nel bicchiere da cui l'aveva appena aspirata. Ma sorprende tutti ancora una volta: con un misurato tempo comico la reingurgita concludendo con qualche battuta. Finisce anche per me l'interrogazione.
Bevo ancora un po' di vino poi passo a due bicchierate di acqua alla ricerca di un po' di refrigerio. Questo vino di montagna, il prosciutto pepato, la compagnia calorosa rischia di stroncarmi anzitempo... l'acqua di fosso non è apprezzata da tutti. Dicono attorno a me che sa di cloro. Cerco nel bicchiere di acqua corsa un po' di piscina ma francamente non la trovo.
Primo-secondo, a costituire un unico primo contemporaneamente unico secondo, si tratta di spaghetti all'aglio e olio con spezzatino di selvaggina speziato di ginepro e garofano. Li mischio senza problemi, esattamente come i crucchi e i francesi in sala.
Mi rendo conto che il corso si sta rivelando un cabarettista di talento.
Non riesco a seguirne i monologhi, ma parla di pompieri con un casco da vigile del fuoco, di avvocati, estrae una pistola, maledice un impianto stereo con la cui musica canta anche una canzone di Modugno, conta dodici volte, con la infingardaggine del mio capo davanti al cliente, maneggia quattro medaglie travasandole alternativamente tra le mani.
Fa anche un gioco coi bambini, di cui una piccola francesina nascosta dietro le braccia della sorella appena più vecchia di lei. Il corso lascia loro verificare che in un bicchiere sia contenuto vino e in un altro acqua. Copre i due bicchieri con un tovagliolo. Estrae da li sotto uno dei bicchieri e chiede ai bimbi di che cosa si tratti, poi estrae l'altro e ripropone lo stesso quesito. Poi propone un geniale esperimento secondo il quale, trincando dal bicchiere del vino, il vino viene deglutito, mentre trincando da quello dell'acqua il corso è costretto a risputare il contenuto nel bicchiere stesso: 'il va no' (perdonate l'ignorante trascrizione fonetica della lingua francese a cui devo forzatamente ricorrere).
Altra vetta della serata è il cambio piatti per il formaggio. I piatti volano dalle mani di Iosef a quelle degli avventori. Potrebbero far male considerato il tasso alcolico della serata. Ma Iosef sa fino a dove può giungere la destrezza di ciascuno dei suoi avventori. E per rendere veramente interessante il gioco ordina di aprire la finestra: 'uver la fenetr'! Ed ecco che un altro piatto volante finire dritto di fuori.
Il formaggio e il dolce, e il liquore all'anice versato direttamente in gola da una polla dotata di un lungo becco dal quale fuoriesce uno zampillo spesso impreciso che non può ricolorare la mia camicia già azzurra. Per l'operazione Iosef prende il capo di tutti quanti i suoi nuovi amici, lo sorregge reclinato e compie personalmente l'operazione. In questa posizione bacia più volte la più vecchia delle avventrici (perché non considera la più avvenente?), parla e non capisco le battute che fa in continuazione nella sua lingua. Ma le intemperanze non finisco qui. Cominciano i balli, e introducendoli di persona con una dama qualsiasi si diletta nei palpamenti leciti del tango, e in quelli illeciti degli 'assaggi' alle chiappe di lei.
Lascio quel diavolo, e la baraonda della bolgia di cui è il capo per soddisfare una curiosità. Mi affaccio alla finestra dalla quale era uscito il piatto immaginandomi di trovare un fiume o un bosco. Invece da dove mi sporgo nel buio passa in quell'istante un'auto calpestando i cocci del piatto infranto.
Il ballo attraversa tutti i generi, e Iosef non si ritrae da nessuno. Mano a mano la compagnia si dissolve e ciascuno, uomo o donna riceve in omaggio, immaginate un poco, un bacio.
joseph
FINE